Nel corso della serata di giovedì 16 ottobre, una potente esplosione ha distrutto l’auto del giornalista investigativo Sigfrido Ranucci, conduttore del programma “Report”, davanti alla sua abitazione a Campo Ascolano, frazione di Pomezia, alle porte di Roma. L’ordigno, rudimentale ma altamente distruttivo, conteneva circa un chilo di polvere da sparo e ha danneggiato anche l’auto della figlia di Ranucci e il cancello d’ingresso della casa.
Secondo le prime ricostruzioni, l’ordigno è stato piazzato con una miccia accesa manualmente, indicando una preparazione accurata. La tempistica è particolarmente inquietante: Ranucci era rientrato a casa solo venti minuti prima dell’esplosione, suggerendo una sorveglianza attenta dei suoi spostamenti. Secondo quanto emerso, gli attentatori avrebbero pedinato Ranucci e atteso il momento in cui la sua scorta si era allontanata, per poi piazzare l’ordigno sotto la sua auto. L’esplosione è avvenuta circa venti minuti dopo il suo rientro a casa.
Le indagini sono affidate alla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, coordinata dai pm Carlo Villani e Ilaria Calò, sotto la supervisione del procuratore capo Francesco Lo Voi. Le piste investigative includono minacce ricevute nei mesi precedenti, possibili legami con la criminalità organizzata e ambienti radicali del tifo ultras.
Ranucci ha dichiarato che questo attentato rappresenta un’escalation rispetto alle minacce precedenti, come l’anno scorso quando furono lasciati proiettili fuori casa sua.
La notizia ha suscitato una forte reazione di solidarietà. Centinaia di cittadini si sono radunati davanti alla sua abitazione per esprimere sostegno.
L’attentato a Sigfrido Ranucci non è solo un attacco a un singolo giornalista, ma un colpo alla libertà di informazione e alla democrazia. Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di crescente preoccupazione per la libertà di stampa in Italia. Secondo Reporters Without Borders, l’Italia è scivolata al 49° posto nell’Indice mondiale della libertà di stampa, la peggiore posizione tra i grandi Paesi dell’Unione Europea.









