Il 3 ottobre 2024 il maxi blitz che colpì i De Micco-De Martino portò a 60 arresti. Nel febbraio 2026 sono arrivate 52 condanne per oltre 430 anni complessivi. Ma dal giorno dell’operazione a Ponticelli si sono susseguiti omicidi, agguati e tentati omicidi
Sono passati due anni dall’ultimo maxi blitz antimafia eseguito a Ponticelli.
Era il 3 ottobre 2024 quando circa 350 poliziotti entrarono nel quartiere per eseguire un’ordinanza cautelare nei confronti di 60 persone ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione finalizzata ai furti, concorso esterno in associazione mafiosa, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi e ordigni, estorsione, traffico e spaccio di droga, furto e ricettazione.
Quell’operazione fotografava il sistema riconducibile al cartello De Micco-De Martino, ricostruendo il controllo delle piazze di spaccio, il racket degli alloggi popolari, le estorsioni e la disponibilità di armi.
Due anni dopo, il dato giudiziario più importante è arrivato dal processo scaturito proprio da quell’inchiesta.
Dal blitz alle 52 condanne
Nel febbraio 2026 il processo di primo grado con rito abbreviato si è concluso con 52 condanne, per un totale di oltre 430 anni di carcere. Tra le pene figurano anche condanne a 20 anni per alcuni esponenti di vertice del gruppo.
Il dato va letto con una precisazione fondamentale: si tratta di sentenze di primo grado, quindi non definitive.
L’inchiesta aveva ricostruito un’organizzazione che, secondo l’accusa, avrebbe esercitato il controllo criminale su una parte consistente di Ponticelli attraverso droga, estorsioni, gestione illegale degli alloggi e disponibilità di armi. Tra gli elementi emersi c’era anche un vero e proprio tariffario per l‘occupazione delle case popolari: 5mila euro per gli estranei al gruppo e 2.500 euro per persone considerate vicine alla cosca.
Il blitz, dunque, ha prodotto un procedimento giudiziario di dimensioni rilevanti. Ma sul territorio la cronaca ha continuato a registrare episodi di sangue.
La sequenza degli agguati dopo il 3 ottobre 2024
Il primo episodio arriva praticamente a ridosso dell’operazione.
2 ottobre 2024: ferito Salvatore Bossis
La sera del 2 ottobre, poche ore prima del blitz, Salvatore Bossis, cugino del ras Alessio Bossis, venne ferito a colpi di pistola agli arti inferiori. L’uomo fu trasportato a Villa Betania.
19 ottobre 2024: ucciso Massimo Lucca
A meno di tre settimane dal maxi blitz, Ponticelli tornò a sparare.
Il 19 ottobre 2024, nel rione Conocal, Massimo Lucca, 43 anni, imparentato con il genero del boss Antonio D’Amico alias Tonino fraulella, fu raggiunto da colpi d’arma da fuoco all’angolo tra via Callas e via Carmen. Trasportato a Villa Betania, morì poco dopo.
Le prime indagini non esclusero diverse piste, compresa quella del regolamento di conti nell’ambito della faida in corso per il controllo del territorio.
9 gennaio 2025: l’omicidio di Enrico Capozzi
Il 9 gennaio 2025 un nuovo agguato mortale.
Enrico Capozzi, 36 anni, fu raggiunto da colpi di pistola in via Aldo Merola, nei pressi della sua abitazione. Trasportato all’Ospedale del Mare, morì poco dopo.
La vittima aveva denunciato e fatto condannare per estorsione il ras dei De Micco Antonio Nocerino detto Brodino ed era imparentato ai Sarno, gli ex boss di Ponticelli, poi diventati collaboratori di giustizia e nuovamente tratti in arresto per aver cercato di rifondare il clan anche mentre erano sotto la tutela dello Stato.
15 maggio 2025: Antonio De Cristofaro ucciso nel Conocal
La notte del 15 maggio 2025, nel rione Conocal, Antonio De Cristofaro detto bombolone, 25 anni, venne raggiunto da diversi colpi di pistola in via Il Flauto Magico.
Il giovane morì dopo il trasporto a Villa Betania. Gli investigatori stimano che si tratti di un agguato maturato in ambiente criminale.
L’omicidio arrivò pochi giorni dopo l’istituzione della zona rossa a Ponticelli, decisa dalla Prefettura in risposta alla situazione di sicurezza del quartiere.
18 maggio 2025: ferito Salvatore Fioretto
Tre giorni dopo l’omicidio di De Cristofaro, il quartiere fu nuovamente teatro di una sparatoria.
Il 18 maggio 2025, in viale delle Metamorfosi, Salvatore Fioretto, 24 anni, fu ferito a una gamba da un colpo d’arma da fuoco. Secondo le prime ricostruzioni, il giovane sarebbe stato avvicinato da due persone a bordo di una moto con il volto coperto.
L’episodio determinò un’ulteriore intensificazione dei controlli sul territorio.
30 luglio 2025: quattro proiettili contro un 44enne
La mattina del 30 luglio 2025, in via Molino Salluzzo, un uomo di 44 anni fu raggiunto da quattro colpi di pistola alle gambe.
Fu trasportato in codice rosso all’Ospedale del Mare, ma non era in pericolo di vita. Sull’episodio indagò il Commissariato di Ponticelli.
3 gennaio 2026: agguato nel Conocal
Il nuovo anno si aprì con un’altra sparatoria.
Nel tardo pomeriggio del 3 gennaio 2026, in via Il Flauto Magico, nel rione Conocal, Alfredo Clemente, 24 anni, fu raggiunto da un proiettile al gluteo.
Secondo una prima ricostruzione, gli spari sarebbero partiti da un’auto. Il giovane venne ricoverato a Villa Betania in codice rosso, ma non era in pericolo di vita.
7 aprile 2026: ucciso Fabio Ascione
Poi è arrivato uno degli episodi più drammatici.
All’alba del 7 aprile 2026, in via Carlo Miranda, Fabio Ascione, 20 anni, fu raggiunto da colpi d’arma da fuoco mentre rincasava, nel cosiddetto “Parco di Topolino”. Il giovane aveva trascorso la serata di Pasquetta a lavorare al Bingo di Cercola.
Ascione sarebbe stato colpito da un proiettile partito accidentalmente dalla pistola maneggiata da Francescopio Autiero, nipote di uno dei ras del clan De Micco, nelle fasi successive a un conflitto a fuoco con un gruppo di giovani rivali provenienti da Volla. Autiero stava mimando a un gruppo di amici la sparatoria di cui era stato protagonista quando dall’arma che brandiva è partito il colpo che ha ucciso Ascione, estraneo alle logiche criminali. Autiero fu arrestato insieme a un minorenne, una settimana dopo, poche ore prima dei funerali di Ascione. A giugno sono stati arrestati altri due giovani, tra i quali, il cugino di Ascione.
12 maggio 2026: ucciso Antonio Musella
Un altro agguato mortale si è consumato il 12 maggio 2026.
Antonio Musella, 51 anni, è stato raggiunto da almeno cinque colpi di pistola mentre si trovava a bordo del suo furgone in via Cupa Vicinale Pepe. L’uomo aveva lasciato la sua abitazione per recarsi al mercato ortofrutticolo di Volla, dove lavorava da diversi anni.
L’uomo è morto poco dopo all’Ospedale del Mare. L’uomo, imparentato con le “pazzignane”, probabilmente è stato vittima di una vendetta trasversale.
5 agosto 2026: un 12enne accoltellato al Conocal
Non è un agguato di camorra, ma è un episodio che racconta un’altra dimensione della violenza nel quartiere.
Il 5 agosto 2026, nel rione Conocal, un ragazzo di 12 anni è stato colpito all’addome con due coltellate da un tredicenne al termine di una lite nata in una chat di gruppo.
Il tredicenne è stato identificato dai Carabinieri ma, avendo 13 anni, non è imputabile. Il dodicenne è stato dimesso con una prognosi di dieci giorni.
Due anni dopo, la cronologia restituisce un dato
Dal 3 ottobre 2024 al 3 ottobre 2026, si sono susseguiti diversi episodi con armi da fuoco a Ponticelli.
Il bilancio comprende diversi morti e numerosi feriti, ma la camorra non fa sentire la sua presenza sul territorio solo con gli spari.
Il calendario della cronaca racconta un’altra parte della storia: gli arresti hanno prodotto processi e condanne, mentre sul territorio le armi non sono scomparse.
E a Ponticelli, a due anni dall’ultima grande operazione antimafia, questa è la distanza che resta da colmare: quella tra ciò che accade nelle aule giudiziarie e ciò che continua ad accadere nelle strade.
Strade presidiate e controllate dal clan De Micco che continua a controllare il territorio in maniera capillare e militare. Una leadership conquistata e preservata puntando tutto sulla strategia del terrore che ha fatto piombare il quartiere in un clima inquietante, segnato dal silenzio e dall’omertà. In aumento non solo i reati predatori e lo spaccio di stupefacenti, ma soprattutto le estorsioni a tappeto. I De Micco hanno inscenato una strategia che impone a commercianti, imprenditori, ma anche a soggetti a capo di business illeciti di versare una tangente al clan. Le richieste estorsive sono sempre più esose e violente e rischiano di cancellare l’economia legale. Molte imprese ed attività commerciali hanno preferito calare la serranda per sempre, pur di mettere fine alle vessazioni del clan.
Uno scenario dove la pressione criminale si traduce anche in un altro dato allarmante: la brusca riduzione dell’età media degli affiliati. Allo stato attuale, a due anni di distanza dall’ultimo blitz che ha colpito il clan, i De Micco possono contare su un vero e proprio esercito di fedelissimi, tra i quali spicca la presenza in perenne aumento di giovanissimi, poco più che ragazzini che scalpitano per marcare la scena camorristica da leader. E, soprattutto, il clan dispone di una notevole forza economica, in grado di garantire continuità al disegno criminale che continua a dettare legge tra le strade di un quartiere letteralmente soggiogato dalla camorra.









