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Ponticelli, un anno dopo il maxi blitz: i De Micco rafforzano il loro potere

Luciana Esposito di Luciana Esposito
1 Ottobre, 2025
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli, un anno dopo il maxi blitz: i De Micco rafforzano il loro potere
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Il 2 ottobre 2024 Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, fu teatro di un maxi blitz che portò all’arresto di 60 persone legate ai clan De Micco–De Martino, storicamente inquadrati nell’orbita della camorra napoletana. L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, smascherò un sistema criminale fatto di estorsioni, gestione illegale degli alloggi popolari, spaccio di droga, furti e controllo armato del territorio.

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A distanza di un anno, però, il quadro che emerge dalle cronache e dalle testimonianze sul territorio è tutt’altro che incoraggiante: i De Micco hanno riconquistato terreno e oggi controllano in maniera capillare e militarizzata ogni angolo del quartiere.

Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di una serie di reati che delineano l’ampiezza dell’attività criminale locale. Tra le accuse principali: associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata al furto, tentato omicidio, possesso ingiustificato di armi e ordigni esplosivi, estorsione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, furto e ricettazione.

Secondo le indagini condotte tra il 2021 e il 2022 dalla Squadra Mobile di Napoli insieme al Commissariato di Ponticelli, il clan De Micco (detto “Bodo”) e il ramo De Martino (“XX”) erano integrati con il più ampio clan Mazzarella e avevano il controllo su molteplici attività illecite nell’area orientale del capoluogo.

Il blitz è stato coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e ha visto impegnati circa 350 agenti, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della Procura.

Tra le attività criminali gestite dai clan figurano: gestione degli alloggi popolari: il clan si sarebbe sostituito allo Stato nelle assegnazioni delle case, imponendo pagamenti e inserendo soggetti legati al sodalizio; racket di estorsione e “cavalli di ritorno”: autovetture rubate venivano restituite dietro pagamento, mentre le vittime erano soggette a intimidazioni; traffico di stupefacenti: piazze di spaccio itineranti e attività di smistamento della droga operavano sotto la copertura del clan; possesso di armi e ordigni esplosivi: sono stati sequestrati armi di grosso calibro e materiali riconducibili a esplosivi.

Le parole dei magistrati e delle forze dell’ordine

Il procuratore Nicola Gratteri, intervenuto in conferenza stampa, ha dichiarato che l’operazione ha tolto “un pezzo della città” al controllo mafioso, liberando il territorio da pressioni e condizionamenti. Ha sottolineato che i cittadini potranno respirare “una fetta di libertà in più”.
L’autorità giudiziaria ha anche rimarcato l’importanza della collaborazione tra magistratura e forze dell’ordine per penetrarne i meccanismi criminali.

Nonostante i numerosi arresti, le scarcerazioni e i vuoti lasciati dall’operazione sono stati rapidamente colmati da nuove leve, spesso giovanissimi, supportate da altri fedelissimi del clan ,tornati in libertà di recente, dopo aver scontato pene detentive. In pochi mesi i “Bodo”, come viene chiamato il clan De Micco, hanno ricostruito la propria rete criminale.

La presenza dei clan è visibile anche nella quotidianità: vedette armate agli angoli delle strade, controllo del traffico di droga e un clima di paura che dissuade i cittadini dal denunciare. E soprattutto, azioni dimostrative violente e vere e proprie spedizioni punitive che seminano il panico non solo tra reduci dei clan rivali, ma soprattutto tra le gente comune, costretta a vivere nel perenne incubo di nuove faide di camorra. La struttura criminale si muove come un vero esercito che dispone di soldati, armi, capacità di intervento rapido contro chiunque osi ribellarsi, ma soprattutto di un’enorme forza economica che garantisce al clan un ottimo stato di salute.

L’assenza dello Stato pesa

In questo contesto, pesa come un macigno l’assenza di ulteriori operazioni incisive a distanza di un anno. Dopo il clamore del blitz, la sensazione è che lo Stato abbia abbassato la guardia, lasciando nuovamente campo libero ai clan. Le attività di contrasto ordinarie non bastano a osteggiare la forza egemone di un clan che ostenta quotidianamente una smisurata padronanza del territorio, unitamente a un autorevole potere criminale.

La comunità, stanca e disillusa, vive sospesa tra la paura e il desiderio di legalità.

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