La Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa e annullato il provvedimento cautelare relativo al più grave capo d’accusa. Il 23enne era stato arrestato per la morte di Fabio Ascione, ucciso a Ponticelli il 7 aprile. Ora il Tribunale del Riesame dovrà rivalutare la contestazione
Cambia il quadro giudiziario nell’inchiesta sulla morte di Fabio Ascione, il ventenne ucciso all’alba del 7 aprile 2026 a Ponticelli, mentre rientrava a casa dopo il lavoro.
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati difensori di Francesco Pio Autiero, 23 anni, e ha annullato il provvedimento cautelare relativo alla contestazione di omicidio volontario, disponendo un nuovo passaggio davanti al Tribunale del Riesame di Napoli.
La Suprema Corte ha disposto quindi che sia nuovamente il Riesame a valutare il capo d’accusa alla luce dei rilievi accolti nel ricorso della difesa.
La morte di Fabio Ascione
Fabio Ascione aveva 20 anni ed era estraneo agli ambienti criminali, si guadagnava da vivere lavorando al Bingo di Cercola.
All’alba del 7 aprile stava tornando a casa, dopo il turno di lavoro al Bingo durante la serata di Pasquetta, quando venne raggiunto da un colpo di pistola al petto a due passi da casa, nel “Parco di Topolino” di Ponticelli, il plesso di edifici di edilizia popolare che costeggiano via Carlo Miranda.
La sua morte sarebbe giunta all’epilogo di una notte iniziata con un conflitto a fuoco tra gruppi contrapposti.
Autiero e un ragazzo di 17 anni avrebbero partecipato a uno scontro a fuoco con un gruppo di giovani provenienti da Volla e ritenuti vicini al clan Veneruso-Rea. La sparatoria sarebbe avvenuta nei pressi di un bar e sarebbe stata documentata anche attraverso sistemi di videosorveglianza.
Dopo lo scontro armato, Autiero si sarebbe spostato nei pressi di uno degli edifici del rione e con la pistola ancora in mano, mimava le fasi salienti della sparatoria agli amici che lo attorniavano. Fabio Ascione aveva raggiunto il gruppo per un saluto mentre rincasava a piedi ed è in quel momento che sarebbe partito un colpo accidentale che non gli ha lasciato scampo.
«Fra, mi ha colpito»
La ricostruzione degli investigatori colloca la vittima a circa 40-50 centimetri dall’arma quando sarebbe partito il colpo.
Fabio avrebbe fatto in tempo a dire: «Uè, mi ha colpito», prima di accasciarsi. Una frase dalla quale trapela lo stupore del giovane, quando si è reso conto del clamoroso gesto di Autiero.
Fin dall’inizio, dunque, la dinamica investigativa ha descritto uno sparo accidentale, ma avvenuto venne fasi successive al conflitto a fuoco, mentre l’arma era ancora nelle mani di Autiero.
È proprio sulla qualificazione giuridica di quella condotta che si è sviluppato il confronto giudiziario.
Dal fermo per omicidio volontario al ricorso della difesa
Il 14 aprile, una settimana dopo la morte di Fabio Ascione, poche ore prima dei funerali, Autiero si presentò spontaneamente ai carabinieri di Poggioreale accompagnato dal suo difensore, in seguito all’esecuzione del decreto di fermo che fece scattare le manette anche per il minore che era alla guida dello scooter durante la sparatoria con il gruppo di Volla.
Nei suoi confronti fu eseguito un provvedimento di fermo per omicidio volontario aggravato dalle finalità mafiose, oltre che per porto e detenzione di arma da fuoco.
La difesa ha contestato fin dall’inizio la qualificazione dell’omicidio come volontario con dolo eventuale, chiedendo una diversa qualificazione della condotta.
Ad aprile il Tribunale del Riesame aveva però confermato la custodia cautelare in carcere e respinto la richiesta di riqualificazione da omicidio volontario a omicidio colposo.
La difesa ha quindi portato la questione davanti alla Cassazione.
Cosa ha deciso la Cassazione
Il 26 settembre il nuovo epilogo.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato l’ordinanza cautelare nella parte relativa all’omicidio volontario, rinviando nuovamente gli atti al Tribunale del Riesame di Napoli.
Questo significa che il Riesame dovrà tornare a esaminare la qualificazione giuridica della condotta contestata ad Autiero.
La questione centrale è quindi se gli elementi raccolti siano sufficienti, nella fase cautelare, a sostenere l’ipotesi dell’omicidio volontario con dolo eventuale, oppure se la dinamica descritta dagli stessi investigatori — un colpo partito accidentalmente dall’arma mentre Autiero la impugnava — debba essere valutata sotto una diversa fattispecie.
Il punto fermo: Fabio Ascione è morto
La decisione della Cassazione non modifica il dato fondamentale della vicenda: Fabio Ascione è morto dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola al petto.
Non modifica neppure la ricostruzione investigativa secondo cui quel colpo sarebbe partito dall’arma impugnata da Autiero.
A cambiare, per ora, è il terreno sul quale dovrà essere valutata la responsabilità penale del 23enne: non più attraverso la conferma automatica dell’ipotesi cautelare di omicidio volontario, ma attraverso una nuova valutazione del Riesame.
Il procedimento, dunque, non è finito.
E mentre i giudici dovranno stabilire come qualificare giuridicamente quella morte, resta il fatto umano da cui tutto è cominciato: Fabio Ascione stava tornando a casa dopo il lavoro. Non era coinvolto nello scontro a fuoco che aveva preceduto quella notte. E un proiettile partito da un’arma impugnata a pochi centimetri da lui gli ha tolto la vita.










