Sabato 24 ottobre la manifestazione nazionale contro il progetto di un Centro di permanenza per il rimpatrio da 120 posti nell’area di La Piana, in provincia di Caserta. ActionAid contesta la scelta di destinare risorse pubbliche alla detenzione amministrativa anziché a casa, sanità, scuola, lavoro e servizi. Sullo sfondo, la crisi del caro carburante e le proteste degli autotrasportatori.
Quarantatré milioni di euro per un Centro di permanenza per il rimpatrio, mentre un territorio chiede investimenti, servizi e opportunità. È il nodo al centro della mobilitazione nazionale che sabato 24 ottobre porterà associazioni, sindacati, comunità migranti, studenti e cittadini a Castel Volturno, per contestare la costruzione di un nuovo CPR nell’area di La Piana.
ActionAid aderisce alla manifestazione con una posizione netta: «No ai CPR, né a Castel Volturno né altrove». L’organizzazione contesta non soltanto la scelta di realizzare la struttura nel Casertano, ma anche il modello di gestione delle politiche migratorie fondato sulla detenzione amministrativa.
«A Castel Volturno servono casa, salute, scuola, lavoro, mediazione sociale e contrasto allo sfruttamento. Non detenere cittadini stranieri, sperperando 43 milioni di euro di denaro pubblico, che potrebbe essere utilizzato per rivitalizzare un’area che richiederebbe risposte urgenti», dichiara Katia Scannavini, co-segretaria generale di ActionAid.
Secondo l’organizzazione, il progetto rischia di trasformare un territorio già segnato da precarietà lavorativa, marginalità e carenze infrastrutturali in un nuovo polo della detenzione amministrativa. Una scelta che, nella valutazione di ActionAid, non risponderebbe alle necessità concrete della comunità locale.
Il corteo nazionale parte dal Centro Fernandes
Il concentramento è previsto alle ore 13 davanti al Centro Fernandes di Castel Volturno. La manifestazione è promossa dal Comitato regionale campano No CPR e raccoglie l’adesione di numerose realtà nazionali, tra cui Emergency, Libera, CGIL, ARCI e associazioni del terzo settore.
La mobilitazione nasce dall’appello di monsignor Pietro Lagnese, vescovo di Caserta e arcivescovo di Capua, contrario alla realizzazione del centro. Alla protesta ha espresso sostegno anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, secondo il quale Castel Volturno «di tutto ha bisogno tranne che di un CPR».
La richiesta dei promotori va oltre il blocco del progetto locale: chiedono l’abolizione dei CPR in Italia e una diversa idea di sicurezza, fondata su servizi pubblici, inclusione, lavoro regolare, tutela della salute, istruzione e diritti.
L’iniziativa punta così a riunire realtà diverse attorno a una questione che intreccia politiche migratorie, uso delle risorse pubbliche e futuro di un territorio che da anni affronta problemi sociali e ambientali.
Un centro da 120 posti nell’area di La Piana
Il progetto prevede la realizzazione di un CPR con una capienza di circa 120 persone nella località La Piana, su un’area di circa 63 ettari, a pochi chilometri dalla Domiziana.
Il bando pubblicato da Invitalia nell’aprile 2026 indicava un importo di circa 41 milioni di euro. Nella mobilitazione, il costo complessivo viene quantificato in 43 milioni. La differenza tra le cifre riportate dipende dal riferimento economico utilizzato e non modifica il punto sollevato dai contestatori: la destinazione di una somma consistente di denaro pubblico a una nuova infrastruttura detentiva.
ActionAid critica anche le caratteristiche progettuali della struttura, descritta come un complesso organizzato per la sorveglianza e il confinamento, con recinzioni e dispositivi di sicurezza. L’organizzazione contesta l’idea che un CPR possa rappresentare una risposta ai problemi di sicurezza di Castel Volturno.
Le persone trattenute, infatti, non sarebbero necessariamente residenti nel Comune: gli ingressi dipendono dal sistema nazionale di trasferimenti e assegnazioni. Per i contrari al progetto, presentare il centro come soluzione a questioni locali rischia quindi di alimentare lo stigma nei confronti delle comunità migranti senza affrontare le cause della precarietà abitativa, lavorativa e documentale.
Il nodo dei costi: quanto sono efficaci i CPR?
A sostegno delle proprie critiche, ActionAid richiama il rapporto Trattenuti, realizzato insieme al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
L’aggiornamento pubblicato a ottobre 2026 evidenzia che nel 2025 nei CPR italiani si sono registrati 6.835 ingressi, ma soltanto 1.732 rimpatri sono stati eseguiti dopo il trattenimento in queste strutture: il 25,3% degli ingressi. Nello stesso anno, i rimpatri forzati complessivi sono stati 4.784, di cui 3.052 realizzati senza un precedente passaggio nei CPR.
Il rapporto stima inoltre in almeno 217,1 milioni di euro la spesa per il sistema detentivo considerato nell’analisi tra il 2018 e il 2025, comprendendo anche i centri per il trattenimento di richiedenti asilo nelle procedure di frontiera. Nel triennio 2023-2025, la spesa per i CPR sul territorio italiano è aumentata del 40,5%.
I dati non riguardano specificamente il futuro centro di Castel Volturno, che non è ancora operativo, ma alimentano la contestazione sulla sostenibilità economica e sull’efficacia del modello. Per ActionAid, ampliare la rete dei centri significa investire in un sistema che, secondo i numeri raccolti, non produce un aumento proporzionale dei rimpatri.
Il rapporto documenta anche costi aggiuntivi legati alla presenza delle forze dell’ordine nelle strutture più remote. A Macomer, in Sardegna, le spese per vitto e alloggio del personale di polizia hanno superato, in alcuni periodi analizzati, quelle per la gestione e la manutenzione del centro.
Sono risorse che, secondo l’organizzazione, dovrebbero essere considerate nel valutare l’impatto complessivo delle politiche di detenzione, non soltanto il costo iniziale di costruzione.
Castel Volturno e il rischio di una sicurezza senza servizi
La critica di ActionAid riguarda anche le conseguenze territoriali. Un CPR, sostengono i promotori, non è un servizio destinato direttamente alla popolazione che vive nell’area che lo ospita: è un’infrastruttura nazionale, con esigenze di vigilanza, trasferimenti, gestione delle persone trattenute e possibili situazioni di tensione.
L’organizzazione teme che l’indotto occupazionale prospettato attorno alla struttura finisca per essere presentato come una compensazione per un territorio che necessita invece di investimenti strutturali. Castel Volturno, viene sottolineato, soffre anche di collegamenti pubblici limitati e di una rete di trasporti insufficiente.
Da qui la richiesta di destinare le risorse a politiche capaci di incidere sulla vita quotidiana: trasporti, scuola, sanità, casa, lavoro regolare, mediazione sociale e contrasto allo sfruttamento. Non soltanto misure di controllo, ma strumenti per ridurre le condizioni che alimentano marginalità ed esclusione.
La posizione di ActionAid è chiara: la sicurezza non può essere valutata esclusivamente attraverso la capacità di confinare le persone. Deve misurarsi anche con l’accesso ai diritti, la qualità dei servizi e le opportunità offerte alle comunità.
La protesta contro il caro carburante e la solidarietà ai lavoratori
Nella nota diffusa in vista della manifestazione, ActionAid esprime inoltre solidarietà agli autotrasportatori, ai lavoratori della logistica, agli agricoltori e ai produttori che in diverse regioni italiane protestano contro il caro vita e il costo dei carburanti.
Un richiamo che arriva mentre la Campania è alle prese con le ripercussioni della mobilitazione dei camionisti, con difficoltà nella distribuzione del carburante e delle merci e conseguenze sulle attività economiche e sui servizi. La situazione è in evoluzione e gli effetti variano da un territorio all’altro.
Il collegamento tracciato dall’organizzazione riguarda la destinazione delle risorse pubbliche e le priorità politiche: da una parte, le richieste di lavoratori che denunciano costi diventati insostenibili; dall’altra, un progetto da decine di milioni di euro contestato perché ritenuto incapace di rispondere ai bisogni sociali dell’area.
La manifestazione di sabato porta dunque in piazza due questioni che, pur diverse, si incontrano nel dibattito sul ruolo delle istituzioni: come impiegare il denaro pubblico e quali bisogni mettere al centro delle decisioni.
A Castel Volturno la richiesta dei promotori è di fermare il progetto del CPR e investire sul territorio. Perché, nella loro prospettiva, la sicurezza non può esaurirsi nella detenzione: deve tradursi in diritti, servizi e possibilità concrete di vivere e lavorare dignitosamente.











