Il 23enne fu ferito il 15 settembre 2025 ai Quartieri Spagnoli e morì dopo quasi due mesi di agonia. Il 30 settembre davanti al gip di Napoli i due maggiorenni coinvolti nell’inchiesta
Un agguato pensato per colpire un’altra persona. Un proiettile che raggiunge invece chi si trovava accanto al vero obiettivo. E una morte arrivata quasi due mesi dopo, in ospedale, dopo una lunga battaglia per sopravvivere.
È la storia di Umberto Catanzaro, 23 anni, ferito gravemente il 15 settembre 2025 ai Quartieri Spagnoli di Napoli e morto il 17 novembre, all’ospedale Vecchio Pellegrini. Mercoledì 30 settembre, la vicenda approda a un passaggio giudiziario importante: è fissata davanti al gip di Napoli Gabriella Logozzo l’udienza preliminare per i due maggiorenni coinvolti nell’inchiesta.
Al centro dell’udienza ci sono Salvatore Percich, 46 anni, e Anna Nesa, 21 anni. Secondo l’impianto accusatorio, Percich sarebbe stato uno degli esecutori materiali dell’agguato, mentre Nesa avrebbe fornito supporto logistico a due dei quattro minorenni coinvolti nella vicenda. Le posizioni dei minorenni sono invece al vaglio della magistratura minorile.
L’agguato e lo scambio di persona
La sera del 15 settembre 2025 Umberto Catanzaro si trovava in auto con un giovane minorenne, indicato dagli investigatori come il vero obiettivo dell’agguato.
Il commando sarebbe entrato in azione nei vicoli dei Quartieri Spagnoli. Catanzaro venne raggiunto da colpi d’arma da fuoco mentre era alla guida dell’auto. Il giovane che si trovava con lui, invece, rimase illeso.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alla base del raid ci sarebbe stata una vicenda personale legata a gelosia, rapporti sentimentali e alla diffusione di immagini intime. La Procura contesta, tra le altre cose, l’ipotesi di omicidio premeditato aggravato dalle modalità mafiose e dai futili motivi.
Il movente sarebbe maturato all’interno di una vicenda privata degenerata in una spedizione armata.
Due mesi tra la vita e la morte
Dopo essere stato colpito, Catanzaro riuscì a raggiungere la zona dell’abitazione della fidanzata. Fu poi accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini.
Da quel momento iniziò una lunga lotta per la vita.
Il 23enne rimase ricoverato per quasi due mesi. Il 17 novembre 2025, dopo circa due mesi dall’agguato, morì per le conseguenze delle gravissime ferite riportate.
La sua morte trasformò l’originaria contestazione relativa al ferimento in un’inchiesta per omicidio.
Sei persone coinvolte nell’inchiesta
Sono complessivamente sei le persone finite nell’inchiesta, tra maggiorenni e minorenni.
Per i quattro giovani minorenni la vicenda giudiziaria procede davanti alla magistratura minorile. Nel giugno scorso è iniziato il procedimento nei confronti di due di loro, mentre per un altro minorenne l’udienza era stata fissata per settembre.
Mercoledì 30 settembre, invece, sarà il turno dei due maggiorenni.
A Salvatore Percich, oltre alle contestazioni relative all’agguato, la Dda di Napoli contesta anche altri reati, tra cui usura, ricettazione, detenzione di armi di provenienza furtiva, evasione dagli arresti domiciliari e spaccio di stupefacenti in concorso. Durante le attività investigative sono stati sequestrati anche droga e quasi 2,2 chilogrammi di materiale esplodente.
Umberto non era il bersaglio
È questo uno degli elementi più drammatici della vicenda.
Umberto Catanzaro non sarebbe stato il bersaglio del raid, era semplicemente accanto alla persona che il commando avrebbe voluto colpire.
Una dinamica che restituisce la misura della violenza di quella notte: un giovane di 23 anni rimasto coinvolto in una guerra che, secondo la ricostruzione della Procura, non lo riguardava direttamente e che ha pagato con la vita un agguato destinato a qualcun altro.
A un anno dall’agguato e a quasi dieci mesi dalla morte di Umberto, sarà il tribunale a entrare nel merito delle responsabilità contestate ai due maggiorenni.











