Napoli Est non è soltanto una periferia industriale alle porte del centro cittadino. A San Giovanni a Teduccio si concentra un’infrastruttura energetica strategica per l’approvvigionamento del Mezzogiorno: il deposito Q8, nato dalla trasformazione della storica raffineria chiusa nel 1993. Da qui passano carburanti destinati alla distribuzione stradale, agli aeroporti e al traffico marittimo. Un patrimonio industriale che racconta il peso economico della zona orientale, ma anche le sfide legate alla bonifica ambientale, alla sicurezza e al futuro urbanistico di un’area decisiva per Napoli.
Napoli Est occupa una posizione particolare nella geografia economica della città. È un territorio segnato da una lunga storia industriale, dalla presenza del porto e da infrastrutture che collegano Napoli ai flussi commerciali ed energetici del Paese. Tra queste, il complesso petrolifero di San Giovanni a Teduccio rappresenta uno degli elementi più rilevanti.
Per comprenderne il peso bisogna tornare alla storia della raffineria e distinguere ciò che non esiste più da ciò che continua a funzionare. La raffinazione del petrolio è cessata nel 1993, quando Kuwait Petroleum Italia ha convertito la raffineria napoletana in un deposito costiero. Da allora, l’attività si è concentrata sullo stoccaggio, sulla movimentazione e sulla distribuzione dei prodotti energetici.
Una trasformazione che non ha cancellato la centralità del sito. Al contrario, ne ha modificato la funzione all’interno della filiera petrolifera: non più luogo in cui il greggio viene trasformato in prodotti raffinati, ma snodo attraverso cui i carburanti vengono ricevuti, conservati e trasferiti verso i mercati di destinazione.
Un’infrastruttura strategica per gli approvvigionamenti nazionali
Il deposito Q8 di Napoli, situato nell’area industriale di Napoli Est, è indicato dalla stessa azienda come un’infrastruttura fondamentale per la logistica energetica italiana. Il bilancio di sostenibilità Q8 2021-2022 lo definisce il fulcro delle attività logistiche del gruppo nel Paese e la principale fonte di approvvigionamento del Sud Italia.
I numeri pubblicati nel documento aziendale restituiscono la dimensione del complesso: circa 3 miliardi di litri di prodotti movimentati nell’anno di riferimento, il 60% dei prodotti petroliferi movimentati nel Sud Italia, secondo il dato aziendale relativo al 2021-2022, circa 650 lavoratori, considerando personale diretto e indotto, oltre 40 aziende dell’indotto, per un fatturato annuo indicato in circa 25 milioni di euro, circa 50 chilometri di oleodotti, articolati in 27 linee e 26 pensiline automatizzate e multiprodotto per il carico delle autobotti.
Il deposito ha anche una funzione riconosciuta nell’ambito della sicurezza degli approvvigionamenti. Secondo Q8, è soggetto alla disciplina del golden power, che attribuisce al Governo poteri speciali per la tutela di attività e infrastrutture strategiche, e custodisce per conto dell’Organismo centrale di stoccaggio italiano il 6% delle scorte d’obbligo nazionali indicate nel rapporto.
Questo significa che la rilevanza del sito non riguarda soltanto il mercato locale dei carburanti. La sua operatività si inserisce in un sistema più ampio, nel quale la continuità delle forniture energetiche costituisce una questione di interesse nazionale.
Dal porto alle strade: dove arrivano i prodotti petroliferi
Il collegamento con il porto è uno degli elementi che spiegano il valore strategico del deposito. Il percorso dei prodotti comincia con l’arrivo delle navi alla darsena petroli del porto di Napoli. Una parte del carburante viene destinata direttamente al rifornimento delle imbarcazioni; il resto viene trasferito nei depositi per essere stoccato e successivamente distribuito.
Il sistema gestisce diverse tipologie di prodotti: benzina, gasolio, carburante per l’aviazione, biodiesel, olio combustibile e carburanti destinati alle navi. La distribuzione raggiunge un’area che, secondo il rapporto aziendale, si estende per oltre 250 chilometri.
Particolarmente importante è il servizio di rifornimento alle navi che fanno scalo nei porti di Napoli e Salerno. Q8 dichiara di essere l’unico operatore del Sud Italia a svolgere il servizio descritto nel proprio rapporto per il rifornimento marittimo di questo tipo. Attraverso imbarcazioni di servizio, il carburante viene trasferito a navi da crociera, mercantili, traghetti e aliscafi.
Il deposito svolge inoltre un servizio di raccolta di alcuni rifiuti liquidi delle navi, comprese acque di sentina e di zavorra, che vengono successivamente trattate nell’impianto aziendale dedicato.
La posizione di Napoli Est, a ridosso del porto e lungo gli assi logistici della città, consente quindi di integrare trasporto marittimo, stoccaggio e distribuzione terrestre. È questa combinazione, più ancora della memoria della vecchia raffineria, a spiegare il ruolo del sito nel sistema energetico meridionale.
Le dimensioni del complesso e la trasformazione dell’area
Il complesso Q8 si sviluppa su una superficie complessiva di circa 96 ettari, secondo il rapporto preliminare ambientale del Comune di Napoli relativo al piano urbanistico attuativo dell’area ex raffineria.
Il documento distingue una porzione operativa, destinata ai depositi, e aree dismesse che comprendono la vecchia raffineria e l’area chimica. La superficie dell’area stabilimento è indicata in circa 90 ettari. Il sito si trova a circa tre chilometri dal centro cittadino e a due chilometri dal porto.
Questa distinzione è fondamentale anche per comprendere le prospettive urbanistiche. La cessazione della raffinazione non ha comportato la scomparsa di tutte le attività energetiche: una parte dell’infrastruttura è ancora in esercizio, mentre altre porzioni sono interessate da interventi di risanamento e da ipotesi di trasformazione.
L’ex area industriale rappresenta così un caso emblematico delle difficoltà e delle opportunità che accompagnano la riconversione dei grandi siti produttivi: occorre conciliare la continuità delle attività strategiche, la sicurezza degli impianti, il risanamento ambientale e le nuove funzioni che potrebbero insediarsi nei terreni dismessi.
Bonifica ambientale e controlli antimafia
La storia industriale di Napoli Est porta con sé anche una questione ambientale complessa. Il polo petrolifero rientra nel Sito di interesse nazionale di Napoli Orientale, un’area interessata da procedimenti di bonifica e da interventi di risanamento legati alle attività industriali del passato.
Il rapporto preliminare ambientale pubblicato sul portale del Comune di Napoli descrive la suddivisione tra aree operative e porzioni dismesse del complesso. La bonifica costituisce un passaggio decisivo per valutare le possibilità di riutilizzo delle superfici non più impiegate nelle attività originarie.
Il progetto ha anche una dimensione legata alla legalità. Il 22 luglio 2026, secondo quanto riportato dalla stampa locale, la Prefettura di Napoli e Kuwait Raffinazione e Chimica hanno sottoscritto un protocollo di legalità per rafforzare i controlli lungo la filiera delle imprese coinvolte nella bonifica.
L’intesa si inserisce negli strumenti di prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti e nei subappalti. La Prefettura ha richiamato la necessità di garantire trasparenza e sicurezza in un intervento caratterizzato da volumi economici rilevanti e da un settore, quello delle costruzioni, particolarmente esposto ai tentativi di condizionamento criminale.
La questione non è secondaria: la riqualificazione di un sito industriale di queste dimensioni richiede l’impiego di numerose imprese, fornitori e lavoratori. I controlli sulla filiera diventano quindi parte integrante della trasformazione del territorio, accanto alle verifiche tecniche e ambientali.
Napoli Est, una storia industriale che parte da lontano
Il peso produttivo della zona orientale non nasce con il petrolio. San Giovanni a Teduccio ha conosciuto già nell’Ottocento una fase di sviluppo legata all’industria e alle infrastrutture. Nel 1839 l’apertura della ferrovia Napoli-Portici, la prima linea ferroviaria italiana, segnò una svolta nella mobilità e nell’organizzazione del territorio. Nel secolo successivo, gli insediamenti industriali contribuirono a trasformare l’area in uno dei poli produttivi della città.
La storia delle officine di Pietrarsa e dello stabilimento Corradini, ricostruita dall’Università Federico II, racconta la crescita di un territorio nel quale industria e lavoro hanno rappresentato per generazioni un fattore decisivo di sviluppo. Con la progressiva chiusura di importanti fabbriche, tuttavia, sono emerse nuove difficoltà economiche e sociali, tra disoccupazione, abbandono di alcune aree e degrado ambientale.
La parabola della raffineria si inserisce in questo processo: un grande impianto produttivo che ha contribuito a definire l’identità industriale della zona e che, dopo la cessazione della raffinazione, ha mantenuto una funzione strategica attraverso la logistica energetica.
Per questo Napoli Est non può essere raccontata soltanto come periferia o come spazio da riconvertire. È un territorio che continua a ospitare infrastrutture essenziali e che deve fare i conti con l’eredità di decenni di industrializzazione.
Il futuro dell’ex raffineria: tra bonifica e nuove ipotesi urbanistiche
L’area è tornata al centro del dibattito cittadino anche per il progetto di un nuovo stadio del Napoli. Nel settembre 2026, Aurelio De Laurentiis ha confermato pubblicamente l’esistenza di una lettera d’intenti con Q8 per valutare la realizzazione di un impianto da 70mila posti nella zona orientale della città.
L’ipotesi si riferisce a una porzione dell’area ex industriale e non significa che l’intero complesso petrolifero sia destinato a essere dismesso. La presenza del deposito operativo e la necessità di completare le procedure di bonifica rendono indispensabile distinguere le superfici disponibili da quelle che continuano a svolgere funzioni energetiche.
Un eventuale progetto urbanistico dovrà quindi confrontarsi con diversi fattori: compatibilità con gli impianti esistenti, accessibilità, mobilità, sicurezza, tempi del risanamento e sostenibilità economica. La lettera d’intenti costituisce un passaggio preliminare, non l’autorizzazione alla costruzione né la garanzia che l’opera sarà realizzata.
La partita riguarda, più in generale, il modo in cui Napoli intende valorizzare le aree industriali dismesse senza compromettere le infrastrutture ancora necessarie alla città e al sistema economico del Mezzogiorno.
Il valore di Napoli Est va oltre i confini del quartiere
La rilevanza del polo petrolifero di San Giovanni a Teduccio si misura su più livelli. C’è la dimensione energetica, con lo stoccaggio e la distribuzione di carburanti; quella logistica, legata al porto e al trasporto terrestre; quella occupazionale, con centinaia di lavoratori diretti e dell’indotto; e quella urbanistica, legata alla riconversione delle superfici dismesse.
A questi aspetti si aggiungono le responsabilità ambientali e la necessità di assicurare che gli interventi di bonifica siano svolti nel rispetto delle regole e sotto controlli adeguati.
Napoli Est è dunque molto più di un’area periferica attraversata da grandi impianti. È uno dei punti in cui si incontrano le esigenze energetiche del Paese, la storia industriale della città e le aspettative di trasformazione di un territorio che chiede nuove opportunità senza poter cancellare il proprio passato.











