Un anno dopo la strage familiare di Paupisi arriva la condanna all’ergastolo per Salvatore Ocone. Il 59enne uccise la moglie Elisa Polcino e il figlio Cosimo, di 15 anni, e ferì gravemente la figlia Antonia, allora sedicenne.
È arrivata esattamente un anno dopo la sentenza per Salvatore Ocone, 59 anni, condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Benevento per la strage familiare avvenuta a Paupisi, nel Beneventano, il 30 settembre 2025.
I giudici hanno accolto la richiesta del procuratore della Repubblica di Benevento, Nicola D’Angelo. Per Ocone sono previsti anche otto mesi di isolamento diurno, oltre alle pene accessorie previste dalla legge.
La strage nella casa di Paupisi
Quella mattina Ocone aggredì la moglie, Elisa Polcino, 49 anni, colpendola alla testa con una grossa pietra. Poi aggredì i figli Cosimo, 15 anni, e Antonia, che all’epoca aveva 16 anni.
Il ragazzo morì per le ferite riportate, mentre la sorella rimase gravemente ferita. Ocone caricò entrambi i figli in automobile e si allontanò da Paupisi, dando vita a una fuga terminata diverse ore dopo nelle campagne di Ferrazzano, in provincia di Campobasso.
L’auto fu individuata dai carabinieri e, all’interno, i militari trovarono Cosimo ormai privo di vita e Antonia ancora viva, ma in condizioni disperate. La ragazza venne soccorsa e trasferita prima in ospedale a Campobasso e successivamente al Neuromed di Pozzilli, dove rimase ricoverata per circa sei mesi.
Ocone fu arrestato quella stessa giornata e confessò il duplice omicidio.
La figlia sopravvissuta
Antonia è sopravvissuta alle gravissime lesioni riportate nell’aggressione. Dopo mesi di ricovero e riabilitazione, nel marzo 2026 è tornata nella sua casa di Paupisi, accolta dal fratello Mario, dalla nonna e dalla comunità locale. Il percorso di recupero è però proseguito anche dopo le dimissioni ospedaliere.
La sua è la storia di chi è rimasto vivo dopo una tragedia che ha distrutto una famiglia.
La perizia psichiatrica
Nel corso del processo è stato disposto un accertamento psichiatrico per stabilire la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti e la sua idoneità a sostenere il processo.
A settembre la perizia ha stabilito che Ocone era capace di intendere e di volere e quindi in grado di essere giudicato.
Durante la detenzione, secondo quanto riportato dalla stampa, l’uomo avrebbe riferito di aver ucciso la moglie perché la riteneva “posseduta dal demonio”.
Un anno dopo
La sentenza arriva nello stesso giorno in cui, un anno prima, a Paupisi si consumava la strage.
Due vite sono state spezzate: quella di Elisa, 49 anni, e quella di Cosimo, appena 15.
Una terza, quella di Antonia, è sopravvissuta alle ferite e a mesi di ospedale.
Oggi, per quella tragedia, arriva una prima sentenza: ergastolo per Salvatore Ocone.











