Si aprirà mercoledì 17 giugno davanti al giudice per i minorenni di Napoli, Umberto Lucarelli, il procedimento giudiziario nei confronti di due giovani imputati, entrambi detenuti, per il loro coinvolgimento nell’agguato avvenuto ai Quartieri Spagnoli che costò la vita al 23enne Umberto Catanzaro. Un’udienza particolarmente attesa dai familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Sergio Pisani e Concetta Vernazzaro, che chiedono giustizia per una tragedia che ha profondamente scosso Napoli.
L’inchiesta ricostruisce una spedizione punitiva maturata negli ambienti della criminalità organizzata cittadina. Nella notte del 15 settembre 2025, Catanzaro si trovava alla guida della sua Smart nei Quartieri Spagnoli quando venne raggiunto dai colpi esplosi da un commando armato. Secondo gli investigatori, il vero obiettivo dell’agguato era il ragazzo che viaggiava con lui, un minorenne che aveva avuto una relazione sentimentale con la figlia di un esponente di spicco del gruppo criminale guidato da Salvatore Percich. Alla base della vendetta ci sarebbe stata la diffusione di immagini e video intimi della giovane.
Gravemente ferito all’addome, Umberto Catanzaro riuscì inizialmente a sopravvivere all’attacco e venne ricoverato all’ospedale Pellegrini di Napoli. Dopo oltre due mesi di ricovero e numerosi tentativi di salvarlo, il giovane è deceduto lo scorso 17 novembre. La sua morte trasformò definitivamente l’accusa nei confronti degli indagati in omicidio.
Per un terzo minorenne coinvolto nella vicenda, il giudice ha respinto la richiesta di accesso all’istituto della “messa alla prova”, fissando la relativa udienza per il prossimo 17 settembre. La posizione del ragazzo sarà quindi valutata separatamente rispetto a quella degli altri due imputati che compariranno in aula mercoledì.
Parallelamente proseguono le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti dei maggiorenni ritenuti coinvolti nell’organizzazione e nell’esecuzione del raid. Al centro dell’inchiesta figura Salvatore Percich, indicato dagli investigatori come il presunto mandante dell’agguato e arrestato nei mesi scorsi proprio nell’ambito delle indagini sull’omicidio Catanzaro. Secondo l’accusa, tre persone agirono quella notte in sella a uno scooter, dando vita a una vera e propria spedizione punitiva culminata nel ferimento mortale del giovane, considerato dagli inquirenti una vittima innocente di una vendetta maturata negli ambienti della camorra.
La vicenda ha suscitato grande emozione nell’opinione pubblica napoletana. Catanzaro, ricordato da amici e familiari come un ragazzo estraneo alle dinamiche criminali, era stato colpito per un tragico errore durante un’azione che aveva come destinatario un’altra persona. Nei mesi successivi alla sua morte, la famiglia ha promosso iniziative pubbliche e manifestazioni per mantenerne viva la memoria e chiedere che vengano individuati e puniti tutti i responsabili dell’omicidio.
L’udienza del 17 giugno rappresenta ora un primo passaggio fondamentale sul piano giudiziario per accertare le responsabilità dei minori coinvolti in una delle più gravi vicende di violenza che hanno segnato Napoli negli ultimi anni.










