Penne, quaderni, quadernoni e altri articoli di cancelleria venduti a prezzi particolarmente competitivi. Dietro quella convenienza, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, ci sarebbe stato però un articolato sistema di frode fiscale basato sull’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
La Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito un decreto di sequestro preventivo per oltre 12,6 milioni di euro, emesso dal GIP del Tribunale di Nola su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola, nei confronti di due società attive nel commercio all’ingrosso di articoli di cancelleria, con sedi a Casalnuovo di Napoli e Casavatore.
Gli amministratori di fatto e di diritto delle società risultano indagati per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità dovranno essere accertate con sentenza definitiva.
L’indagine partita dalle verifiche fiscali
L’inchiesta è nata da due verifiche fiscali condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napolie della Compagnia di Casalnuovo di Napoli.
Gli accertamenti avrebbero fatto emergere una serie di anomalie considerate indicatori di rischio: una sproporzione tra operazioni attive e passive, incongruenze nelle giacenze di magazzino e un debito d’imposta ritenuto particolarmente esiguo rispetto al volume dell’attività.
Da questi primi elementi gli investigatori hanno approfondito i rapporti commerciali e la documentazione contabile delle società, arrivando, secondo l’ipotesi investigativa, a ricostruire un sistema strutturato per ridurre il carico fiscale e consentire alle aziende di operare sul mercato con prezzi particolarmente competitivi.
Le società cartiere e i prestanome
Il meccanismo individuato dagli investigatori sarebbe stato costruito attraverso l’utilizzo sistematico di società cartiere, cioè imprese formalmente esistenti ma prive di una reale struttura imprenditoriale.
Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, queste società avrebbero emesso fatture relative a operazioni inesistenti. Alcune sarebbero state riconducibili a prestanome che, secondo gli accertamenti, erano addirittura ignari di risultare titolari di una partita IVA.
Il sistema sarebbe stato operativo almeno dal 2021 e avrebbe consentito alla società di Casalnuovo, indicata dagli investigatori come il reale beneficiario della frode, di presentarsi sul mercato con condizioni economiche particolarmente vantaggiose nei confronti dei propri fornitori.
Il vantaggio competitivo, secondo l’ipotesi della Procura, sarebbe stato quindi collegato anche al meccanismo fiscale contestato.
Oltre 20 persone coinvolte nell’inchiesta
L’indagine non riguarda soltanto le due società destinatarie del provvedimento.
Sono più di 20 le persone coinvolte, residenti in diverse parti d’Italia. L’attività investigativa ha quindi ricostruito una rete di rapporti che andava oltre i confini delle due aziende del Napoletano.
Il quadro dovrà ora essere sottoposto agli ulteriori sviluppi dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Nola.
Sequestrati immobili, auto, contanti e orologi
Il provvedimento eseguito dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Casalnuovo ha interessato beni per un valore complessivo superiore a 12,6 milioni di euro, anche attraverso il sequestro per equivalente del profitto del reato contestato.
Tra i beni sequestrati figurano un immobile del valore superiore a 250mila euro; 11 automezzi; denaro contante; assegni; orologi di lusso; disponibilità finanziarie.
Il sequestro preventivo ha quindi colpito non soltanto le disponibilità direttamente riconducibili alle società, ma anche beni individuati nell’ambito della misura per equivalente.
La convenienza dei prezzi sotto la lente
È proprio il rapporto tra la presunta frode e la capacità di praticare prezzi bassi uno degli elementi centrali dell’inchiesta.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il sistema avrebbe permesso alla società ritenuta beneficiaria della frode di accreditarsi presso i fornitori offrendo condizioni particolarmente concorrenziali. Un meccanismo che, se confermato nelle successive fasi giudiziarie, avrebbe prodotto un vantaggio economico rispetto agli operatori che sostengono regolarmente il carico fiscale.
L’indagine della Guardia di Finanza punta dunque a ricostruire non soltanto l’eventuale evasione, ma anche il funzionamento della rete societaria e dei rapporti commerciali attraverso i quali sarebbe stata realizzata la frode.
Per gli indagati, va ricordato, vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
L’operazione rappresenta intanto un nuovo fronte delle attività della Guardia di Finanza contro i sistemi di frode fiscale fondati sull’emissione e sull’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, con particolare attenzione alle società prive di una reale struttura imprenditoriale e ai meccanismi utilizzati per alterare le condizioni di concorrenza sul mercato.











