La Campania resta al primo posto in Italia per numero di reati ambientali. È il dato che emerge dal rapporto “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia”, il dossier di Legambiente presentato oggi e basato sugli illeciti accertati nel corso del 2025 dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto.
In Campania sono stati registrati 5.636 reati penali contro l’ambiente, pari al 15,8% del totale nazionale: una media di oltre 15 illeciti al giorno. Un dato che conferma il primato negativo già registrato dalla regione nel precedente rapporto, quando i reati accertati erano stati 6.104.
Il quadro regionale si inserisce in uno scenario nazionale nel quale i reati ambientali sono complessivamente diminuiti, ma il business dell’ecomafia continua a crescere.
In Italia calano i reati, ma cresce il business illegale
Nel 2025 in Italia sono stati accertati 35.735 reati ambientali, il 12% in meno rispetto ai 40.590 del 2024. Nello stesso periodo, però, sono aumentati gli illeciti amministrativi, arrivati a 77.895, con una crescita dell’11,4%.
Considerando insieme reati penali e illeciti amministrativi, le violazioni ambientali accertate sono state 113.630, pari a circa 311 al giorno, più di 13 ogni ora. I controlli effettuati sono stati oltre 1,46 milioni.
A preoccupare è soprattutto il valore economico dell’illegalità ambientale. Secondo Legambiente, il business delle ecomafie ha raggiunto nel 2025 11,5 miliardi di euro, 2,2 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Sono invece 393 i clan censiti da Legambiente dal 1995 nell’ambito delle attività legate alla criminalità ambientale.
Rifiuti, il nuovo fronte principale
Uno degli elementi più significativi del rapporto riguarda la trasformazione delle filiere criminali.
Nel 2025 è infatti il ciclo dei rifiuti a registrare il maggior numero di reati ambientali: 10.914 illeciti, quasi 30 al giorno. La gestione illecita dei rifiuti torna così al primo posto dopo diversi anni nei quali era stato soprattutto il ciclo del cemento a concentrare il maggior numero di violazioni.
Al secondo posto si colloca il ciclo del cemento, che comprende abusivismo edilizio, violazioni urbanistiche, cave illegali, tutela del paesaggio e alcune irregolarità negli appalti pubblici: i reati accertati sono stati 8.034, in forte diminuzione rispetto al 2024.
Seguono i reati contro gli animali, con 6.930 violazioni.
Un altro dato riguarda gli incendi: nel 2025 sono stati 76 gli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti, con un aumento del 24,7%. Sono inoltre cresciuti del 10,7% gli incendi boschivi e di vegetazione, arrivati a 3.586, con oltre 90mila ettari andati in fumo.
Campania, oltre cinquemila reati ambientali
È all’interno di questo quadro nazionale che si inserisce il dato campano.
I 5.636 reati penali accertati nel 2025 rappresentano il 15,8% del totale nazionale. Nel corso dell’anno sono state 5.033 le persone denunciate, mentre i sequestri sono stati 1.445 e gli arresti 40.
Sul fronte amministrativo, gli illeciti accertati sono stati 7.206, con 5.899 sanzioni.
Il dato evidenzia quindi una realtà nella quale l’illegalità ambientale non si esaurisce nel singolo episodio di abusivismo o nello smaltimento illegale di rifiuti, ma coinvolge una pluralità di filiere economiche.
Legambiente sottolinea proprio la crescente complessità delle organizzazioni che operano nell’economia illegale ambientale, comprese quelle di stampo mafioso. Le attività possono riguardare rifiuti, cemento, animali, energie rinnovabili e meccanismi distorti dell’economia circolare.
Napoli guida la classifica provinciale
Il dato regionale trova una conferma particolarmente significativa nella provincia di Napoli.
Nel 2025 sono stati accertati 2.512 reati ambientali, con un incremento dell’8,6% rispetto al 2024. Napoli si colloca così al primo posto nella classifica provinciale nazionale.
Anche sul fronte degli illeciti amministrativi la provincia è prima, con 4.109 violazioni.
Alle spalle di Napoli si colloca la provincia di Salerno, con 1.472 reati ambientali, in aumento dell’11,4% rispetto al 2024. Un dato che porta due province campane ai vertici della classifica nazionale.
La legge sugli ecoreati
Nel rapporto trova spazio anche il bilancio dell’applicazione della legge 68 del 2015, che ha introdotto nel Codice penale una serie di delitti contro l’ambiente.
In Campania nel 2025 sono stati contestati 72 delitti ambientali, con 145 persone denunciate e 28 sequestri, per un valore complessivo di circa 4,61 milioni di euro.
Si tratta di uno degli strumenti attraverso i quali il legislatore ha cercato di superare il precedente sistema sanzionatorio, riconoscendo una maggiore gravità penale alle condotte più dannose per l’ambiente.
Non solo rifiuti: il fronte della corruzione
Il rapporto dedica attenzione anche alla corruzione ambientale, considerata da Legambiente un elemento trasversale alle diverse filiere.
Tra il primo maggio 2025 e il 30 aprile 2026 sono state censite in Italia 75 inchieste giudiziarie relative a fenomeni corruttivi connessi ad attività con impatto ambientale.
Il dato restituisce un’immagine dell’ecomafia che va oltre l’abbandono dei rifiuti o la costruzione abusiva. Il fenomeno può infatti inserirsi nei processi economici legati alla gestione dei rifiuti, agli appalti, alle autorizzazioni, alla trasformazione del territorio e alle attività produttive.
Un primato che racconta una vulnerabilità
La Campania, dunque, resta in cima alla classifica nazionale anche nel rapporto Ecomafia 2026. Ma il dato va letto nel contesto più ampio di una criminalità ambientale che, a livello nazionale, cambia caratteristiche.
Nel 2025 diminuiscono i reati penali complessivi, mentre aumentano gli illeciti amministrativi e, soprattutto, cresce il valore economico stimato del business illegale. Secondo Legambiente, la pressione sull’ambiente resta quindi elevata e le organizzazioni criminali mostrano una capacità crescente di inserirsi nelle filiere economiche legate alla gestione delle risorse e dei territori.
Per la Campania, i 5.636 reati ambientali accertati in un solo anno significano oltre 15 violazioni penali ogni giorno. E con Napoli al primo posto tra le province italiane, il rapporto restituisce ancora una volta una fotografia nella quale la questione ambientale non è soltanto una questione di degrado o di tutela del paesaggio: è anche una questione di legalità, economia e controllo del territorio.









