Non è una storia di cronaca nera, ma una storia di riscatto. È la storia di Cecchy, giovane rapper nato e cresciuto a Ponticelli, che ha scelto di trasformare ciò che ha vissuto in musica. Il suo primo album, “La Giungla di Cemento”, è un viaggio dentro Napoli Est, tra strada, difficoltà, ambizioni e voglia di cambiare.
Ci sono storie che meritano di essere raccontate perché, almeno per una volta, non parlano di pistole, arresti o sangue, ma di riscatto.
È la storia di Cecchy, nome d’arte di Raffaele Ciaramella, classe 2001, nato e cresciuto a Ponticelli, nella periferia Est di Napoli. Un ragazzo che ha scelto di raccontare il luogo in cui è cresciuto attraverso il linguaggio che gli appartiene: quello della musica.
Il risultato è “La Giungla di Cemento”, il suo primo album ufficiale, pubblicato lo scorso 5 giugno per Atlantic Records Italy / Warner Music Italy. Undici tracce, per poco meno di 27 minuti di musica, che mettono al centro l’immaginario della periferia e il rapporto dell’artista con Napoli Est.
Il titolo non è casuale. La “giungla di cemento” diventa una metafora di quel mondo fatto di palazzi, asfalto, regole non scritte, difficoltà e desiderio di affermarsi, ma soprattutto diventa il luogo dal quale Cecchy è partito e che continua a essere una parte fondamentale della sua identità artistica.
Da Ponticelli alla musica
Cecchy ha iniziato il proprio percorso come producer e compositore. Poi, nel 2021, ha deciso di mettersi davanti al microfono e raccontare in prima persona ciò che aveva da dire. La svolta è arrivata con “Ponticelli Jungle”, nata durante il periodo della pandemia: un video in cui rappava su una base diventò virale su TikTok e contribuì a farlo conoscere come una delle nuove voci provenienti da Ponticelli.
Da allora il percorso è proseguito con singoli e progetti come Realness, Soprano, Still in Napl (Est), Antiproiettile, Sang Not Slime e Ponticelli Jungle 2. Quest’ultimo è il seguito della hit del 2021 che, secondo la presentazione del suo primo album, ha superato il milione di ascolti su Spotify.
Il suo percorso musicale parte quindi dalla strada, ma non si ferma alla rappresentazione della strada.
C’è il racconto delle difficoltà, ci sono le ferite, la rabbia, il senso di appartenenza e le contraddizioni di un quartiere che troppo spesso finisce sui giornali soltanto quando ci scappa il morto, ma dentro i suoi brani c’è anche l’ambizione di andare oltre quella narrazione.
Undici tracce per raccontare Napoli Est
“La Giungla di Cemento” è composta da undici brani: dalla title track a Sette su sette, passando per Picasso, Due estraneicon LDA, Safari di guerra, Mafia, Straight Outta Napoli Est con Clementino, Anima, Antonio, Sedici anni con DDM 80146 e L’aggia fa.
Tra le collaborazioni spicca quella con Clementino, un nome che per Cecchy rappresenta anche un riferimento della sua formazione musicale. In una precedente intervista aveva raccontato infatti di essere cresciuto ascoltando soprattutto Clementino e Rocco Hunt, oltre alla musica neomelodica che faceva da colonna sonora alla sua infanzia.
In un’intervista del 2024, Cecchy aveva raccontato il desiderio di diventare anche un esempio per i bambini del quartiere. Una dichiarazione che assume un significato particolare se si considera la direzione presa dal suo percorso: partire da un contesto difficile senza rinnegare le proprie origini, ma provando a trasformarle in materia artistica.
Quando la musica diventa riscatto
Raccontare la periferia non significa necessariamente celebrarla né nasconderne le contraddizioni. Significa, prima di tutto, restituirle una voce ed è quello che Cecchy prova a fare con la sua musica.
Le sue canzoni raccontano una realtà che conosce direttamente e nella quale convivono durezza e aspirazioni, difficoltà e desiderio di rivalsa. Già con Antiproiettile, nel 2024, il rapper aveva scelto di parlare di resilienza e delle ferite lasciate dalle esperienze vissute, mentre con Still in Napl (Est) aveva costruito una sorta di fotografia musicale del proprio mondo.
“La Giungla di Cemento” porta questo racconto a un livello più ampio.
Proprio per questo, per una volta, Ponticelli può finire sulle pagine dei giornali per una ragione diversa.
Un microfono al posto di un’arma, le parole al posto della violenza, la musica al posto della rassegnazione: è questa la storia di Cecchy.
Una storia che dimostra che nascere in una periferia difficile non significa essere condannati a un destino già scritto, perché ogni storia di riscatto è una sconfitta per la criminalità e ogni ragazzo che sceglie la cultura invece della violenza dimostra che il destino non è scritto dal quartiere in cui nasci, ma dalle scelte che hai il coraggio di fare.
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