Cinque maggiorenni e tre minorenni sono stati arrestati da Polizia e Carabinieri per la violenta rissa dopo Puteolana-Portici. Il giovane che avrebbe sferrato il colpo con una mazza di legno ha ammesso le proprie responsabilità. Mario Spedaliere, 34 anni, resta ricoverato in condizioni gravissime. È padre di due bambini e la moglie è in attesa del terzo figlio.
Svolta nelle indagini sulla brutale aggressione avvenuta domenica 25 ottobre a Pozzuoli, dopo la partita di calcio tra Puteolana e Portici. Polizia di Stato e Carabinieri hanno arrestato nella notte cinque maggiorenni e tre minorenni, ritenuti coinvolti nella violenta rissa scoppiata al termine dell’incontro. Tra loro c’è il 19enne che avrebbe colpito alla testa Mario Spedaliere, tifoso del Portici di 34 anni, riducendolo in condizioni gravissime.
Il giovane avrebbe confessato di aver sferrato il colpo con una mazza di legno. Un’ammissione che segna un passaggio decisivo nell’inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Siracusa e Regine, chiamati a ricostruire la dinamica degli scontri e a individuare le responsabilità individuali dei partecipanti.
A tutti gli arrestati viene contestato il reato di rissa aggravata. Al diciannovenne ritenuto responsabile del colpo alla testa viene contestato anche quello di lesioni gravissime.
L’aggressione dopo Puteolana-Portici
La partita tra Puteolana e Portici, valida per il campionato di Eccellenza, si è disputata domenica 25 ottobre a Pozzuoli, ma la violenza è esplosa dopo il fischio finale, lontano dal terreno di gioco, trasformando una giornata di sport in una vicenda drammatica.
Secondo le prime ricostruzioni, il tifoso del Portici sarebbe stato aggredito mentre si stava allontanando dalla zona dello stadio per fare ritorno a casa, nei pressi degli accessi alla Tangenziale. Nel corso degli scontri sarebbe stato raggiunto alla testa da un violento colpo inferto con un bastone di legno.
Gli investigatori hanno concentrato le indagini sulle persone presenti durante la rissa, raccogliendo testimonianze e analizzando le immagini dei sistemi di videosorveglianza. Gli elementi acquisiti hanno consentito di identificare otto presunti partecipanti e di procedere agli arresti nella notte tra lunedì 26 e martedì 27 ottobre.
Tra gli arrestati figura anche un uomo di 38 anni, amico della vittima e originario di Portici, la cui posizione dovrà essere valutata nell’ambito degli accertamenti sulla rissa.
La confessione del 19enne e la mazza di legno
Tra i cinque maggiorenni arrestati c’è un giovane di 19 anni, residente a Pozzuoli, indicato dagli investigatori come colui che avrebbe colpito Spedaliere alla testa. Il ragazzo avrebbe ammesso di aver utilizzato una mazza di legno durante l’aggressione e avrebbe consentito agli investigatori di recuperare il bastone che sarebbe stato impiegato nel pestaggio.
Resta da chiarire anche la dinamica complessiva degli scontri: come sia iniziata la rissa, quale ruolo abbiano avuto i singoli partecipanti e in quali circostanze sia stato sferrato il colpo che ha provocato le gravissime lesioni al tifoso.
Tre minorenni arrestati con la flagranza differita
Tra le otto persone arrestate ci sono anche tre minorenni. Il loro arresto rappresenta una delle prime applicazioni della nuova disciplina sulla flagranza differita nei confronti dei minori, prevista dal decreto sicurezza del 23 ottobre 2026.
La misura consente di procedere all’arresto sulla base di elementi raccolti successivamente al fatto, tra cui documentazione video e altri riscontri che permettano di identificare il presunto autore del reato.
Gli arresti sono stati eseguiti da Polizia di Stato e Carabinieri nell’ambito dell’attività investigativa avviata dopo il pestaggio.
La vicenda assume così una rilevanza che va oltre la singola aggressione: da una parte la violenza esplosa a margine di una partita di calcio, dall’altra l’applicazione di una nuova norma che amplia gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine nei casi previsti dal legislatore.
Mario Spedaliere lotta tra la vita e la morte
Mentre le indagini hanno portato ai primi arresti, le condizioni di Mario Spedaliere restano gravissime. Il 34enne è ricoverato all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, dove è stato sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico d’urgenza nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 ottobre.
Dopo l’operazione, i medici hanno proseguito il monitoraggio delle sue condizioni, mantenendo la prognosi strettamente riservata. Il quadro clinico resta estremamente critico.
Mario Spedaliere è padre di due figli e la moglie è in attesa del terzo bambino. La sorella, nelle ore successive all’aggressione, aveva lanciato un appello pubblico affinché il responsabile si presentasse alle forze dell’ordine, raccontando la disperazione dei familiari e la paura di perdere il proprio congiunto.
Un appello che ha dato voce al dramma di una famiglia travolta da una violenza che non ha lasciato spazio a nulla, se non all’attesa di notizie dall’ospedale.
La condanna delle istituzioni: «Lo sport non ha nulla a che fare con la violenza»
Nelle ore successive all’aggressione, il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, e quello di Portici, Claudio Teodonno, si sono recati all’ospedale Santa Maria delle Grazie per manifestare la vicinanza delle rispettive comunità alla vittima e ai suoi familiari.
I due primi cittadini hanno condannato con fermezza quanto accaduto, ribadendo che lo sport non può essere associato alla sopraffazione e alla violenza. Hanno inoltre sollecitato un rafforzamento delle attività di prevenzione, presidio e controllo del territorio in occasione delle manifestazioni sportive.
Anche il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha espresso parole di condanna per l’aggressione, manifestando solidarietà al tifoso ferito e alla sua famiglia e ringraziando le forze dell’ordine e il personale sanitario impegnati nella gestione dell’emergenza.
Quando il calcio diventa un pretesto per la violenza
La vicenda di Pozzuoli riporta al centro una questione che riguarda il calcio a ogni livello, dai campionati professionistici alle competizioni dilettantistiche: la trasformazione della rivalità sportiva in aggressione fisica, la pretesa di regolare i contrasti attraverso la forza, l’idea che una partita possa diventare il pretesto per colpire un avversario anche fuori dallo stadio.
Mario Spedaliere non è soltanto il tifoso rimasto gravemente ferito dopo Puteolana-Portici: è un uomo che lotta per la vita, un padre, un marito.










