Segnalazioni sempre più preoccupanti arrivano da Ponticelli. Al centro delle denunce dei residenti ci sono la presenza di armi, la crescente ostentazione della violenza e il coinvolgimento di giovanissimi nelle dinamiche criminali. Un fenomeno che riaccende i riflettori sulla periferia orientale di Napoli.
La criminalità dilaga tra le strade di Ponticelli, un quartiere letteralmente in ostaggio della criminalità organizzata.
È questo il quadro che emerge dalle segnalazioni che continuano a pervenire alla redazione del nostro giornale.
Armi ostentate anche nei luoghi frequentati dalle famiglie
Numerosi cittadini seguitano a segnalare la presenza di soggetti armati tra le strade del quartiere. Si tratta dei “volti noti” della camorra locale che sfilano tra e strade del quartiere tenendo le armi in bella mostra. Un atteggiamento ostentato non solo dagli interpreti della camorra locale, ma anche da giovanissimi. Il luogo più caldo su questo fronte, ancora una volta, è la villa comunale di Ponticelli, uno spazio che durante il giorno viene utilizzato da chi corre, passeggia o semplicemente cerca un po’ di tranquillità e che nelle ore serali diventa punto di ritrovo per famiglie, bambini e gruppi di giovani. Il luogo più frequentato dagli abitanti del quartiere a caccia di refrigerio durante le serate estive e che in più circostanze in passato è stato teatro di agguati, azioni violente, scorribande armate, proprio come sta accadendo anche nel corso dell’estate 2026.
Secondo le segnalazioni, proprio in questo contesto si vedrebbero circolare soggetti riconducibili agli ambienti criminali, alcuni dei quali armati, ma l’aspetto che maggiormente preoccupa è soprattutto la dilagante presenza di giovanissimi che ostenterebbero armi e atteggiamenti riconducibili a una cultura criminale.
Un’arma mostrata in pubblico non è soltanto un oggetto pericoloso, ma un messaggio esplicito, la rappresentazione di un potere che viene esibito davanti agli altri e, soprattutto, davanti ai ragazzi più giovani.
Il messaggio implicito è semplice e devastante: chi ha un’arma può comandare, intimidire, imporsi e quando questo messaggio arriva ai più giovani, il rischio non riguarda più soltanto l’ordine pubblico, ma il modello sociale che viene trasmesso alle nuove generazioni.
Il precedente di Fabio Ascione
Che la presenza delle armi e la violenza tra giovanissimi non siano un problema astratto lo dimostra anche quanto accaduto nell’aprile scorso.
Fabio Ascione, 20 anni, è stato ucciso a Ponticelli in un contesto di violenza armata tra giovani. Le indagini hanno portato all’arresto di Francesco Pio Autiero, 23 anni, accusato dell’omicidio. Il colpo mortale sarebbe partito accidentalmente mentre mimava a un gruppo di amici il conflitto a fuoco ingaggiato poco prima con un gruppo antagonista di giovanissimi provenienti da Volla.
Una vicenda drammatica che dovrebbe bastare, da sola, a comprendere quanto sia pericolosa la normalizzazione delle armi tra i ragazzi, perché una pistola esibita come simbolo di forza può trasformarsi, in pochi secondi, in una tragedia.
Il rione De Gasperi e il problema dello spaccio
Un altro punto indicato dalle segnalazioni è il rione De Gasperi, territorio da anni segnato dall’emergenza abitativa, dal degrado, dalla presenza di piazze di spaccio e dalle vessazioni della criminalità organizzata.
Non si tratta di un problema nuovo, ma di una delle tante metastasi che incancreniscono il ripristino della legalità tra le strade di Ponticelli, così come dimostrano i plurimi arresti e i sequestri di armi e droga che si susseguono, fin dall’era dei Sarno che avevano erto ad arsenale del clan proprio il loro rione d’origine. In particolare, da decenni, due interi edifici sono adibiti a supermarket della droga: l’isolato due, dove imperversa la piazza di droga riconducibile a Salvatore Romano detto ‘o nippolo e nell’isolato tre, dove, invece, il business illecito è capeggiato da Pasquale Tarallo alias ‘a ceccia, stimato essere anche il broker della droga che provvede al rifornimento delle dozzine di piazze gestite dal clan De Micco e non solo. Un business da capogiro che frutta proventi pari a mezzo milione di euro mensili per ciascun isolato. Uno scenario che, da tempo immemore, consegna a quei due presidi permanenti dello spaccio di stupefacenti, il triste primato di piazze più quotate e redditizie dell’intera periferia orientale di Napoli.
Le segnalazioni attuali aggiungono un elemento che dovrebbe preoccupare ancora di più: l’abbassamento dell’età di chi sarebbe coinvolto nel controllo del territorio.
Secondo quanto riferito da alcuni residenti, a presidiare quelle due piazze di droga sarebbero ragazzi giovanissimi, in alcuni casi apparentemente minorenni. Quando un adolescente cresce vedendo il controllo del territorio, il denaro facile e l’arma come strumenti di affermazione personale, la criminalità non sta soltanto vendendo droga, sta imponendo un modello di vita.
Il rischio più grande: abituarsi
La paura più grande covata dia cittadini non è solo che in questo scenario possa avere la peggio un innocente, ma soprattuto il rischio che tutto questo diventi normale.
Gli abitanti del quartiere temono che una pistola esibita con vanto e sfrontatezza, da un camorrista o da un ragazzino, non desti più scalpore, perché accade a Ponticelli, che un gruppo di ragazzini che presidia una piazza non susciti più interrogativi, perché accade a Ponticelli e che una famiglia si veda costretta a imporsi il coprifuoco o a evitare di frequentare determinati luoghi, perché quella rappresenta l’unica soluzione sicura al problema.
E’ in questo clima che la sfiducia verso lo Stato e le istituzioni alimenta il silenzio e l’omertà.










