In questi giorni di festa e spensieratezza, mentre migliaia di persone si preparano a trascorrere il Ferragosto, c’è chi ha vissuto ore interminabili di paura. Una fuga disperata, con un bambino di sei anni stretto tra le braccia, e una sola meta in mente: raggiungere una caserma dei carabinieri.
È accaduto a Sant’Antonio Abate, cittadina alle porte di Castellammare di Stabia. La storia comincia nella tarda serata dell’11 agosto, quando una donna di 24 anni e il figlio di sei anni vengono, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sequestrati e segregati dal compagno della donna, 28 anni.
Due giorni di terrore
La relazione tra i due andava avanti da alcuni mesi. Lui gestiva un B&B e, almeno all’apparenza, la coppia conduceva una vita normale. Ma dietro quella normalità, secondo quanto denunciato dalla vittima, si sarebbe sviluppata una spirale di gelosia, controllo e violenza.
L’uomo avrebbe iniziato a convincersi che la compagna lo avesse tradito. Un sospetto trasformato in una vera e propria ossessione, fino alla decisione di impedirle di andare via.
La sera dell’11 agosto la donna e il bambino sarebbero stati chiusi dentro casa. La porta veniva serrata a chiave. La 24enne avrebbe tentato di ribellarsi, ma l’uomo l’avrebbe aggredita ripetutamente, anche con un bastone chiodato.
Le violenze avrebbero coinvolto anche il bambino, che la madre teneva tra le braccia nel tentativo di proteggerlo.
Per due giorni, secondo la ricostruzione fornita ai carabinieri, madre e figlio sarebbero rimasti prigionieri in quell’abitazione. Due notti di paura, tra pianti e richieste di aiuto. Un incubo interrotto soltanto dalle crisi dell’aggressore, che in alcuni momenti avrebbe chiesto scusa per poi tornare a colpire.
L’uomo avrebbe continuato a pretendere dalla compagna l’ammissione di un presunto tradimento.
La fuga durante il tragitto in auto
La svolta arriva la mattina del 13 agosto.
L’uomo deve uscire per comprare cibo e sigarette e porta con sé la compagna e il bambino. I tre salgono in automobile.
Poi, per la donna, arriva l’unica occasione per salvarsi.
Approfittando di un momento di distrazione del 28enne, la 24enne apre lo sportello, prende il figlio e scappa. Corre senza voltarsi, con il bambino stretto tra le braccia e una sola direzione: la caserma dei carabinieri.
La fuga, però, dura pochi metri.
La fortuna vuole che proprio in quel momento passi in auto il fratello della donna. La vede, comprende immediatamente la gravità della situazione e prende con sé la sorella e il bambino.
I tre raggiungono la caserma.
I lividi, le escoriazioni e il disegno del bambino
Quando la donna entra, è sconvolta. Piange, urla, racconta ai militari quello che sarebbe accaduto nelle ore precedenti.
Sul suo corpo ci sono lividi ed escoriazioni. Anche il bambino presenta graffi.
Viene immediatamente allertato il 118 e madre e figlio vengono accompagnati all’ospedale San Leonardo. Nel referto medico vengono riportate “policontusioni con ematomi ed escoriazioni multiple da aggressione”.
Per la donna la prognosi è di 15 giorni, per il bambino di 10.
Dopo essere stati dimessi, entrambi sono stati trasferiti in una struttura protetta, dove potranno iniziare un percorso di assistenza e riabilitazione lontano dall’uomo.
Nel frattempo, i carabinieri hanno predisposto un servizio per rintracciare il 28enne, che si trovava ancora nell’appartamento.
I militari lo hanno raggiunto e bloccato. L’uomo è stato arrestato e trasferito in carcere. Dovrà rispondere, secondo le contestazioni, di sequestro di persona, lesioni personali aggravate e maltrattamenti in famiglia.
Quel disegno lasciato in caserma
La storia, però, ha un’immagine che forse racconta più di tante parole.
Questa mattina la mamma e il bambino sono tornati in caserma per alcuni adempimenti burocratici.
Il piccolo, prima di andare via, ha lasciato ai carabinieri un disegno. Un gesto semplice, fatto con le mani di un bambino che soltanto poche ore prima era stato trascinato dentro un incubo che nessun bambino dovrebbe conoscere.
Quel foglio oggi resta lì, in quella caserma. Come un piccolo segno di gratitudine, ma anche come il simbolo di una libertà ritrovata.











