A trentaquattro anni dalla strage di Capaci, uno dei simboli più drammatici della lotta dello Stato contro la mafia trova una nuova casa. La Fiat Croma bianca sulla quale viaggiavano il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza il 23 maggio 1992 è stata ufficialmente svelata ed esposta al Museo del Presente “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino” di Palazzo Jung, a Palermo.
La cerimonia, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, della sorella del magistrato Maria Falcone, del ministro della Giustizia Carlo Nordio e delle principali autorità civili e militari, ha trasformato un reperto segnato dalla violenza mafiosa in un luogo permanente di memoria e riflessione civile.
L’auto che racconta una delle pagine più dolorose della Repubblica
Quella Fiat Croma non è una semplice automobile.
È il mezzo sul quale viaggiavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo quando, alle 17.58 del 23 maggio 1992, circa 500 chilogrammi di esplosivo collocati sotto l’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, furono fatti detonare da Cosa Nostra.
Nell’attentato persero la vita il magistrato, la moglie e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. L’unico sopravvissuto a bordo della vettura fu l’autista giudiziario Giuseppe Costanza, seduto sul sedile posteriore.
Le lamiere deformate, i vetri distrutti e i segni dell’esplosione raccontano ancora oggi la ferocia dell’attacco con cui la mafia tentò di piegare lo Stato.
Dal deposito al Museo del Presente
Per oltre quattordici anni la vettura è stata custodita all’interno della Scuola di Formazione della Polizia Penitenziaria “Giovanni Falcone” di Roma, protetta in una teca come testimonianza materiale della strage.
Grazie alla collaborazione tra il Ministero della Giustizia, la Fondazione Falcone, il Corpo di Polizia Penitenziaria e le istituzioni, la Croma è stata trasferita a Palermo attraverso un vero e proprio “itinerario della memoria”, accompagnata dal Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria con uno speciale dispositivo di sicurezza.
L’automobile entra ora a far parte del percorso espositivo del Museo del Presente, nato per raccontare alle nuove generazioni non soltanto le stragi mafiose, ma soprattutto il valore dell’impegno civile e della legalità.
Maria Falcone: “Non è il simbolo di una sconfitta”
Tra i momenti più intensi della cerimonia vi sono state le parole di Maria Falcone, profondamente commossa davanti alla vettura del fratello.
«Non avevo mai visto questa Croma e adesso questi trentaquattro anni mi sono caduti tutti addosso», ha dichiarato.
Per la presidente della Fondazione Falcone, però, quell’automobile non rappresenta la vittoria della mafia.
«L’arrivo di questa Croma non deve essere considerato il simbolo di una sconfitta, ma di una rinascita. È memoria viva di uomini dello Stato che non si sono sottratti al sacrificio e che hanno cambiato per sempre la storia del nostro Paese.»
Meloni: “Un’emozione tagliente”
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato con evidente emozione dopo lo svelamento.
«Sono abituata a parlare in pubblico, ma oggi non è facile. Quello che resta di questa Fiat Croma ti mette davanti alla Storia con la S maiuscola, fatta di carne, sangue e scelte che hanno cambiato il destino dell’Italia.»
La premier ha sottolineato come il sacrificio di Falcone abbia influenzato profondamente la coscienza civile del Paese, ribadendo l’impegno delle istituzioni nella lotta contro le organizzazioni mafiose.
Un simbolo che parla alle nuove generazioni
L’esposizione della Fiat Croma assume un significato che va oltre la commemorazione.
In un’epoca in cui molti giovani conoscono le stragi del 1992 soltanto attraverso i libri di scuola, quell’automobile diventa una testimonianza concreta della violenza mafiosa e del prezzo pagato da chi ha scelto di servire lo Stato.
Osservare da vicino quelle lamiere devastate significa comprendere che la mafia non è un concetto astratto né una pagina lontana della storia, ma una realtà che ha colpito uomini, donne e famiglie, cercando di fermare chi aveva costruito gli strumenti investigativi e giudiziari che ancora oggi costituiscono il principale patrimonio della lotta alla criminalità organizzata.
La memoria come responsabilità
L’ingresso della Fiat Croma nel Museo del Presente rappresenta anche un messaggio preciso: la memoria non può essere relegata alle ricorrenze.
Ogni visita, ogni studente che attraverserà quelle sale, ogni cittadino che si fermerà davanti a quell’automobile sarà chiamato a confrontarsi con una domanda ancora attuale: quale prezzo sono disposti a pagare uomini e donne dello Stato per difendere la giustizia?
Perché quella Croma non racconta soltanto la morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti della scorta. Racconta anche l’eredità che hanno lasciato all’Italia: un patrimonio di legalità, coraggio e responsabilità civile che continua ancora oggi a rappresentare uno dei pilastri della lotta alle mafie.











