A pochi mesi dalla lettera aperta firmata da 33 cronisti siciliani e indirizzata al presidente Mattarella e alla Commissione Antimafia, le adesioni sono più che raddoppiate. La richiesta: approfondire tutte le piste sulle stragi di Capaci e via D’Amelio
La ricerca della verità sulle stragi di Capaci e via D’Amelio torna al centro del dibattito del mondo del giornalismo. Mercoledì 30 settembre 2026, nella sede della Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), è stato rilanciato l’appello promosso lo scorso maggio da 33 cronisti siciliani e indirizzato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidenza della Commissione parlamentare Antimafia.
Una mobilitazione nata dalla richiesta di vagliare tutte le possibili piste investigative sulla stagione delle stragi mafiose del 1992, senza limitare l’attenzione al solo rapporto mafia-appalti, e di continuare ad approfondire gli elementi ancora non chiariti sulle responsabilità e sulle dinamiche degli attentati che uccisero Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta a Capaci e Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta in via D’Amelio.
A distanza di pochi mesi, le adesioni alla lettera sono più che raddoppiate, coinvolgendo giornalisti anche al di fuori della Sicilia.
«C’è ancora dell’altro da accertare»
A sintetizzare le ragioni dell’appello è stato un messaggio di Alfredo Morvillo, fratello di Francesca Morvillo e cognato di Giovanni Falcone, proiettato in apertura dell’incontro.
Morvillo ha distinto la verità giudiziaria emersa nei procedimenti celebrati negli anni dalla possibilità che restino ulteriori elementi da approfondire.
«Da alcuni spunti processuali, da alcuni spunti investigativi è lecito ritenere che ci sia anche dell’altro che fino a questo momento non è stato possibile accertare nelle dovute sedi giudiziarie», ha affermato, sostenendo che «certamente c’è qualcuno che sa e non parla».
Da qui la richiesta alla Commissione parlamentare Antimafia di approfondire «qualunque ipotesi investigativa» e ogni elemento che possa contribuire a individuare eventuali ulteriori responsabilità.
La Fnsi: «Abbiamo l’obbligo morale di chiedere chiarezza»
Ad aprire i lavori nella sala Tobagi è stata la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante.
«La Federazione nazionale della Stampa italiana è orgogliosa di ospitare questa iniziativa», ha dichiarato, ricordando il prezzo pagato dai giornalisti siciliani nella lotta alla mafia.
Sono nove i cronisti assassinati dalla mafia in Sicilia per il loro lavoro e per le loro inchieste, ha ricordato Costante.
«L’appello alla verità promosso dai colleghi siciliani raccoglie anche la loro eredità», ha aggiunto. «Quella per la verità deve essere una battaglia di tutti i giornalisti. Abbiamo l’obbligo morale di chiedere chiarezza».
Un richiamo al ruolo dell’informazione nella ricerca della verità e nella tutela del diritto dei cittadini a conoscere gli elementi ancora oggetto di indagine, ricostruzione e confronto giudiziario.
«Un’iniziativa per la democrazia»
Per Stefano Ferrante, segretario dell’Associazione Stampa Romana, l’iniziativa rappresenta anche una rivendicazione del ruolo del giornalismo nel sistema democratico.
«Questa iniziativa è importante perché rivendica il ruolo dei giornalisti nella democrazia e per la democrazia», ha affermato, sottolineando che anche l’attività sindacale può sostenere iniziative legate alla difesa della libertà e della funzione dell’informazione.
L’incontro è stato moderato da Franco Nuccio e Roberto Leone, vicesegretario di Assostampa Sicilia.
Tra i partecipanti Antonio Ortoleva, tra i promotori dell’appello, l’avvocato Armando Sorrentino, Emilio Ricci, vicepresidente dell’Anpi, Adriana Laudani, presidente dell’associazione Memoria e Futuro di Palermo, Giovanni Gioia, responsabile per la legalità della Cgil Roma e Lazio, e i giornalisti Enrico Bellavia, Alessandra Ziniti, Stefania Limiti e Attilio Bolzoni.
Presenti anche Paolo Serventi Longhi, presidente Ungp, e Lazzaro Pappagallo, componente della giunta esecutiva Fnsi, insieme ad alcuni dei firmatari della lettera.
La mobilitazione continua
Da 33 firmatari iniziali, l’appello ha visto crescere rapidamente il numero delle adesioni, fino a coinvolgere colleghi di diverse regioni italiane.
Per i promotori, però, il percorso non si conclude con l’iniziativa alla Fnsi.
«La mobilitazione continua», hanno assicurato Roberto Leone, Franco Nuccio e Antonio Ortoleva.
Il punto centrale resta la richiesta di approfondire ogni elemento utile a ricostruire una delle pagine più drammatiche della storia repubblicana e mafiosa italiana, distinguendo ciò che è stato accertato nei procedimenti giudiziari dagli interrogativi e dalle ipotesi che continuano a essere oggetto di attenzione.
A oltre trent’anni dalle stragi del 1992, il mondo del giornalismo rilancia così una richiesta precisa: continuare a cercare la verità, senza dare per esaurita la ricerca laddove restino elementi da chiarire.









