Dopo oltre quindici anni di indagini, riaperture del caso e nuove piste investigative, arriva una svolta giudiziaria nel procedimento sull’omicidio di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica ucciso ad Acciaroli il 5 settembre 2010. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno ha assolto l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso, imputato per concorso nell’omicidio aggravato dal metodo mafioso.
La sentenza rappresenta un passaggio importante in una delle vicende giudiziarie più complesse e controverse degli ultimi anni, perché Ridosso era considerato uno dei tasselli centrali del nuovo impianto accusatorio costruito dalla Procura di Salerno.
L’assoluzione
La decisione è stata pronunciata dal gup Giovanni Rossi al termine del processo celebrato con rito abbreviato, scelto dall’ex collaboratore di giustizia originario di Scafati. Ridosso è stato assolto con la formula “per non aver commesso il fatto”, ai sensi dell’articolo 530, secondo comma, del codice di procedura penale, disposizione che prevede l’assoluzione quando le prove risultano mancanti, insufficienti o contraddittorie.
Per conoscere nel dettaglio le motivazioni della sentenza sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni, previsto entro novanta giorni.
La richiesta della Procura
L’esito del processo si discosta dalla richiesta avanzata dall’accusa. La Procura di Salerno aveva infatti chiesto una condanna a sette anni e quattro mesi di reclusione, sostenendo la sostanziale attendibilità delle dichiarazioni rese dallo stesso Ridosso durante le indagini.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’ex collaboratore avrebbe partecipato, insieme all’imprenditore Giuseppe Cipriano, a un sopralluogo effettuato ad Acciaroli su richiesta dell’ex brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi. Lo scopo sarebbe stato quello di verificare la presenza di telecamere e le condizioni del percorso individuato per l’azione contro Vassallo.
Ridosso aveva sostenuto che l’obiettivo iniziale fosse una gambizzazione e non l’eliminazione del sindaco, maturata successivamente nel contesto delle tensioni legate al contrasto del traffico di droga e ad altre vicende amministrative del territorio.
Il delitto del sindaco pescatore
Angelo Vassallo, sindaco di Pollica e figura simbolo della legalità nel Cilento, venne assassinato la sera del 5 settembre 2010 mentre rientrava nella sua abitazione ad Acciaroli. L’omicidio suscitò una vasta eco nazionale e divenne uno dei più importanti misteri giudiziari italiani degli ultimi decenni.
Secondo l’ultima ricostruzione investigativa della Procura di Salerno, il movente del delitto sarebbe stato collegato alla volontà di impedire al sindaco di denunciare un presunto traffico di droga che avrebbe scoperto nella località costiera cilentana.
L’assoluzione di Ridosso è stata accolta con amarezza dai familiari di Angelo Vassallo. Dopo la lettura della sentenza, il figlio Antonio e il fratello Dario hanno manifestato pubblicamente la loro delusione per una decisione che viene percepita come un duro colpo alla ricerca della verità sul delitto.
Per la famiglia del sindaco pescatore, che da anni chiede giustizia e chiarezza sulle responsabilità dell’omicidio, la sentenza rappresenta una battuta d’arresto in un percorso giudiziario già segnato da numerosi colpi di scena.
La decisione nei confronti di Ridosso non chiude però il capitolo giudiziario sull’omicidio Vassallo. Prosegue infatti con rito ordinario il processo nei confronti degli altri imputati: l’ex brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi, l’imprenditore Giuseppe Cipriano e Giovanni Cafiero, quest’ultimo accusato di traffico di droga.
Nei mesi scorsi era stato invece prosciolto in udienza preliminare il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. La Procura di Salerno e la Procura generale hanno però impugnato quella decisione davanti alla Corte d’Appello, mantenendo aperto anche questo fronte giudiziario.
A quasi sedici anni dall’assassinio del sindaco pescatore, il caso Angelo Vassallo continua dunque a essere avvolto da interrogativi. L’assoluzione di Romolo Ridosso indebolisce uno dei pilastri dell’inchiesta che aveva portato alle recenti contestazioni, ma non pone fine alle indagini e ai procedimenti ancora in corso.











