Una sentenza destinata a far discutere e a riaccendere il dibattito su uno dei casi giudiziari più complessi della storia recente italiana. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, ha assolto Romolo Ridosso, ex collaboratore di giustizia, dall’accusa di concorso nell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica assassinato il 5 settembre 2010 ad Acciaroli.
L’assoluzione è arrivata nell’ambito del procedimento celebrato con rito abbreviato relativo al primo stralcio dell’inchiesta sul delitto del “Sindaco Pescatore”. Il gup ha pronunciato la formula “per non aver commesso il fatto”, respingendo di fatto l’impianto accusatorio sostenuto dalla Procura di Salerno, che aveva chiesto una condanna a sette anni e quattro mesi di reclusione.
Le accuse nei confronti di Ridosso
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Ridosso avrebbe avuto un ruolo nella fase preparatoria dell’agguato. In particolare, avrebbe partecipato a un sopralluogo effettuato nei giorni precedenti all’omicidio per verificare la presenza di telecamere di videosorveglianza e valutare il percorso da seguire per l’azione criminale.
L’ex collaboratore di giustizia sarebbe stato inserito, secondo l’ipotesi accusatoria, in un gruppo composto dall’ex carabiniere Lazzaro Cioffi, dal colonnello Fabio Cagnazzo, dall’imprenditore Giuseppe Cipriano e da Giovanni Cafiero. Gli investigatori ritengono che il progetto iniziale fosse quello di intimidire o ferire il sindaco attraverso una gambizzazione, ma che successivamente il piano si sia trasformato nell’omicidio di Angelo Vassallo.
La decisione del giudice rappresenta un ulteriore passaggio in una vicenda giudiziaria che negli ultimi mesi aveva già registrato un’altra importante svolta con il non luogo a procedere nei confronti del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo.
La posizione della Fondazione Angelo Vassallo
Dopo la sentenza, la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore ha diffuso una nota ufficiale nella quale prende atto della decisione del Tribunale, pur esprimendo perplessità e preoccupazione per gli sviluppi dell’inchiesta.
«Alla luce di quello che è successo posso dire che questa sentenza era nell’aria. Sicuramente il giudice Giovanni Rossi ha dato il meglio di sé. Dopo il non luogo a procedere nei confronti di Cagnazzo, resta un quadro che per noi continua a essere assurdo», dichiara il presidente della Fondazione, Dario Vassallo.
«La Procura aveva chiesto sette anni e quattro mesi, mentre la difesa aveva sostenuto una posizione diversa rispetto alle accuse. Il giudice è arrivato alla conclusione che Ridosso non c’entra nulla in questa vicenda. Prendiamo atto di quanto deciso, ma restano le nostre valutazioni su una vicenda che continua a lasciare molte domande aperte. Valuteremo le dovute iniziative, anche alla luce della possibilità di chiedere un intervento del Ministero della Giustizia, perché tutto ciò appare ancora difficile da comprendere», aggiunge.
Parole che evidenziano il forte disappunto della famiglia Vassallo e della Fondazione, impegnata da anni nel mantenere alta l’attenzione sulla ricerca della verità per l’omicidio del sindaco cilentano.
Le perplessità sui tempi delle decisioni
Critico anche il vicepresidente della Fondazione, Massimo Vassallo, che pone l’accento sui tempi delle decisioni assunte nei diversi procedimenti collegati all’inchiesta.
«L’udienza di Ridosso, nella quale ha parlato il suo difensore, risale a più di un mese fa. Il giudice si è preso più di un mese per deliberare in merito all’assoluzione di Ridosso. Diversamente, per la posizione Cagnazzo, la decisione è arrivata in poche ore. Questo ci lascia perplessi. Significa che per una decisione si è impiegato un mese e per un’altra poche ore. Riteniamo che questo aspetto debba essere chiarito, perché riguarda il modo in cui vengono gestiti tempi e decisioni in un processo così delicato».
Un passaggio che la Fondazione considera significativo e sul quale chiede maggiore chiarezza, soprattutto alla luce della rilevanza pubblica del procedimento.
Il riferimento alla difesa
Nella nota diffusa dopo la sentenza, Dario e Massimo Vassallo sottolineano inoltre un aspetto emerso durante il processo che, a loro giudizio, merita attenzione.
«Non possiamo non sottolineare un passaggio che riteniamo significativo. L’avvocato difensore di Romolo Ridosso ha dichiarato: “Non posso certo chiedere l’assoluzione per il mio assistito”. Eppure il giudice ha pronunciato l’assoluzione. È un paradosso: l’avvocato non chiede l’assoluzione per il proprio assistito e il giudice lo assolve. Un passaggio che riteniamo rilevante e che, per quanto ci risulta, non sappiamo se sia mai avvenuto prima nel nostro Paese», affermano i due rappresentanti della Fondazione.
Una verità ancora lontana
A quasi sedici anni dall’assassinio di Angelo Vassallo, il percorso verso l’accertamento delle responsabilità continua a essere segnato da colpi di scena e decisioni che ridisegnano continuamente il quadro processuale.
L’assoluzione di Romolo Ridosso rappresenta un duro colpo per l’impianto accusatorio costruito negli ultimi anni dalla Procura di Salerno, ma non chiude definitivamente il capitolo giudiziario legato all’omicidio del Sindaco Pescatore. Restano infatti aperti altri filoni processuali e continuano le iniziative dei familiari e della Fondazione per mantenere viva la richiesta di verità e giustizia.










