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“Quelli sono un esercito”: anche i clan del vesuviano pagano la tangente ai De Micco di Ponticelli

Luciana Esposito di Luciana Esposito
5 Maggio, 2026
in Cronaca, In evidenza
0
Camorra Ponticelli: tornato in libertà il leader dei “Bodo” Marco De Micco
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Una pesantissima richiesta estorsiva di ben cinquantamila euro, pretesa e ottenuta dai De Micco a ridosso delle festività. Stavolta, i soggetti taglieggiati non sono esercenti, imprenditori, soggetti addentrati in business illeciti o che si guadagnano da vivere praticando raggiri ed espedienti.

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Anche le figure apicali dei clan storicamente inseriti nelle dinamiche camorristiche dei comuni del vesuviano avrebbero preferito piegarsi al ricatto estorsivo del clan De Micco di Ponticelli, malgrado l’onerosa richiesta di denaro.

Nei comuni del vesuviano, come Sant’Anastasia, dove il clan egemone a Ponticelli non è riuscito – almeno per il momento – a conquistare il controllo degli affari illeciti, avrebbe ugualmente imposto la sua supremazia, pretendendo una tangente salatissima. Una sorta di patto di non belligeranza siglato attraverso un gravoso riscatto economico. Questo il prezzo imposto dai De Micco e pagato ai De Micco dai clan attivi nei comuni al confine con Ponticelli, il quartiere controllato in maniera sempre più capillare dai De Micco.

Uno scenario che conferma e sottolinea la solidità del potere criminale conquistato e preservato dal clan, anche oltre le strade di Ponticelli, come conferma la capacità di imporre onerose richieste estorsive anche oltre i confini del quartiere, perfino alle figure apicali di altre organizzazioni camorristiche radicate nella zona. Una premessa che ribadisce a chiare lettere la volontà dei cosiddetti “Bodo” di estendere il volume d’affari ben oltre i confini di Ponticelli. Una velleità dalla quale trapela l’ambiziosa volontà di espandere l’impero del clan, imponendo supremazia e richieste estorsive anche tra le strade dell’entroterra vesuviano.

Dal loro canto, i leader dei clan attivi nella zona vesuviana sembrano più che propensi a elargire denaro, se si tratta del prezzo da pagare per evitare una guerra di camorra contro un clan che dispone di un esercito, temutissimo, non solo in termini numerici. Veri e propri soldati, spregiudicati, abilissimi a maneggiare le armi e soprattutto disposti a tutto pur di perorare la causa del clan. Un esercito di fedelissimi, servili e devoti ai cosiddetti “Bodo” e pronti anche a morire per contribuire all’ascesa del clan. La spregiudicatezza degli affiliati, unitamente alla strategia del terrore imposta dai vertici del clan, hanno concorso a generare un mix esplosivo di tensione e timore che ha travolto anche le altre i leader camorristici che orbitano intorno alla zona di competenza territoriale dei De Micco.

Consapevoli di non disporre della forza economica e militare per contrastare il clan De Micco, le altre organizzazioni camorristiche preferiscono sottostare alle richieste estorsive, pur di evitare una faida di camorra che rischierebbe di sortire conseguenze ben più gravi.

Uno scenario che trova pieno riscontro nell’esclamazione di uno degli interpreti della camorra vesuviana che avrebbe giustificato così la decisione di consegnare ai De Micco i cinquantamila euro pretesi a ridosso delle festività, per conto e in nome di uno dei boss detenuti: “Quelli sono un esercito”. Una ricostruzione dalla quale trapela un altro dato di fatto ricorrente nelle segnalazioni utili a ricostruire il modus operandi del clan: il ruolo cruciale ricoperto da una figura di spicco del clan, malgrado la detenzione in carcere. Un boss che continua a impartire ordini e direttive, ma soprattutto estorsioni, a commercianti e imprenditori, ma anche ai soggetti che ricoprono un ruolo apicale all’interno dei clan operanti nel territorio controllato dai De Micco, direttamente o indirettamente.

Una supremazia conquistata e riconosciuta anche e soprattutto per effetto della strategia del terrore consolidata soprattutto sbandierando il potere criminale di cui dispongono i boss detenuti, proprio perché questa circostanza consegna il volto più feroce e inquietante di un clan che continua a incidere sulle vite di migliaia di persone, facendo leva sull’imponente egemonia di cui dispongono le figure apicali, malgrado le restrizioni previste dal regime carcerario, capaci finanche di intervenire personalmente per rivolgere richieste estorsive in videochiamata.

In un clima segnato anche dall’acclarato assoggettamento degli altri clan al cospetto della leadership camorristica saldamente ostentata dai De Micco, non è difficile capire come e perché sulle malefatte del clan sia calato un fitto velo di omertà che vede crescere a vista d’occhio il numero di vittime che scelgono di subire in silenzio, per quanto sia forte il timore delle conseguenze che potrebbero scaturire da un atto di ribellione.

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