Per anni il Sud Italia ha convissuto con l’incubo della “Terra dei Fuochi”. Oggi quell’ombra sembra essersi spostata ancora più a est, tra vigneti, uliveti e campagne pugliesi trasformate in discariche abusive dove tonnellate di rifiuti industriali provenienti dalla Campania venivano scaricate e, in alcuni casi, persino incendiate. Un sistema illecito che gli investigatori definiscono ormai una vera e propria filiera criminale dello smaltimento clandestino.
L’ultima maxi operazione dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, ha portato all’arresto di nove persone e al sequestro di aziende, terreni, capannoni industriali e beni per oltre un milione di euro. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe organizzato il trasporto illecito di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali e industriali dalla Campania verso Puglia, Basilicata e Calabria, utilizzando documenti falsi e società di copertura per aggirare i controlli ambientali.
Le indagini hanno ricostruito un sistema sofisticato e ramificato. I rifiuti — scarti industriali, residui tessili, materiali derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani e della raccolta differenziata — partivano da impianti campani per essere trasportati soprattutto nelle campagne del Foggiano e della BAT. Qui venivano scaricati illegalmente in cave dismesse, terreni agricoli, capannoni abbandonati e perfino tra gli uliveti. In alcune circostanze, dopo lo sversamento, i cumuli venivano incendiati per cancellare le tracce.
Secondo le ricostruzioni investigative, una delle aree maggiormente colpite sarebbe quella compresa tra Stornara, Stornarella e Borgo Mezzanone, nel Foggiano. Zone agricole dove intere distese di campagna sarebbero state trasformate in discariche abusive a cielo aperto. La Procura parla di circa seimila tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente.
L’immagine più inquietante dell’inchiesta è proprio questa: vigneti e uliveti trasformati in luoghi di abbandono tossico. Terre simbolo della produzione agricola pugliese contaminate da materiali industriali scaricati di notte, lontano dagli occhi delle comunità locali. In molti casi i proprietari dei terreni sarebbero stati ignari di quanto avveniva nelle loro campagne.
Gli investigatori sostengono che il traffico illecito avrebbe garantito enormi risparmi sui costi di smaltimento, generando un profitto illecito quantificato in circa un milione di euro. Per questo motivo sono stati sequestrati camion, motrici, impianti di trattamento rifiuti e società ritenute coinvolte nella rete criminale.
L’inchiesta rilancia ancora una volta il tema del traffico illecito di rifiuti come una delle attività più redditizie per le organizzazioni criminali. Un business meno visibile del narcotraffico ma capace di devastare territori interi, contaminare falde acquifere e compromettere produzioni agricole che rappresentano l’identità economica di intere regioni.
E proprio dalla Puglia si è levata una denuncia durissima: “La nuova Terra dei Fuochi è qui”, hanno commentato alcuni amministratori locali e associazioni ambientaliste dopo i sequestri nelle campagne foggiane.
La sensazione è che il problema non riguardi più soltanto singoli episodi di sversamento illegale, ma un modello criminale ormai consolidato, capace di sfruttare aree rurali isolate e la fragilità dei controlli ambientali. Un sistema che continua a prosperare nel silenzio delle campagne, lontano dai riflettori, finché non arrivano i sigilli della magistratura o il fumo nero di un incendio tossico a ricordare che sotto quei campi coltivati, spesso, si nasconde altro.











