Si è chiuso il cerchio delle indagini volte a far luce sulle circostanze che hanno portato all’omicidio del 20enne Fabio Ascione, ucciso nel “Parco di Topolino” di Ponticelli da un proiettile esploso accidentalmente da un giovane, imparentato con una figura apicale del clan De Micco.
Il giovane, Francesco Pio Autieri, residente a San Giorgio a Cremano, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri di Poggioreale, coordinati dalla DDA di Napoli, avrebbe sparato il colpo d’arma da fuoco che ha colpito mortalmente il 20enne Fabio Ascione. Risulta ormai chiara la dinamica: il colpo sarebbe partito accidentalmente mentre Autieri maneggiava l’arma, colpendo Ascione che poco prima si era avvicinato al gruppo di ragazzi, tra i quali aveva riconosciuto alcuni amici, che avevano trovato riparo sotto l’androne di uno dei palazzi del “Parco di Topolino”, poco dopo l’incursione di un gruppo di coetanei di Volla con i quali Autieri aveva avuto un alterco nell’arco della stessa serata.
I carabinieri di Poggioreale hanno fermato il minore che guidava lo scooter sul quale era a bordo Autieri quando quella sera, poco prima dell’omicidio di Ascione, si era recato a Volla, quartier generale del gruppo antagonista ed era andato in scena il primo raid.
In sostanza, quella sera, il minore e Autieri sono andati a Volla per regolare un conto in sospeso con un gruppo di coetanei del posto che da diverso tempo si starebbero mettendo in mostra inscenando stese, furti di auto, anche sconfinando a Ponticelli, manifestando una certa irriverenza nei confronti dell’egemone clan De Micco. Non è escluso che ad armare la mano di Autieri siano stati proprio i vertici del clan – ipotesi rafforzata dal vincolo di parentela che lo lega a una figura di spicco dei cosiddetti “bodo” – per archiviare quella questione facendola passare come una “banale lite tra ragazzini”.
Dopo il raid andato in scena a Volla, il gruppo entrato in rotta di collisione con i ragazzi di Ponticelli, avrebbe fatto irruzione nel quartiere, a bordo di un’auto scura, sprezzanti del fatto che le palazzine di via Carlo Miranda rappresentano uno dei luoghi-simbolo del potere dei De Micco e non avrebbero esitato a sparare contro il gruppo rivale. Autieri ma anche i ragazzi estranei alle logiche malavitose, spaventati dagli spari, avrebbero trovato riparo sotto l’androne del palazzo dove li ha raggiunti Fabio Ascione, al rientro della serata lavorativa al Bingo di Cercola. A quel punto, Autieri, maneggiando l’arma, avrebbe fatto partire il colpo accidentale che si è rivelato fatale per Ascione.
Fin da subito, Autieri ha beneficiato di protezione e omertà, non solo da parte dei testimoni oculari, i giovani che hanno assistito all’omicidio, alla luce del pesante vincolo di parentela con una figura apicale del clan egemone nel rione teatro dell’accaduto e che detiene il controllo degli affari illeciti a Ponticelli. Tuttavia, il giovane si era reso irreperibile ed era sparito dalla circolazione fin dalle ore immediatamente successive ai fatti della notte di Pasquetta e che sono culminati nella morte di un ragazzo innocente. Consapevole che il muro di silenzio erto a sua protezione a suon di minacce da parte del clan, rischiava di vacillare al cospetto della morte di un ragazzo estraneo alle dinamiche camorristiche, seppure involontaria, Autieri ha smesso di marcare il territorio e di farsi vedere i giro. Un atteggiamento che ha rafforzato i sospetti che sono poi diventati certezze, quando il muro di omertà che ha iniziato a vacillare sempre di più, rischiando di degenerare in altri fatti di sangue, alla luce del depistaggio inscenato dal clan e finalizzato a far ricadere la responsabilità di colpa sul gruppo di Volla, coinvolto nella lite con Autieri e che poco prima di quel colpo esploso accidentalmente aveva innescato il fuggi, fuggi generale che ha portato quel gruppo odi ragazzi a riunirsi nei pressi del campo di calcio intitolato a Francesco Poalillo.
Una vicenda nella quale i De Micco hanno ricoperto un ruolo cruciale fin da subito, imponendo silenzio e omertà, inscenando un depistaggio e garantendo copertura e protezione al giovane autore dell’omicidio di un innocente che nelle ore precedenti al fermo ha anche provveduto ad oscurare l’immagine del profilo dei suoi account sui social. A riprova della consapevolezza di essere finito nel mirino degli inquirenti, ancor più quando il suo nome ha iniziato a circolare anche sui social network, nei serrati botta e risposta che si susseguono in un improbabile processo mediatico, alimentato e fomentato anche dalle performance social di alcuni “giornalisti” hanno pubblicato sui social network le fotografie dei ragazzi del gruppo di Volla, indicandoli come gli assassini dell’innocente Fabio Ascione, dando man forte al depistaggio voluto dal clan, in sostanza.
Autieri si è consegnato al culmine di una vera e propria caccia all’uomo che ha visto i carabinieri setacciare tutti i covi del clan dove il giovane poteva essersi rifugiato. Dopo l’esecuzione del fermo che ha fatto scattare le manette per il complice, Autieri si è presentato spontaneamente negli uffici dei militari in via Stadera, avendo ormai compreso che proseguendo la latitanza avrebbe solo aggravato la sua posizione.
Gli arresti maturati alla vigilia dei funerali di Fabio Ascione che si celebreranno alle 10.30 di martedì 14 aprile nella chiesa di San Pietro e Paolo, esattamente a una settimana di distanza dai tragici fatti avvenuti all’alba di martedì 7 aprile, concorrono a ripristinare la calma, mettendo un punto fermo anche al parapiglia che ha tenuto banco sui social e che rischiava di sfociare in uno scenario ancora più drammatico.
L’epilogo delle indagini concorre a lenire almeno in parte la ferita profonda squarciata dalla morte di un innocente, a poche ore dalla celebrazione dei funerali, la cui autorizzazione è giunta in seguito a una vera e propria mobilitazione dei cittadini dopo il diniego dell’autorizzazione da parte della Questura di Napoli che inizialmente aveva negato l’ok per la celebrazione dei funerali in chiesa per motivi di ordine pubblico, temendo un possibile azione ritrosiva. Una decisione rivalutata in tempo per consentire al feretro di entrare in chiesa, seppure sia stato vietato il corteo. Un dietrofront lungimirante, alla luce della risoluzione delle indagini che hanno chiuso il cerchio intorno al responsabile di quello sparo a sette giorni di distanza dai fatti andati in scena all’alba di martedì 7 aprile e che sottolineano l’estraneità della vittima, non solo alle dinamiche culminate in quel triste epilogo, ma anche e soprattutto al contesto criminale.











