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27 maggio 2023: Giulia Tramontano uccisa al settimo mese di gravidanza, il femminicidio che ha sconvolto l’Italia

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
27 Maggio, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Omicidio Giulia Tramontano: la testimonianza della carabiniera che ha trovato il cadavere
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Il 27 maggio 2023 l’Italia fu sconvolta da una delle vicende di cronaca più atroci degli ultimi anni: l’omicidio di Giulia Tramontano, 29 anni, incinta di sette mesi del piccolo Thiago. Una vicenda che avrebbe sconvolto il Paese non solo per la brutalità del delitto, ma per la lunga scia di menzogne, manipolazioni e violenza psicologica emersa durante le indagini e il processo.

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Giulia, originaria del comune napoletano di Sant’Antimo, viveva a Senago, nel Milanese, insieme al compagno Alessandro Impagnatiello, barman di 30 anni. Aspettavano un figlio, Thiago, che sarebbe nato poche settimane dopo. Dietro l’immagine di una coppia normale, però, si nascondeva una doppia vita costruita da Impagnatiello: l’uomo aveva una relazione parallela con un’altra donna, che proprio il giorno dell’omicidio incontrò Giulia per raccontarle tutta la verità.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, dopo quel confronto Giulia tornò a casa. Lì, nella sera del 27 maggio, venne uccisa dal compagno con decine di coltellate. L’autopsia parlerà di 37 fendenti. 

Subito dopo il delitto, Impagnatiello tentò di cancellare ogni traccia. Per giorni mentì sulla scomparsa della compagna, partecipò alle ricerche e provò persino a bruciare il corpo della donna. Il cadavere venne nascosto in auto e poi abbandonato in un’area tra Senago e Milano. Solo dopo lunghe ore di interrogatorio, il 31 maggio 2023, il barman confessò l’omicidio e indicò agli investigatori il luogo in cui aveva lasciato il corpo. 

Le indagini successive fecero emergere dettagli ancora più inquietanti. Gli inquirenti scoprirono che mesi prima del delitto Impagnatiello aveva effettuato ricerche online su veleni e aborti e avrebbe somministrato topicida a Giulia tentando di provocare la morte del feto. Secondo la Corte d’Assise d’Appello, però, quell’avvelenamento sarebbe stato finalizzato a provocare un aborto e non l’omicidio della donna. 

La Procura ha contestato a Impagnatiello l’omicidio volontario pluriaggravato, l’occultamento di cadavere e l’interruzione non consensuale di gravidanza. Durante le udienze emerse il profilo di un uomo ossessionato dalla propria immagine, incapace di accettare il crollo della doppia vita che aveva costruito. 

Il 25 novembre 2024, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la Corte d’Assise di Milano condannò Alessandro Impagnatiello all’ergastolo con tre mesi di isolamento diurno. I giudici riconobbero le aggravanti della crudeltà, della convivenza e della premeditazione in primo grado. 

Alla lettura della sentenza, nell’aula del tribunale, la famiglia Tramontano scoppiò in lacrime. La madre di Giulia, Loredana Femiano, disse: “Non è vendetta, abbiamo perso la nostra vita”. La sorella Chiara, diventata in questi anni una delle voci simbolo contro la violenza sulle donne, parlò più volte del dolore di una famiglia “distrutta per sempre”. Dopo la sentenza d’appello del 2025, che confermò l’ergastolo ma escluse la premeditazione, Chiara Tramontano reagì duramente: “Vergogna. L’ha avvelenata per sei mesi”. 

Nel giugno 2025 la Corte d’Assise d’Appello di Milano confermò infatti l’ergastolo, pur eliminando l’aggravante della premeditazione. I giudici sostennero che non vi fossero prove sufficienti per dimostrare che il progetto omicidiario fosse stato pianificato con largo anticipo, distinguendo il tentativo di avvelenamento dall’intenzione di uccidere Giulia. Una decisione che provocò rabbia e indignazione nell’opinione pubblica e nei familiari della vittima. 

La storia di Giulia Tramontano e del piccolo Thiago è diventata uno dei simboli più dolorosi della violenza di genere in Italia. Non soltanto per la ferocia dell’omicidio, ma perché racconta il meccanismo del controllo, della manipolazione e della menzogna che spesso precede i femminicidi.

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