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Trapianto cuore Domenico, le chat degli infermieri: «È un casino, se lo portano sulla coscienza»

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
28 Febbraio, 2026
in Cronaca, In evidenza
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La storia del piccolo Domenico: il bambino di due anni al quale hanno trapiantato un cuore “bruciato”
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Emergono nuovi dettagli nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, il bambino di 2 anni e mezzo deceduto il 21 febbraio all’Ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore finito tragicamente male. Tra gli atti dell’inchiesta, ora sono al centro dell’attenzione alcune conversazioni WhatsApp tra infermieri che ricostruiscono i momenti drammatici in sala operatoria il 23 dicembre scorso, quando l’organo donato, proveniente da Bolzano, è stato impiantato nel torace del bambino senza mai ripartire. 

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Le chat rivelano lo sconcerto e la tensione tra il personale sanitario mentre si svolgevano le fasi più delicate dell’intervento. Alle 16.06 di quel giorno, poco dopo l’arrivo del cuore, una caposala risponde a un’infermiera esterna con parole dure: “Non va… zero… è una pietra”, riferendosi alle condizioni dell’organo non funzionante. E la replica dell’altra dov’è netta: “Mamma mia, se lo portano sulla coscienza”. 

In un altro scambio, una delle infermiere chiede come stanno le cose e riceve una spiegazione allarmante: “Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco. Si è congelato, forse non lo può impiantare. È un casino”. Il riferimento è alla gestione del cuore durante il trasporto e la conservazione, con l’organo descritto come gravemente danneggiato da temperature troppo basse. 

La tensione emerge ancora quando, dopo circa un quarto d’ora, uno degli infermieri chiede se la situazione sia stata risolta e dice: “Ma lui ha fatto il pazzo?”, riferendosi al cardiochirurgo incaricato del trapianto. La risposta dei colleghi lascia intravedere la difficoltà estrema dell’operazione: “Per scongelarlo lo abbiamo messo nell’acqua calda. Se riparte è un miracolo”. Nonostante ciò, si decide comunque di procedere con l’impianto. 

Questi messaggi, ormai agli atti dell’inchiesta della Procura di Napoli, offrono un quadro crudo delle difficoltà tecniche e del clima di confusione che ha accompagnato l’intervento che avrebbe dovuto salvare la vita di Domenico. Le conversazioni stanno aiutando gli inquirenti a ricostruire le fasi critiche del trapianto, in una vicenda che ha già visto sette persone iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo. 

Oltre ai messaggi tra infermieri, le indagini hanno raccolto testimonianze sulla gestione del ghiaccio e del contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo, ritenuti ormai fuori da standard operativi, e sulle difficoltà di scongelamento dell’organo arrivato a Napoli. 

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