Ad Afragola qualcuno ignoti hanno dato fuoco allo striscione che ritraeva il volto di Martina Carbonaro, la 14enne vittima di femminicidio, uccisa un anno fa dall’ex fidanzato.
Non ha preso fuoco una semplice scritta o un manifesto qualsiasi, ma uno degli striscioni realizzati per ricordare la ragazza di 14 anni uccisa il 26 maggio 2025 dall’ex fidanzato Alessio Tucci, oggi sotto processo per omicidio volontario pluriaggravato.
L’episodio ha provocato indignazione e rabbia in città, dove il nome di Martina continua a rappresentare una ferita aperta. A distanza di oltre un anno dal femminicidio che sconvolse l’Italia intera, la comunità si trova ancora una volta a fare i conti con un gesto che colpisce non soltanto una famiglia già devastata dal dolore, ma l’intero patrimonio di memoria costruito attorno alla vicenda della giovane afragolese. Un gesto che giunge a pochi giorni di distanza dalle concitatissime fasi che hanno accompagnato la prima udienza del processo che vede alla sbarra Tucci e che è stata segnata dalle minacce pronunciate in aula dai parenti dell’imputato e rivolte ai familiari della 14enne.
Non è la prima volta che i simboli dedicati a Martina finiscono nel mirino di ignoti.
Pochi giorni fa era stata danneggiata anche la targa collocata sulla panchina rossa dedicata alla ragazza. Un episodio che aveva già suscitato sdegno e che aveva spinto associazioni, istituzioni e cittadini a ribadire l’importanza di custodire i luoghi della memoria.
Adesso l’incendio dello striscione rappresenta un ulteriore sfregio.
Un gesto che appare ancora più grave perché colpisce il simbolo di una ragazza diventata suo malgrado il volto della lotta contro la violenza sulle donne e contro la cultura del possesso che continua a mietere vittime.
La storia di Martina
Martina Carbonaro aveva soltanto 14 anni quando venne attirata in un edificio abbandonato nei pressi dello stadio Moccia di Afragola. Secondo la ricostruzione degli investigatori, fu uccisa a colpi di pietra dall’ex fidanzato Alessio Tucci dopo aver rifiutato un riavvicinamento. Il corpo venne poi nascosto tra i rifiuti e gli scarti edilizi presenti nell’area.
Da allora il suo nome è diventato un simbolo.
Fiaccolate, manifestazioni, flash mob degli studenti e iniziative pubbliche hanno trasformato il ricordo di Martina in un impegno collettivo contro la violenza di genere.









