Nel pomeriggio di venerdì 27 febbraio, a Napoli, migliaia di persone hanno sfilato in un corteo per il diritto all’abitare, con lo slogan “La casa sì, gli sfratti no”. Da Piazza Dante fino alla sede della Regione Campania, cittadini, comitati e associazioni hanno manifestato contro gli affitti insostenibili, gli sfratti crescenti e la scarsità di politiche abitative pubbliche.
Striscioni, cori e cartelloni hanno raccontato una città che non può più ignorare l’emergenza abitativa: “Gente senza case per case senza gente”, “La casa è un diritto, l’affitto una rapina” e altri messaggi hanno accompagnato la mobilitazione. Il corteo ha richiamato l’attenzione anche sul fenomeno degli affitti turistici incontrollati, sulla mancanza di edilizia pubblica e sul rischio di trasformare interi quartieri in spazi a esclusivo uso commerciale o turistico.
Ma mentre migliaia manifestano per la casa, la cronaca ci ricorda quanto possa essere drammatico il prezzo della precarietà abitativa. Un anno fa, a Caivano, in via Visone, la vita di Ciro Abbazia, 40 anni, si è interrotta per sempre. Disoccupato, schiacciato dai debiti e senza una rete di protezione, Ciro stava per perdere l’unico luogo che poteva chiamare casa. Quando l’ufficiale giudiziario è arrivata per notificargli lo sfratto, lo ha accolto con gentilezza, offrendole un caffè, parlando con educazione. Poi si è allontanato con una scusa e non è più tornato: Ciro si è tolto la vita.
La sua morte ha suscitato sgomento e rabbia: un uomo fragile, piegato dalla precarietà e dall’assenza di sostegno, incapace di reggere il peso di un’esistenza resa insostenibile dalla perdita della casa. La vicenda di Ciro è diventata simbolo di un’emergenza spesso invisibile: dietro le statistiche sugli sfratti ci sono volti, vite fragili, famiglie sospese tra precarietà e abbandono.
La manifestazione di Napoli, con migliaia di cittadini in piazza, ha ricordato che il diritto alla casa non è solo una questione amministrativa, ma una questione di dignità umana. Come ha sottolineato uno degli organizzatori: “Non basta registrare gli sfratti, bisogna ascoltare, dare tempo, protezione, alternative concrete a chi rischia di perdere tutto”.
Raccontare la storia di Ciro e al contempo dare voce ai manifestanti di ieri significa tenere aperta una ferita, non normalizzare tragedie che potrebbero essere prevenute. La casa, la sicurezza, il diritto di vivere senza il terrore di finire in strada sono temi che riguardano migliaia di persone a Napoli, in Campania e in tutta Italia.
Il corteo di ieri e il ricordo di Ciro ci ricordano che lo sfratto non è mai un numero: può diventare una tragedia, e che solo una politica abitativa attenta, inclusiva e concreta può trasformare la protesta in speranza.










