Le autorità iraniane hanno fronteggiato con una violenta repressione le proteste antigovernative esplose all’inizio di gennaio, e secondo la rivista Time la conta delle vittime potrebbe essere molto più alta di quanto riconosciuto ufficialmente. Fonti anonime interne al Ministero della Salute iraniano hanno riferito che, solo nelle giornate dell’8 e del 9 gennaio, potrebbero essere stati uccisi oltre 30.000 manifestanti nelle strade del Paese durante l’ondata di proteste represse con forza dall’apparato di sicurezza.
La stima, citata dal magazine internazionale e basata su dati raccolti da funzionari sanitari locali, parla di 30.304 morti nelle sole 48 ore più sanguinose, un numero che non considera le vittime decedute successivamente negli ospedali militari né quelle in aree dove non sono stati trasmessi bilanci ufficiali.
Il bilancio indicato da Time supera di gran lunga quello fornito dalle autorità di Teheran, che qualche giorno fa avevano ufficializzato una cifra di circa 3.117 morti, sostenendo che includeva civili e agenti di sicurezza.
Organizzazioni indipendenti per i diritti umani e media internazionali hanno riportato cifre diverse: alcune fonti iraniane di opposizione e servizi di intelligence esteri parlano di oltre 36.000 morti durante la repressione, con scontri segnalati in centinaia di città e villaggi in tutto il Paese e uso di armi letali contro i manifestanti.
Le proteste, iniziate alla fine di dicembre e amplificatesi nei primi giorni dell’anno, sono nate in un clima di crescente malcontento per la crisi economica, l’aumento dei prezzi, la caduta della valuta nazionale e le restrizioni civili imposte dal governo teocratico. In molte città iraniane, decine di migliaia di persone sono scese in piazza chiedendo cambiamenti politici profondi e maggiore libertà. Le forze di sicurezza, tra polizia, pasdaran e milizie variegate, hanno risposto con gas lacrimogeni, proiettili veri, cecchini appostati sui tetti e tattiche di assalto contro gruppi di manifestanti.
Il Governo iraniano aveva imposto un blocco delle comunicazioni internet e delle reti telefoniche mobili nelle aree più colpite, rendendo particolarmente difficile accertare con precisione l’entità dei morti e dei feriti. Testimoni oculari e video girati dai manifestanti hanno mostrato scene di scontri nei centri urbani, con le ambulanze in difficoltà e una rete sanitaria sotto enorme pressione.
La situazione ha attirato l’attenzione internazionale delle organizzazioni per i diritti umani e delle Nazioni Unite, che monitorano le proteste e la risposta delle autorità con preoccupazione. I dati contrastanti sul numero delle vittime sottolineano sia l’opacità dell’informazione ufficiale in Iran sia la difficoltà di ottenere statistiche indipendenti in un clima di controllo governativo delle comunicazioni.
La rivendicazione di Time, se confermata, indicherebbe una delle repressioni più letali degli ultimi decenni in un paese contro manifestanti civili, con conseguenze politiche e umanitarie destinate a influenzare le relazioni internazionali nel Medio Oriente e oltre.










