Alex Jeffrey Pretti aveva 37 anni ed è stato ucciso lo scorso 24 gennaio a Minneapolis durante un’operazione condotta da agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e della Border Patrol nell’ambito di un’ampia repressione anti‑immigrazione che ha suscitato proteste e tensioni in tutta la città e oltre.
Un infermiere appassionato e rispettato
Pretti era un cittadino americano nato in Illinois e residente nel sud di Minneapolis. Dopo essersi diplomato alla Preble High School di Green Bay (Wisconsin) nel 2006, aveva studiato all’Università del Minnesota e iniziato la sua carriera professionale come ricercatore. Successivamente, nel 2021, aveva conseguito la licenza di infermiere professionale, lavorando come infermiere di terapia intensiva presso il Veterans Affairs Medical Center di Minneapolis, dove si occupava della cura di veterani e pazienti critici.
Chi lo conosceva lo descriveva come una persona dal grande impegno umano e professionale: un “gigante buono” appassionato del proprio lavoro, altruista e attento alle persone in difficoltà. Era anche un appassionato di attività all’aperto, amava andare in bici e vivere la natura, e nella sua comunità era noto per essere un vicino gentile e rispettato.
Nessun precedente penale, arma con licenza
Secondo le autorità locali, Pretti non aveva precedenti penali significativi, con un fascicolo che riportava solo piccole infrazioni come multe per divieto di sosta. Era anche proprietario legale di un’arma da fuoco con porto d’armi valido, come consentito dalla legge del Minnesota. Tuttavia, le riprese video diffuse dai media e dai testimoni indicano che al momento dell’incidente non stava brandendo l’arma, ma teneva in mano un telefono cellulare e stava filmando l’azione degli agenti federali e cercando di aiutare altre persone.
Le circostanze della morte
Le immagini e le ricostruzioni disponibili mostrano che Pretti si trovava in mezzo alla strada durante un’operazione federale di ICE e Border Patrol, in un momento di forte tensione dovuta alle ampie proteste contro le tattiche di contrasto all’immigrazione. In base alle riprese verificate, Pretti stava cercando di aiutare una donna che era stata spinta a terra dagli agenti, quando è stato spruzzato con gas al peperoncino, caricato a terra e successivamente colpito da numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi dagli agenti.
Le autorità federali hanno sostenuto che l’uomo si sarebbe avvicinato con un’arma, ma i video pubblicati sembrano contraddirne la versione ufficiale, mostrando Pretti con un telefono e non con un’arma estratta. Questa discrepanza ha alimentato proteste e critiche sull’uso eccessivo della forza da parte degli agenti e sulla gestione della situazione di ordine pubblico.
Reazioni della comunità e dell’opinione pubblica
La sua morte ha provocato proteste diffuse in città e nel paese, con manifestazioni di condanna contro l’azione dell’ICE e richieste di maggiore trasparenza da parte delle autorità. Molti colleghi, amici e familiari lo hanno ricordato non solo come un professionista dedito al suo lavoro, ma anche come una persona che voleva fare la differenza nella vita degli altri. Organizzazioni di infermieri e associazioni civili hanno promosso veglie e raccolte fondi in suo onore, sottolineando il profondo impatto della sua perdita sulla comunità locale.
La vicenda di Alex Pretti, oltre alla tragedia personale, si è trasformata in un simbolo delle tensioni in corso negli Stati Uniti attorno alle pratiche di applicazione dell’immigrazione e alla comunità civile coinvolta nelle proteste, con ripercussioni politiche e sociali che continuano a suscitare dibattito nazionale.











