L’otto ottobre 1986, a Messina, Nunziata Spina, 35 anni, originaria di Sant’Alfio (Catania), rimase vittima innocente di un agguato mafioso mentre era ricoverata nel reparto di fisioterapia dell’ospedale di Ganzirri.
L’omicidio avvenne alle 22, quando due uomini armati fecero irruzione nella sala d’attesa e iniziarono a sparare contro Pietro Bonsignore, un pregiudicato di 21 anni coinvolto nel maxiprocesso contro le cosche messinesi. Un proiettile vagante colpì la donna alla tempia sinistra, uccidendola sul colpo. Bonsignore, bersaglio dell’agguato, fu anch’egli gravemente ferito.
L’omicidio di Nunziata Spina rappresenta uno dei tanti episodi di violenza che segnarono la storia recente di Messina, dove le faide tra cosche rivali spesso coinvolgevano anche persone estranee al mondo della criminalità. La sua morte è stata riconosciuta come vittima innocente di mafia.
Questo tragico evento evidenziò la spietatezza della criminalità organizzata e la sua capacità di colpire chiunque, anche in luoghi che dovrebbero essere sicuri come gli ospedali.











