Due anni dopo il 7 ottobre 2023, la Striscia di Gaza continua a vivere una crisi umanitaria senza precedenti. I numeri delle vittime parlano da soli: oltre 67.000 palestinesi uccisi, quasi 170.000 feriti, di cui circa 4.800 hanno subito amputazioni e 1.200 sono completamente paralizzati. Si stima che circa 9.500 persone risultino ancora disperse. La devastazione ha colpito ogni aspetto della vita quotidiana: il 90% delle abitazioni è stato distrutto o gravemente danneggiato, 38 ospedali sono stati gravemente colpiti e un enorme numero di scuole non è più funzionante. La carenza di acqua, elettricità e servizi igienico-sanitari ha ulteriormente aggravato le condizioni della popolazione.
Circa 2 milioni di palestinesi sono stati costretti a sfollare almeno una volta, spesso più volte, e molti bambini soffrono di malnutrizione. La mancanza di cure mediche ha aumentato il rischio di aborto spontaneo e altre gravi complicazioni, mentre le strutture sanitarie rimaste operano in condizioni critiche, con scarsità di medicinali, personale e attrezzature. L’economia della Striscia è praticamente paralizzata: commercio, industria e agricoltura sono distrutti o gravemente limitati, con un PIL crollato e disoccupazione altissima. Migliaia di edifici e interi quartieri sono stati danneggiati, e quasi tre quinti delle strutture della Striscia risultano colpite.
Il bilancio umano è particolarmente drammatico: donne, bambini e anziani costituiscono la maggior parte dei morti e dei feriti. Le ferite non sono solo fisiche; traumi psicologici, perdita di case e famiglie, separazioni forzate e sfollamenti continui generano condizioni disperate. Gli sforzi diplomatici e umanitari proseguono, ma finora non è emersa una soluzione definitiva. Le organizzazioni internazionali denunciano costantemente violazioni del diritto internazionale e chiedono accesso umanitario senza restrizioni.
Il 7 ottobre 2025 segna il secondo anniversario dell’inizio del conflitto tra Israele e Hamas.
In questo contesto, sono in corso negoziati indiretti tra Israele e Hamas, mediati da Egitto, Qatar e Stati Uniti, con l’obiettivo di raggiungere un cessate il fuoco. Il piano proposto dal presidente Donald Trump prevede, nella sua prima fase, uno scambio di ostaggi e prigionieri, un parziale ritiro delle forze israeliane da Gaza e la cessazione delle ostilità. Entrambe le parti hanno espresso un impegno preliminare verso questi obiettivi, sebbene permangano questioni irrisolte, come il disarmo di Hamas e la governance futura di Gaza. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha offerto il suo supporto per facilitare gli scambi.
Tuttavia, nonostante i progressi nei colloqui, la violenza continua. Israele ha intensificato le sue offensive, mentre Hamas ha mantenuto la sua posizione, rendendo incerta la possibilità di una risoluzione definitiva. Le organizzazioni internazionali continuano a denunciare violazioni del diritto internazionale e chiedono un accesso umanitario senza restrizioni.
Sebbene vi siano segnali di speranza attraverso i negoziati in corso, la situazione sul terreno rimane critica. La comunità internazionale è chiamata a sostenere gli sforzi per una pace duratura e a garantire assistenza umanitaria alla popolazione di Gaza, che continua a soffrire le conseguenze di un conflitto prolungato e devastante.











