Francesco Terracciano, figlio di Giacomo Terracciano, figura apicale dell’omonimo clan operante nel comune vesuviano di Pollena Trocchia, è tornato recentemente sotto i riflettori nell’ambito delle indagini sul gioco d’azzardo illegale e sulle connessioni tra malavita italiana e cinese. La sua figura emerge non solo dai procedimenti giudiziari, ma anche da intercettazioni che ne rivelano i legami con altre figure di spicco della camorra napoletana, anche a centinaia di chilometri di distanza dal Vesuvio.
Secondo quanto raccontato da Antonio Sarno ‘o tartaro, figlio di Ciro Sarno detto ‘o Sindaco, nei mesi precedenti all’arresto avvenuto lo scorso maggio, avrebbe incontrato Francesco Terracciano, quando si era recato a Bologna dal suo amico e sodale Ciro Sermone, noto per la gestione di affari illeciti riconducibili a un giro di fatture false. Terracciano – secondo quanto riferito da Antonio Sarno, ignaro di essere intercettato – ha replicato mostrando una conoscenza approfondita del sistema, aggiungendo che anche suo cugino riceve pagamenti in contanti con una percentuale del 5-7%.
Negli anni passati, il clan Sarno, originario del quartiere Ponticelli, ha esteso la sua influenza anche nella zona vesuviana, inclusi comuni come Sant’Anastasia, Pollena Trocchia e Somma Vesuviana. Questa espansione è stata facilitata da alleanze strategiche con altri gruppi camorristici locali, attivo principalmente a Pollena Trocchia e Sant’Anastasia. Le alleanze tra il clan Sarno e i gruppi camorristici attivi a Pollena Trocchia e Sant’Anastasia sono state una parte integrante della geografia criminale della zona vesuviana. Il clan Terracciano era una vera e propria costola del potente clan Sarno e beneficiava del supporto di altri alleati della zona, come gli Orefice.
Antonio Sarno, al pari di Francesco Terracciano, si è trasferito a Prato, in seguito alla dissoluzione del clan di famiglia, scaturita da una serie di pentimenti eccellenti, tra i quali quello del padre e degli zii. Dalla conversazione intercettata trapela quindi una connessione tutt’altro che irrilevante che sembra disegnare un ponte di congiunzione tra passato e presente, capace di estendersi ben oltre i confini della Campania per rimettere in connessione i rampolli di due clan in affari e in rapporti più che ottimi all’ombra del Vesuvio, quando i Sarno dominavano la scena camorristica napoletana.
I Terracciano, al pari dei Sarno, in Toscana hanno riavviato i business illeciti, come sottolineano le recenti operazioni delle forze dell’ordine.
Il 16 aprile 2024, in un’operazione congiunta tra la squadra mobile di Pistoia e la Guardia di Finanza, sono stati eseguiti 12 arresti e sequestri di beni per circa 1,184,000 euro. Tra gli arrestati figurano Giacomo e Francesco Terracciano, padre e figlio, rispettivamente di 73 e 50 anni, residenti a Prato. Le accuse comprendevano: associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo di raccolta di giochi e scommesse, estorsione, falso, traffico e detenzione di stupefacenti, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Tre sale slot e varie società sono state sequestrate preventivamente, con perquisizioni supportate da SCO e SCICO.
Nella primavera 2025 è partita l’indagine “End Game”, che ha coinvolto un sodalizio italo-cinese operante nell’area di Pistoia, Prato e Firenze. Anche qui, padre e figlio Terracciano figurano tra i principali indagati, ritenuti tra i capi del sodalizio che gestiva sale slot e scommesse clandestine. Nel filone pratese dell’indagine, tuttavia, l’accusa di associazione a delinquere è caduta in quanto le intercettazioni sono state dichiarate inutilizzabili dal GIP, pur rimanendo altri capi di accusa legati alle scommesse illegali.
Nell’ambito delle indagini su scommesse clandestine, padre e figlio Terracciano avrebbero clonato siti di poker online, usando sale slot intestate a cittadini cinesi come basi operative per la raccolta di denaro.
Non è la prima volta che Francesco Terracciano finisce sulle pagine di cronaca toscane: già nel 2009 era coinvolto nella maxi operazione contro la cosiddetta “camorra della lap dance” in Toscana. In quell’occasione, lui e suo fratello Antonio erano accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, sfruttamento della prostituzione, usura, scommesse clandestine, estorsioni e incendi dolosi.
Lo scorso maggio, la Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, con il supporto della Guardia di Finanza, ha eseguito una vasta operazione che ha portato all’arresto di 12 persone e al sequestro di beni per un valore complessivo di circa 1 milione di euro. L’operazione ha interessato le regioni di Toscana, Liguria, Campania, smantellando una rete camorristica riconducibile al clan Sarno.
Tra gli arrestati figurano esponenti di spicco del clan, tra cui Ciro Sarno, noto come “o’ sindaco”, e i suoi familiari, tra cui i fratelli Vincenzo e Pasquale Sarno, e il cugino Giuseppe, ma anche suo figlio Antonio. Nonostante il percorso di collaborazione intrapreso negli anni precedenti dai fratelli Sarno, hanno tentato di riorganizzare il clan in Toscana e Liguria, infiltrandosi in settori economici come il tessile e lo smaltimento dei rifiuti.
Due clan uniti dallo stesso destino, quello di rifondare il proprio impero criminale lontano dalla Campania, puntando tutto sulla stessa regione.











