Nella serata di mercoledì 1° ottobre e nelle ore successive all’annuncio dell’abbordaggio israeliano contro alcune imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, Napoli è stata protagonista di manifestazioni e mobilitazioni spontanee e organizzate, che hanno messo in luce il forte coinvolgimento della città nelle mobilitazioni pro-Palestina.
Occupazione dei binari alla Stazione Centrale
Uno degli atti simbolici più vistosi è stata l’occupazione dei binari della Stazione Centrale. Attivisti e studenti del “Collettivo autorganizzato universitario” — già attivi con presidi stabili negli spazi dell’Università Federico II — sono scesi sui binari, bloccando temporaneamente la circolazione ferroviaria in entrata e in uscita dallo scalo.
L’azione è stata giustificata come risposta “d’emergenza” alla notizia dell’abbordaggio: secondo gli organizzatori, era necessario “rompere il silenzio” e imporre visibilità alla causa della Flotilla e della popolazione assediata di Gaza.
Il blocco ferroviario ha generato disagi diffusi: sono stati colpiti sia i treni ad alta velocità che quelli regionali, con ritardi, cancellazioni e rallentamenti.
Cortei e spostamenti in città
Dalla stazione il corteo si è mosso verso il centro cittadino. I manifestanti hanno attraversato Corso Umberto e diretto verso la facoltà di Lettere e Filosofia, a Porta di Massa, dove già era attivo un presidio studentesco.
Tra cori, slogan (“Palestina libera”, “Blocchiamo tutto”) e bandiere palestinesi, la protesta ha cercato di permeare più quartieri possibili.
In alcuni momenti, attivisti hanno bruciato fotografie di Giorgia Meloni e Benjamin Netanyahu, come gesto simbolico di condanna nei confronti delle politiche di governo italiane e israeliane.
Presidi e mobilitazioni universitarie
Gli spazi universitari hanno avuto un ruolo centrale. Già da ieri sera, l’edificio di Lettere e Filosofia di via Porta di Massa era presidiato in modo permanente dai collettivi studenteschi, che lo considerano base operativa per le mobilitazioni in corso.
La mobilitazione studentesca si intreccia così con la protesta cittadina, evidenziando il coinvolgimento di giovani, realtà accademiche e movimenti sociali nell’iniziativa.
Obiettivi, richieste e clima politico
Le proteste a Napoli — così come in molte altre città — non sono soltanto un atto emotivo, ma rivendicano obiettivi concreti: la sospensione delle collaborazioni militari e commerciali con Israele, la chiusura dei porti italiani ai carichi sospetti, la pressione diplomatica per la liberazione degli attivisti arrestati e garanzie per chi partecipa alla Flotilla e la rottura del silenzio mediatico e politico attorno al blocco su Gaza.
I promotori di queste mobilitazioni — tra cui collettivi pro-Pal, sindacati di base e associazioni di solidarietà — denunciano l’operazione israeliana come una violazione del diritto internazionale e un attacco ai principi della pace e della dignità umana.
Verso lo sciopero generale
Parallelamente alle proteste a Napoli, le principali sigle sindacali — fra cui USB e CGIL — hanno confermato lo sciopero generale per venerdì 3 ottobre come risposta nazionale all’aggressione alla Flotilla.
Il movimento partenopeo è dunque inserito in una mobilitazione più ampia, nazionale e connessa ad altri nodi urbani (Milano, Roma, Genova…).










