Da Roma a Napoli, da Milano a Genova: proteste, presidi e blocchi ferroviari in oltre 30 città italiane dopo l’attacco alla Global Sumud Flotilla.
A Napoli studenti e attivisti del movimento Pro Pal hanno occupato i binari della stazione Centrale, interrompendo la circolazione ferroviaria in entrata e in uscita.
A Roma, da piazza dei Cinquecento (vicino alla stazione Termini) si è formato un presidio e un corteo che si è mosso verso piazza San Silvestro. I manifestanti sono stati in parte “contenuti” dalle forze dell’ordine con accessi controllati alla stazione Termini.
A Milano, in piazza della Scala, il presidio Usb si è trasformato in un corteo notturno.
A Firenze, cortei spontanei si sono radunati in piazza della Santissima Annunziata.
A Bologna, l’università (già occupata) ha convocato un corteo serale che si è diretto verso piazza Maggiore, dove è stato allestito un maxi-schermo per seguire in diretta gli eventi navali riguardanti la Flotilla.
A Genova è sorto un presidio portuale al varco Albertazzi, organizzato dai portuali e da realtà sindacali e sociali “pro Gaza”.
A Livorno è stato lanciato un presidio al porto, con slogan come “Blocchiamo Livorno”, in continuità con le mobilitazioni dei portuali contro ogni nave riconducibile al tramite militare.
Queste manifestazioni sono parte di una risposta “a caldo” alle notizie dell’abbordaggio israeliano sulle navi della Flotilla, oltre che un’estensione della rete di presidi che ormai da giorni caratterizzano le “cento piazze per Gaza” in tutta Italia.
Le mobilitazioni, promosse da USB e da altre sigle sindacali di base, hanno lo slogan “Blocchiamo tutto” e invitano a uno sciopero generale per venerdì 3 ottobre.
Si vedono tra i manifestanti studenti universitari (molte occupazioni sono attive), movimenti sociali, associazioni pro Palestina, sindacati portuali e cittadini solidali.
Le modalità includono:
• Presidi fissi nelle piazze principali (già attivi in alcune città)
• Occupazioni universitarie (o mantenimento di occupazioni già esistenti)
• Blocchi simbolici di porti e aree portuali
• Cortei spontanei notturni, che reagiscono quasi in tempo reale alle notizie provenienti dal Mediterraneo
• Chiusure e controlli alle stazioni ferroviarie e varchi (come a Torino con Porta Nuova)
Le mobilitazioni sono segnali politici forti, che mettono il governo italiano sotto pressione: le piazze stanno chiedendo che non si assuma una posizione neutra, ma che l’Italia eserciti pressioni diplomatiche, sospenda armamenti o collaborazioni militari con Israele, e pretenda garanzie per i cittadini italiani coinvolti.











