Venerdì 3 ottobre è stato indetto uno sciopero generale nazionale che coinvolgerà settori pubblici e privati, con l’obiettivo di esprimere una protesta forte contro l’azione israeliana contro la Global Sumud Flotilla e chiedere una risposta politica e diplomatica italiana più incisiva.
Alle origini della mobilitazione c’è la condanna dell’abbordaggio, giudicato una “aggressione contro navi civili” e una “violazione del diritto internazionale e costituzionale”, secondo il comunicato della CGIL. L’Unione Sindacale di Base (USB) ha aggiunto che “ora è il momento di bloccare tutto”, appellandosi alla solidarietà e al dovere morale verso Gaza.
Chi aderisce e come
La CGIL ha proclamato lo sciopero per l’intera giornata, nei settori pubblici e privati, garantendo solamente le prestazioni inderogabili previste dalle norme di settore.
USB, CUB, COBAS, SGB e altre sigle di base affiancano l’iniziativa, con modalità più “radicali” e slogan come “Blocchiamo tutto”.
Anche i settori del trasporto pubblico, ferroviario, portuale, scuola e sanità sono chiamati a partecipare con modalità differenti (astensione totale o mobilitazioni simboliche).
I promotori intendono evitare una frammentazione delle sigle: rispetto allo sciopero del 22 settembre, questa volta CGIL e sindacati di base agiscono in coordinamento.
Le rivendicazioni
Lo sciopero non è solo una contestazione verso Israele, ma anche una denuncia politica verso il governo italiano. Le richieste principali includono: la sospensione delle collaborazioni militari e commerciali con Israele, l’interruzione dei traffici via porto che sostengano materialmente l’offensiva, pressioni diplomatiche per ottenere garanzie per i cittadini italiani a bordo della Flotilla e per tutelare la vita degli attivisti e un segnale forte nei confronti del “silenzio” istituzionale e mediatico su Gaza.
Secondo la CGIL, l’azione israeliana non riguarda solo cittadini stranieri, ma “rappresenta un fatto di gravità estrema per il nostro stesso ordine costituzionale”.
Organizzazione territoriale e mobilitazioni correlate
Già nelle ultime ore sono stati lanciati presidi, occupazioni universitarie e manifestazioni locali in decine di città, connesse all’appello nazionale allo sciopero. Nei porti più strategici — come Genova, Livorno, Napoli — si annunciano blocchi o sospensioni dell’attività per “non essere complici del conflitto”.
In vari atenei sono già attivi presidi stabili (ad esempio a Napoli alla Federico II) che fungeranno da punti di raccordo per studenti e cittadini durante la giornata di protesta.
Le piazze dove si concentreranno cortei nazionali e manifestazioni saranno quelle principali: a Roma, probabilmente nei pressi di Termini e Palazzo Chigi; a Milano presso Porta Venezia; a Torino in piazza Castello.
Tensioni, reazioni e scenari
La decisione dello sciopero è stata criticata da esponenti del governo, che hanno minacciato la precettazione in caso di interruzione improvvisa di servizi essenziali. Anche il ministro dei Trasporti ha avvertito che non sarà tollerato il “caos” derivante da mobilitazioni non previste.
Tuttavia, i promotori ribadiscono che l’urgenza morale supera le preoccupazioni logistiche e che il diritto di sciopero è tutelato dalle leggi vigenti (legge 146/90).
Se lo sciopero avrà un’adesione massiccia — con blocchi efficaci dei trasporti, dei porti e dei servizi — potrà trasformarsi in un momento di forte pressione politica.











