La richiesta ucraina e il dibattito politico internazionale hanno riportato sotto i riflettori un arma che ha già cambiato il modo di condurre attacchi a lunga distanza: il missile da crociera Tomahawk. Comprendere come funziona e che impatto potrebbe avere sul conflitto ucraino aiuta a spiegare perché la sua eventuale fornitura scateni forti reazioni diplomatiche e militari.
Il Tomahawk (BGM/UGM/RGM-109) è un missile da crociera subsonico lanciato da navi o sottomarini, progettato per colpire bersagli a grande distanza con precisione di tipo “land-attack”. Nato negli anni ’80, è stato aggiornato più volte: le versioni moderne (Block IV/Tactical Tomahawk e Block V in arrivo) integrano collegamenti dati, navigazione satellitare e capacità di aggiornare obiettivi in volo.
Il Tomahawk decolla da un container di lancio (VLS o tubi siluro nei sottomarini), usa un booster a propellente solido per uscire dalla piattaforma di lancio e poi utilizza un turbofan per la crociera. La navigazione è “multistrato”: INS/GPS per la rotta generale, TERCOM (confronto con mappe del profilo del terreno) e DSMAC (riconoscimento ottico/matching del terreno) per l’avvicinamento e l’alta precisione. Nelle versioni recenti c’è un datalink che permette il ripianamento del bersaglio in volo o il “loitering” in attesa di istruzioni.
Varianti e capacità nuove (Block IV → Block V)
Block IV (TACTOM): precisione, datalink bidirezionale, capacità di cambiare obiettivo in volo e di loiterare.
Block V: aggiornamenti per comunicazioni e sensori; alcune sotto-varianti mirano a espandere anche la capacità anti-nave e la portata operativa, moltiplicando gli impieghi tattici e strategici.
I dati precisi di portata sono in parte classificati: stime e fonti ufficiali indicano capacità operative nell’ordine di centinaia fino a oltre 1.000 miglia nautiche a seconda della versione e della configurazione. Il Tomahawk permette attacchi da grande distanza evitando l’esposizione delle piattaforme lanciatrici alla maggior parte delle difese aviotrasportate. Tuttavia è subsonico e non invulnerabile: sofisticati sistemi di difesa aerea, intercettori e guerra elettronica possono ostacolarne l’impiego, così come la dipendenza dalla catena informativa per il targeting.
Perché in Ucraina la loro eventuale fornitura è considerata “game-changer”
1. Striking deep – I Tomahawk permetterebbero a Kiev di colpire infrastrutture e obiettivi logisticamente rilevanti molto dietro le linee frontali russe, ampliando l’effetto strategico dei raid rispetto a missili più corti o ai droni. Questo spiega la richiesta ucraina e l’interesse politico.
2. Riduzione del rischio per lanciatori terrestri ucraini – l’uso di missili lanciati da unità alleate o da navi/sottomarini ridurrebbe l’esposizione diretta delle forze ucraine se non venisse concesso loro il lancio autonomo.
3. Effetto deterrente e politico – la possibilità di colpire obiettivi strategici in profondità modifica il calcolo politico e può essere usata come leva negoziale.
La controparte russa ha già avvertito che la consegna di Tomahawk rischia di “scalare” il conflitto, e ha posto questioni sulla fornitura di dati di targeting o sul coinvolgimento di personale straniero nelle operazioni — elementi che possono trasformare un trasferimento di armi in un impegno politico-militare diretto. Le autorità russe sottolineano che, se missili occidentali colpissero profondamente sul territorio russo, la risposta politica e militare potrebbe essere molto severa.
Non basta consegnare i missili. Servono piattaforme compatibili (navi o sottomarini con VLS o sistemi di lancio), addestramento, catene di comunicazione sicure e fonti di intelligence e targeting affidabili. Un’altra opzione discussa è la vendita ai partner europei che poi trasferirebbero o sparerebbero i missili per conto ucraino: una soluzione proposta per ridurre l’apparente coinvolgimento diretto degli Stati Uniti.
Il Tomahawk è un’arma matura, precisa e a lungo raggio che può ampliare nettamente le opzioni offensive di chi la possiede o la usa. Per l’Ucraina, la sua disponibilità — diretta o mediata — potrebbe cambiare la dinamica tattica e strategica sul campo. Ma il suo impiego porta con sé rischi politici e militari concreti, tra cui il pericolo di escalation e la necessità di un’infrastruttura operativa e informativa complessa. In breve: ha il potenziale per essere un «game-changer», ma non senza costi politici e tecnici significativi.











