Settanta famiglie hanno deciso di rompere il silenzio e scrivere al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, per denunciare l’interruzione del Progetto C.A.S.E., percorso terapeutico dedicato ai bambini nello spettro autistico. Nella lettera, i genitori parlano di “diritto alla cura tradito”, raccontando il timore che mesi di progressi possano andare perduti a causa dello stop improvviso alle attività. Un appello accorato che riaccende il dibattito sulle disuguaglianze territoriali nell’assistenza ai minori fragili.
Di seguito, il testo integrale della lettera:
Illustre Presidente Fico,
Le scrivo in rappresentanza di un gruppo di settanta famiglie che vivono, ogni giorno, una realtà segnata da sfide complesse e, purtroppo, da una profonda ingiustizia. Siamo genitori di bambini nello spettro autistico e ci rivolgiamo a Lei con l’angoscia di chi sente tradito il diritto fondamentale alla cura e al futuro dei propri figli.
Oggi, nel nostro Paese, si parla molto di diagnosi precoce e si stanziano risorse ingenti per l’individuazione tempestiva dei disturbi. Tuttavia, una volta accertata la condizione, ci scontriamo con un vuoto assordante: una volta “trovato” il problema, la soluzione sembra venire meno, lasciando noi genitori in una condizione di totale abbandono, soli a navigare in un mare di difficoltà quotidiane.
Circa un anno fa, i nostri figli hanno intrapreso un percorso di eccellenza, il “Progetto C.A.S.E. (Cura, Abilita, Sostieni, Emancipa)”. Tale iniziativa si è rivelata estremamente efficace proprio perché supera il limite della terapia tradizionale, intervenendo direttamente nei contesti di vita quotidiana — a casa e a scuola — per sviluppare abilità sociali fondamentali. I progressi osservati nei nostri bambini sono stati evidenti e incoraggianti, dimostrando che la continuità e l’intensità del trattamento specialistico sono la chiave per il loro sviluppo.
Tuttavia, il 21 aprile 2026, a questa continuità terapeutica è stata posta una brusca interruzione. Il rischio che temiamo, con il cuore in mano, è la vanificazione di mesi di impegno e la regressione dei progressi raggiunti, un prezzo che i nostri figli non dovrebbero pagare.
Ci preme inoltre sottolineare una disparità che appare inaccettabile: in altre zone della nostra regione, come nelle ASL di Salerno e Caserta, progetti analoghi operano con successo, garantendo assistenza fino al compimento del diciottesimo anno di età. Ci chiediamo, dunque, perché ai nostri figli debba essere negata la stessa dignità e la stessa prospettiva di vita. Perché consentire che una questione di natura puramente economica si traduca nella privazione del futuro di un bambino?
Presidente, Le chiediamo un intervento risolutivo. È necessario rendere il “Progetto C.A.S.E.” strutturale ed effettivo anche per la nostra realtà, superando queste logiche di disparità territoriale che discriminano i bambini più fragili.
Confidiamo nella Sua sensibilità istituzionale affinché possa farsi garante di un diritto che non può essere sospeso o subordinato a vincoli di bilancio: il diritto dei nostri figli a una vita piena e inclusiva.
In attesa di un Suo cortese riscontro, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti











