Un crimine atroce ha scosso l’Argentina e acceso un’ondata di proteste in tutto il Paese. Tre ragazze – due ventenni e una quindicenne – sono state rapite, torturate e infine uccise, con la crudeltà aggiuntiva di trasmettere le sevizie in diretta su un gruppo ristretto di una piattaforma social.
Secondo le prime ricostruzioni delle autorità, le giovani erano state portate via a bordo di un furgone e rinchiuse in un luogo segreto. La loro agonia è stata mostrata in tempo reale a 45 spettatori collegati al gruppo privato, che non hanno fatto nulla per fermare l’orrore. Cinque giorni dopo la scomparsa, i corpi sono stati ritrovati sepolti nel cortile di una casa alla periferia di Buenos Aires.
La pista del narcotraffico
Gli investigatori ritengono che si sia trattato di una punizione legata agli ambienti del narcotraffico. Le tre ragazze avrebbero avuto legami, diretti o indiretti, con persone coinvolte in questo mondo. Per ora sono cinque gli arrestati, accusati di sequestro, omicidio aggravato e associazione a delinquere. La procura non esclude ulteriori sviluppi, soprattutto per identificare i membri del gruppo online che hanno assistito passivamente al massacro.
L’indignazione e le proteste
La notizia ha provocato un’ondata di indignazione senza precedenti. Migliaia di persone sono scese in piazza a Buenos Aires e in altre città argentine per chiedere giustizia e maggiore sicurezza. Movimenti femministi, associazioni civili e cittadini comuni hanno marciato con cartelli e candele, gridando lo slogan “Ni una menos” che da anni accompagna la lotta contro i femminicidi in America Latina.
“Siamo davanti a una barbarie che non può restare impunita. Non possiamo tollerare che i nostri figli e le nostre figlie vivano in un Paese dove la violenza è spettacolo”, ha dichiarato una delle portavoce del movimento.
Il fatto che le torture siano state trasmesse in diretta ha riaperto il dibattito sul ruolo e sulla responsabilità delle piattaforme social. Il governo ha annunciato l’intenzione di collaborare con le autorità giudiziarie e con le aziende tecnologiche per identificare chi ha assistito alla diretta e capire perché non sia stato denunciato immediatamente.










