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Global Sumud Flotilla verso Gaza: accuse di legami con Hamas, replica: “è propaganda”

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
30 Settembre, 2025
in Fratelli d'Italia
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La Flottilla della speranza: uomini e donne in mare per Gaza
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La missione umanitaria via mare della Global Sumud Flotilla sta sollevando forti tensioni diplomatiche e accuse reciproche tra Israele e gli organizzatori della spedizione. Il convoglio è partito con l’intento dichiarato di rompere il blocco navale imposto da Israele alla Striscia di Gaza e portare aiuti umanitari diretti, mentre le autorità israeliane sostengono che l’iniziativa sia utilizzata come copertura da Hamas.

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La flotilla, composta da oltre 40 imbarcazioni e attivisti provenienti da decine di Paesi, è partita da Barcellona il 1° settembre 2025, con tappe intermedie (tra cui porti italiani e dalla Grecia), per giungere verso le coste di Gaza. 

Durante il tragitto, gli organizzatori hanno segnalato la presenza di droni non identificati che seguono la flotta e disturbi alle comunicazioni. 

Varie autorità, compreso il Ministero degli Esteri israeliano, hanno offerto che gli aiuti vengano consegnati via porto di Ashkelon ( Israele ) o a Cipro, bypassando il tentativo di rompere il blocco direttamente via mare. 

Le autorità israeliane sostengono, tra l’altro che la flotilla sia organizzata da Hamas e in realtà sia destinata a servire gli interessi del gruppo che le navi stiano tentando di violare un blocco navale che Israele considera legittimo, essendo in vigore a causa della situazione di conflitto. Secondo le accuse di Israele gli aiuti possano essere trasferiti in modo sicuro e coordinato se le imbarcazioni accettassero di attraccare in porti controllati da Israele (es: Ashkelon) o in Cipro. 

Gli attivisti rispondono così: rifiutano le accuse di legami con Hamas, definendole “propaganda” e volte a delegittimare la missione, sostengono che il blocco navale imposto da Israele è illegale e che le proposte di scaricare gli aiuti in porti intermedi (come Cipro o Ashkelon) non risolvono la questione del diritto all’accesso diretto per la popolazione palestinese e denunciano che le misure di Israele, tra cui gli avvertimenti e il presunto uso di droni o operazioni di monitoraggio, fanno parte di una strategia per intimidire o ostacolare la spedizione. 

Il diritto internazionale pone sfide su come valutare legalmente blocchi navali, diritto umanitario, vie sicure per gli aiuti e responsabilità in situazioni di conflitto.

La Global Sumud Flotilla non è la prima spedizione che cerca di sfidare il blocco navale di Gaza: ci sono precedenti storici (tra cui flottille del passato) che hanno suscitato controversie simili.

Il conflitto israelo-palestinese, e in particolare la guerra in corso dal 2023, ha fatto crescere l’attenzione internazionale sulle condizioni umanitarie nella Striscia, con accuse di blocchi, restrizioni all’ingresso di beni essenziali, crisi alimentare, etc.

Le reazioni europee e internazionali – governi, ONG, organismi multilaterali – stanno osservando con interesse: alcune nazioni hanno inviato navi per protezione diplomatica; altri chiedono chiarezza e rispetto dei principi del diritto umanitario. 

La Global Sumud Flotilla rappresenta un dilemma che incrocia diritti umanitari, politica internazionale, strategie di sicurezza, propaganda e simbolismo. Da un lato, gli attivisti intendono portare un messaggio forte oltre che aiuti materiali: rompere concretamente il blocco navale; dall’altro, Israele ritiene che tale missione costituisca un rischio strategico e un potenziale mezzo per rafforzare Hamas, che controlla Gaza.

La flotilla è ora a circa 463 miglia nautiche da Gaza, ed entra in una zona considerata “ad alto rischio” man mano che si avvicina.

L’Italia ha annunciato che una fregata lascerà l’operazione di scorta quando la flotilla sarà a 150 miglia nautiche dalla costa, segnalando che oltre quel limite gli interventi saranno ridotti o solo di supporto. 

È alta la tensione diplomatica: Israele ribadisce che il blocco navale è legale secondo le sue valutazioni, volte a impedire il traffico d’armi verso Hamas; gli organizzatori della flotilla denunciano che le operazioni militari e i blocchi stanno aggravando la crisi umanitaria a Gaza e che la missione è legittima sotto il diritto internazionale umanitario. 

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