Continua la tensione attorno alla Global Sumud Flotilla, la missione di 50 imbarcazioni che intende rompere il blocco navale israeliano verso Gaza per consegnare aiuti umanitari. L’Italia ha tentato una mediazione per deviare la rotta: ma la Flotilla ha declinato la proposta. Il governo italiano ha nel frattempo diffuso un avviso di massima cautela per i cittadini coinvolti, con la Farnesina che sconsiglia di proseguire.
Cosa è successo finora
Proposta di mediazione italiana
Il governo italiano, tramite il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha avanzato un piano: far scaricare gli aiuti in un porto neutrale — Cipro — per poi trasferirli a Gaza tramite il Patriarcato latino di Gerusalemme.
L’idea è nata dalle preoccupazioni per la sicurezza e il rischio che la Flotilla forzi il blocco navale, con conseguenze anche legali e diplomatiche.
Il rifiuto della Flotilla
La delegazione italiana della Global Sumud Flotilla ha comunicato che non accetterà la mediazione. La missione rimane ferma sull’obiettivo originario: rompere l’assedio della Striscia di Gaza, consegnando i beni direttamente. La proposta di deviare gli aiuti a Cipro è stata definita insufficiente e non conforme allo scopo.
Posizione del governo italiano
La Farnesina ha inviato un messaggio ai partecipanti italiani della Flotilla in cui sconsiglia di proseguire il viaggio verso Gaza. Chi lo farà, si assume in proprio la responsabilità per i rischi.
È prevista assistenza da parte dell’Italia per coloro che desiderano fermarsi in Grecia o riprendere una rotta più sicura.
Il ministro Crosetto ha ribadito che la sicurezza non può essere garantita una volta che le imbarcazioni escono dalle acque internazionali e si avvicinano al blocco israeliano.
Reazioni e contesto
Dal lato della Flotilla, le dichiarazioni sono nette: qualsivoglia deviazione del percorso viene considerata una forma di compromesso inaccettabile, che tradirebbe la missione.
Da Israele si avverte che non sarà permesso di violare il blocco navale, definendo la zona al largo di Gaza come “zona di guerra attiva”.
La Farnesina mette in guardia sul fatto che i rischi aumentano man mano che la Flotilla si avvicina al blocco navale e alle acque che Israele considera proprie. Incidenti, attacchi aerei o da droni sono situazioni reali, secondo quanto denunciato dagli organizzatori.
Rompere un blocco navale riconosciuto da uno Stato può comportare conseguenze legali internazionali. Inoltre, l’Italia è in una posizione delicata: deve bilanciare la solidarietà umanitaria con le sue relazioni diplomatiche e con il diritto internazionale.
Alcuni sostengono che la mediazione italiana — pur rifiutata — rappresenterebbe un modo concreto per far arrivare gli aiuti in condizioni più sicure. Gli attivisti insistono invece che solo una consegna diretta rappresenti una rottura simbolica e concreta dell’assedio.
Il governo continuerà a negoziare, anche con Israele e con l’intermediazione di attori terzi, per trovare modalità alternative di consegna degli aiuti al popolo di Gaza.
La Flotilla, invece, ha confermato che proseguirà nella sua rotta, nonostante l’avviso e i rischi, restando fedele al suo obiettivo.
Il dibattito politico interno italiano resta accesissimo: tra chi accusa il governo di abbandonare la missione umanitaria, e chi invece insiste sulla necessità di evitare un’escalation e mettere al primo posto la tutela dei cittadini.











