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Ciro Mennella, morto sul lavoro a Napoli: la tragedia dell’imbianchino senza tutele

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
20 Aprile, 2026
in Fratelli d'Italia, In evidenza
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Ciro Mennella, morto sul lavoro a Napoli: la tragedia dell’imbianchino senza tutele
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Si chiamava Ciro Mennella, aveva 46 anni e viveva a San Gennaro Vesuviano insieme alla moglie e a un bambino di appena cinque anni. Da sempre faceva l’imbianchino, un lavoro fatto di pazienza, equilibrio e fatica quotidiana.

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È morto sabato 18 aprile a Napoli, nel cuore della città, lungo via dei Mille, tra le vetrine dello shopping di lusso. Stava lavorando alla nuova sede della gioielleria Monetti quando è caduto da una piccola scala mentre tinteggiava una parete. Una caduta che non gli ha lasciato scampo: i colleghi hanno sentito il tonfo, si sono girati, ma per lui non c’era già più nulla da fare.

Una morte improvvisa, che però, con il passare delle ore, ha assunto contorni ancora più gravi.

Secondo quanto emerso e denunciato dalla famiglia, Ciro Mennella lavorava da anni in nero per la stessa ditta. Nessun contratto, nessuna regolarizzazione, nessuna certezza. Solo lavoro. «Mio marito lavorava da tre anni con la stessa ditta, ma non era mai stato inquadrato. Chiediamo giustizia, non si può morire così», ha raccontato la moglie Agnese alla stampa.

Parole a cui si aggiunge il dolore composto del suocero: «Era un ragazzo d’oro, un grande lavoratore. Un padre di famiglia non può morire per cercare di guadagnarsi la giornata. Questi operai devono essere messi in condizione di lavorare in sicurezza».

È qui che la tragedia personale diventa una questione pubblica. Perché alla chiarezza delle testimonianze familiari si contrappongono il silenzio e le versioni discordanti. Il committente non ha rilasciato dichiarazioni. Nel frattempo, qualcuno ha provato a sostenere che Ciro fosse al suo primo giorno di lavoro, una versione che contrasta apertamente con quanto riferito da chi lo conosceva e con la continuità della sua attività.

La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo, disposto l’autopsia e affidato alla polizia il compito di indagare. Sotto esame ci sono la catena degli appalti e dei subappalti, le condizioni di lavoro e il rispetto delle norme di sicurezza. Un passaggio necessario per ricostruire responsabilità e omissioni.

Ma al di là delle indagini, resta una domanda difficile da ignorare: quante volte il lavoro diventa invisibile finché non accade il peggio?

La morte di Ciro Mennella non è solo il racconto di un incidente. È il riflesso di una realtà in cui il lavoro nero continua a esistere, spesso tollerato, a volte nascosto, altre volte giustificato. Una realtà in cui la sicurezza può diventare un dettaglio e non una priorità.

Ciro era un uomo, un marito, un padre. Non un numero.

E oggi la sua storia chiede qualcosa di semplice e fondamentale: verità, giustizia e responsabilità. Perché morire mentre si lavora, nel 2026, non può essere considerato normale.

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