Nuovi sviluppi sul caso della morte di Michele Noschese, il dj napoletano deceduto a Ibiza nel luglio 2024 in circostanze ancora controverse.
È stata depositata in Procura a Roma la perizia medico-legale di parte voluta dalla famiglia, che ribalta la versione finora sostenuta dalle autorità spagnole e apre scenari pesanti sul piano giudiziario.
Secondo i legali della famiglia, la relazione tecnica indicherebbe che Noschese avrebbe subito violenze fisiche durante l’intervento della Guardia Civil.
Gli avvocati hanno quindi prospettato ai magistrati l’ipotesi del reato di tortura, introdotto nell’ordinamento italiano proprio dopo il caso di Stefano Cucchi. (
“La scelta di contestare questo reato – spiegano – nasce dalla convinzione che il ragazzo abbia subito violenze”.
Nella perizia si parla anche di condizioni in cui sarebbe stata “tolta la dignità” alla vittima durante il fermo.
Politraumi e violenza reiterata
Gli esami medico-legali descrivono un quadro compatibile con politraumatismi diffusi, ritenuti coerenti con una dinamica di violenza fisica ripetuta.
Secondo la ricostruzione della famiglia, il dj sarebbe stato immobilizzato con tecniche coercitive e sottoposto a pressioni sul torace, elementi che avrebbero inciso sulla respirazione fino a provocare il decesso.
Una versione profondamente diversa rispetto a quella iniziale, secondo cui la morte sarebbe stata causata da un arresto cardiaco legato all’assunzione di sostanze stupefacenti.
Il nodo droga: nessuna conferma
Un altro punto centrale riguarda proprio la presunta assunzione di droga.
La perizia di parte evidenzia che non esistono al momento risultati di laboratorio certi che indichino quali sostanze siano state eventualmente assunte e in quali quantità.
Un elemento che indebolisce la ricostruzione iniziale e rafforza i dubbi dei familiari sulla reale causa della morte.
Le indagini e i prossimi passi
La Procura di Roma prosegue le indagini e nei prossimi giorni potrebbe ascoltare testimoni chiave, tra cui un amico presente in casa al momento dell’intervento, che avrebbe già parlato di presunte violenze.
Il deposito della perizia rappresenta un passaggio decisivo: potrebbe infatti orientare l’inchiesta verso ipotesi di reato ben più gravi rispetto a quelle finora considerate.
Un caso che riapre ferite
Il paragone con il caso Cucchi non è casuale.
Anche in quella vicenda, inizialmente, la morte fu attribuita ad altre cause, salvo poi emergere – dopo anni di battaglie giudiziarie – responsabilità legate a violenze subite durante la custodia.
Oggi, la famiglia di Noschese chiede la stessa cosa: verità e giustizia, senza zone d’ombra.
E mentre le indagini continuano, resta una domanda aperta: cosa è accaduto davvero quella notte a Ibiza?









