Negli ultimi giorni la Banca centrale europea (BCE) è tornata a insistere sull’importanza del contante, non come reliquia di un’epoca superata, ma come strumento di resilienza nei momenti di crisi. Il messaggio centrale è chiaro: anche in una società sempre più digitalizzata, è prudente avere una scorta di liquidità fisica per affrontare interruzioni dei sistemi digitali o blackout.
Il contesto e la raccomandazione della BCE
La raccomandazione emerge da uno studio pubblicato nel Bulletin economico dell’istituto intitolato Keep calm and carry cash. L’analisi esamina come, in quattro momenti di forte tensione (crisi finanziarie del 2008, crisi del debito greco, pandemia da COVID-19, l’invasione russa dell’Ucraina), la domanda di contanti abbia registrato improvvisi picchi.
La BCE sottolinea che, benché i pagamenti digitali dominino le transazioni quotidiane e non vi sia più la routine di un uso massiccio del contante, la banconota conserva un “ruolo unico” nei momenti di stress: quando reti elettriche, sistemi informatici o infrastrutture bancarie vengono compromessi.
Secondo il documento, l’effetto ricorrente è che “nei momenti di forte tensione, i cittadini si rivolgono spesso alla moneta fisica come riserva di valore affidabile e mezzo di pagamento sicuro”.
Quanto contante tenere in casa? La stima “72 ore”
La BCE non stabilisce un importo obbligatorio, ma fa riferimento a linee guida adottate da alcuni Stati membri dell’eurozona, come Olanda, Austria e Finlandia. In questi Paesi si suggerisce una scorta compresa tra 70 e 100 euro per persona, considerata sufficiente a coprire i bisogni essenziali per circa 72 ore.
In concreto, se una famiglia è composta da quattro persone, l’importo consigliato oscillerebbe tra 280 e 400 euro. Ovviamente si tratta di una cifra indicativa: l’ammontare “giusto” può variare in base al costo di beni essenziali nel Paese, alla facilità di accesso ai contanti e al fabbisogno personale (cibo, carburante, medicinali).
Esempi recenti: quando il contante è diventato vitale
L’analisi della BCE cita alcuni episodi emblematici:
Blackout in Spagna e Portogallo (aprile 2025): l’interruzione della rete elettrica ha mandato in tilt sistemi di pagamento digitali, sportelli e terminali, imponendo alle persone che avevano contante di poterlo usare.
Pandemia da COVID-19: l’incertezza ha spinto cittadini e imprese ad accumulare contanti, con un aumento netto dell’emissione di banconote nel periodo.
Crisi finanziarie e tensioni geopolitiche: ogni volta che la fiducia nei sistemi finanziari vacilla, si osserva una corsa al contante da parte del pubblico.
Questi casi mostrano che, sebbene oggi il contante sia meno usato per le transazioni quotidiane, la sua presenza è ancora cruciale come “polmone di sicurezza” in condizioni estreme.
Limiti, precauzioni e critiche
Anche se l’invito della BCE è motivato da ragioni di resilienza, non è privo di criticità:
Sicurezza e furti: tenere una quantità significativa di denaro in casa comporta rischi di furto o perdita.
Degrado o usura delle banconote: il contante fisico può deteriorarsi se conservato male.
Inflazione e perdita di potere d’acquisto: l’euro tenuto in contanti non matura interessi, quindi potrebbe perdere valore in periodi di alta inflazione.
Accesso limitato al contante: in aree con pochi sportelli o bancomat, procurarsi contanti può essere oneroso.
Messaggio simbolico e tempistica: alcuni commentatori osservano che la raccomandazione arrivi in un momento geopoliticamente teso e con pressioni su sistemi finanziari e monetari.
La BCE invita i cittadini europei a conservare una scorta di contanti a casa per far fronte a eventuali crisi, in particolare quelle che compromettono l’operatività dei sistemi digitali.
Il riferimento comunemente citato è quello di 70-100 euro per persona, ritenuto sufficiente a coprire bisogni essenziali per circa 72 ore.
Il contante, pur meno usato nel quotidiano, rimane un elemento di resilienza nei momenti di blackout, guasti, attacchi cibernetici o crisi sistemiche.










