Alle 23 di lunedì 15 settembre è iniziata l’operazione militare. In poche ore un esodo drammatico: famiglie in marcia a piedi, in auto, su carretti e biciclette. Una carovana senza fine si dirige verso sud.
Alle ore 23 di lunedì 15 settembre, l’esercito israeliano ha dato avvio a un nuovo e massiccio attacco di terra al cuore della Striscia di Gaza, aprendo una delle fasi più delicate e sanguinose del conflitto.
L’ingresso dei blindati e dei reparti di fanteria ha immediatamente scatenato il panico tra la popolazione civile: nel giro di poche ore, decine di migliaia di palestinesi hanno abbandonato le proprie case, riversandosi sulle strade polverose e congestionate della Striscia.
La scena è quella di un esodo senza tregua: uomini e donne a piedi, con bambini in braccio; carretti trainati da asini con sopra mobili e beni essenziali; automobili stipate all’inverosimile, con portapacchi sovraccarichi di materassi e scatoloni; ragazzi in bicicletta che cercano di tenere il passo con la colonna.
Una carovana interminabile si è mossa verso sud, nella speranza di trovare un rifugio più sicuro, mentre il rumore dei bombardamenti continuava a scandire la notte.
Fonti israeliane hanno confermato che l’operazione ha come obiettivo “il cuore delle strutture militari di Hamas”, ma secondo le organizzazioni umanitarie l’avanzata sta colpendo anche aree densamente abitate. Le prime notizie parlano di pesanti scontri a fuoco e di raid aerei a sostegno delle truppe di terra.
Le agenzie internazionali descrivono una situazione sempre più critica: i civili, già stremati da mesi di assedio e mancanza di beni di prima necessità, ora si trovano costretti a lasciare le proprie abitazioni senza sapere se e quando potranno farvi ritorno. L’ONU ha rinnovato l’appello a garantire corridoi umanitari, mentre le ONG denunciano il rischio di una catastrofe sanitaria e alimentare.
La notizia dell’offensiva ha immediatamente suscitato reazioni a livello globale. Diversi governi hanno espresso “profonda preoccupazione” e richiesto una tregua immediata per permettere l’evacuazione dei civili. Al momento, però, non sembrano emergere spiragli di cessate il fuoco.
Quella iniziata lunedì notte rappresenta una nuova fase di un conflitto che continua a trascinare con sé soprattutto la popolazione civile, costretta a vivere tra macerie, paura e fughe forzate.
La lunga colonna di famiglie in fuga lungo le strade di Gaza resta l’immagine più forte: un popolo intero costretto ancora una volta a spostarsi, senza sapere quale sarà la prossima destinazione e con il timore costante di non avere più una casa a cui tornare.










