Dopo 15 anni di misteri, depistaggi e battaglie civiche, si è svolta oggi, martedì 16 settembre, l’udienza preliminare per l’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, assassinato con nove colpi di pistola la sera del 5 settembre 2010. Presso il tribunale di Salerno, si è aperto un procedimento che potrebbe restituire giustizia a uno dei casi più oscuri e simbolici della storia recente italiana.
Angelo Vassallo, sindaco amato per il suo impegno ambientalista e la lotta alla criminalità, fu ucciso mentre rincasava ad Acciaroli, frazione del Comune cilentano di Pollica. Nessun testimone, nessuna rivendicazione. Solo un agguato feroce, con nove colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata.
La matrice fu subito considerata mafiosa, ma l’inchiesta si è snodata per oltre un decennio tra errori investigativi, false piste e ritardi inaccettabili.
Alla sbarra, oggi, ci sono cinque indagati: Nel processo per l’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, sono cinque gli indagati principali. Tra loro figura Fabio Cagnazzo, ufficiale dei Carabinieri, accusato di concorso in omicidio con metodo mafioso e di aver orchestrato un vero e proprio depistaggio per sviare le indagini e proteggere la rete del narcotraffico.
C’è poi Lazzaro Cioffi, ex brigadiere, anche lui accusato di concorso nell’omicidio mafioso. Secondo gli inquirenti, avrebbe avuto un ruolo attivo nei collegamenti tra ambienti criminali e soggetti istituzionali.
Giuseppe Cipriano, imprenditore di Scafati, è ritenuto vicino a contesti legati al traffico di droga nel Cilento, e risponde della stessa accusa di concorso in omicidio con metodo mafioso.
Un ruolo importante nella ricostruzione dei fatti è quello di Romolo Ridosso, ex collaboratore di giustizia, anche lui coinvolto nell’accusa di concorso in omicidio mafioso. Le sue dichiarazioni sono state determinanti per riaprire il caso dopo anni di stallo.
Infine, Giovanni Cafiero, figura legata al clan Cesarano, è accusato di traffico di droga, uno degli elementi ritenuti centrali per comprendere il movente dell’omicidio. Secondo l’accusa, Vassallo avrebbe scoperto e voluto denunciare un traffico di stupefacenti nella sua zona, finendo così nel mirino della criminalità organizzata.
Il procedimento è entrato nella fase preliminare, con la prossima udienza fissata per il 17 ottobre 2025, quando il giudice deciderà sull’ammissione delle parti civili e sull’eventuale rinvio a giudizio.
Secondo l’accusa, Vassallo avrebbe scoperto un traffico di droga su larga scala e stava per denunciarlo. Per questo sarebbe stato ucciso.
Le parti civili: lo Stato, la comunità, Damiani
Durante l’udienza camerale, hanno chiesto di costituirsi parte civile:
- I familiari di Vassallo
- Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore
- ANCI, Regione Campania, Provincia di Salerno, Comune di Pollica
- Oltre 20 associazioni
- Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministeri della Giustizia e dell’Interno, tramite Avvocatura dello Stato
Sorprende l’assenza del Ministero della Difesa e quindi dell’Arma dei Carabinieri, coinvolta indirettamente dalle accuse a carico del colonnello Cagnazzo.
Tra le richieste più significative, quella di Bruno Humberto Damiani, detto il “Brasiliano”, scagionato dopo essere stato per anni il principale sospettato. Difeso dall’avvocato Michele Sarno, Damiani chiede oggi di costituirsi parte civile per danni morali e giudiziari subiti a causa di un depistaggio che lo ha coinvolto ingiustamente.
L’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, avvenuto il 5 settembre 2010 ad Acciaroli, ha dato il via a una lunga e complessa inchiesta. Inizialmente si seguirono diverse piste, tra cui quella che coinvolgeva Bruno Damiani, poi completamente scagionato. Tra il 2010 e il 2016 emergono legami con il clan Loreto-Ridosso, mentre l’indagine rallenta per anni, tra intercettazioni, false piste e dichiarazioni di pentiti.
La vera svolta arriva solo nel novembre 2024, con l’arresto di Fabio Cagnazzo (ufficiale dei Carabinieri), Lazzaro Cioffi, Giuseppe Cipriano e Romolo Ridosso, accusati di concorso in omicidio con metodo mafioso. Il movente secondo la DDA: Vassallo avrebbe scoperto un traffico di droga e stava per denunciarlo.
Nel gennaio 2025, il Riesame conferma le misure cautelari, ma a maggio gli indagati vengono scarcerati per il venir meno delle esigenze cautelari. A luglio, il Riesame conferma un elemento chiave: Cagnazzo avrebbe attuato un “poderoso depistaggio” per sviare le indagini e proteggere la rete criminale.
Il 16 settembre 2025 ha preso il via l’udienza preliminare a Salerno, davanti al GUP Giovanni Rossi, con una forte presenza civile e istituzionale. Tra le parti civili anche lo Stato, la Regione, l’ANCI, la Fondazione Vassallo e Bruno Damiani, ingiustamente accusato anni fa.
La prossima udienza è fissata per il 17 ottobre 2025, quando il giudice deciderà su rinvii a giudizio e ammissione delle parti civili. Una tappa cruciale in un’indagine che ha segnato profondamente l’opinione pubblica e la storia giudiziaria italiana.
Il “sindaco pescatore” è diventato nel tempo simbolo della buona politica, della legalità e del coraggio in territori difficili. La sua uccisione ha generato sgomento, ma anche una mobilitazione civile che non si è mai spenta.
Oggi, con l’avvio dell’udienza preliminare, il caso si avvia finalmente verso una possibile verità giudiziaria. Ma restano ancora due nodi da sciogliere chi è l’esecutore materiale del delitto e qual è l’effettiva rete criminale coinvolta nel traffico che Vassallo avrebbe voluto denunciare.










