A 15 anni dall’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, l’inchiesta ha finalmente un volto, anzi cinque. Sono cinque gli imputati al centro dell’udienza preliminare aperta al Tribunale di Salerno, accusati a vario titolo di concorso in omicidio con metodo mafioso, traffico di droga e depistaggio.
Ma chi sono queste persone? Quali legami hanno con la criminalità e con la rete che avrebbe spinto a eliminare un sindaco diventato scomodo per il suo impegno a favore della legalità?
Fabio Cagnazzo: il colonnello con l’ombra del depistaggio
Il nome più pesante è quello del colonnello Fabio Cagnazzo, all’epoca dei fatti in servizio nei Carabinieri. È accusato non solo di concorso in omicidio mafioso, ma anche di aver orchestrato un poderoso depistaggio per nascondere la verità. Secondo gli inquirenti, Cagnazzo avrebbe coperto i veri mandanti e fornito indicazioni errate agli investigatori, indirizzando le indagini su piste infondate, tra cui quella che coinvolse per anni Bruno Humberto Damiani, poi completamente scagionato.
La figura di Cagnazzo è centrale: un uomo delle istituzioni che avrebbe usato il suo ruolo per proteggere interessi criminali e bloccare l’azione di verità e giustizia. La sua posizione resta una delle più controverse e delicate del procedimento.
Lazzaro Cioffi: il brigadiere “ombra” legato ai clan
Un altro ex appartenente all’Arma dei Carabinieri è Lazzaro Cioffi, brigadiere in servizio nel periodo in cui Vassallo fu ucciso. Le accuse nei suoi confronti sono gravi: concorso in omicidio con metodo mafioso. Cioffi, già coinvolto in altre indagini legate al traffico di droga e alla corruzione, è ritenuto vicino ad ambienti criminali della Campania e, in particolare, a soggetti implicati nel traffico di stupefacenti nella zona del Cilento.
Il suo ruolo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello di agevolare la rete di copertura che ha protetto i veri killer del sindaco pescatore, contribuendo attivamente al silenzio calato per anni sul caso.
Giuseppe Cipriano: l’imprenditore al centro delle relazioni opache
Giuseppe Cipriano, imprenditore di Scafati, rappresenta il volto “civile” dell’intreccio criminale ipotizzato dalla Procura. Anche per lui l’accusa è concorso in omicidio mafioso. Cipriano è considerato un facilitatore, una figura di collegamento tra il mondo degli affari e quello dei clan, con un ruolo cruciale nella gestione economica e logistica di attività illecite legate alla droga.
La sua vicinanza ad ambienti criminali e il sospetto che potesse essere tra i destinatari delle minacce (o delle indagini) da parte di Vassallo hanno portato gli inquirenti a includerlo nella cerchia dei sospettati principali.
Romolo Ridosso: il collaboratore di giustizia che ha riaperto il caso
Ex esponente di spicco del clan Loreto-Ridosso, Romolo Ridosso è diventato collaboratore di giustizia. Proprio dalle sue dichiarazioni, rese negli ultimi anni, sono scaturite nuove piste investigative che hanno portato agli arresti di novembre 2024. Anche lui è accusato di concorso in omicidio con metodo mafioso, avendo fornito elementi che riconducono il delitto a interessi legati al traffico di droga nel Cilento.
Il suo ruolo nella nuova fase dell’inchiesta è duplice: da un lato presunto complice, dall’altro chiave di accesso a una verità rimasta troppo a lungo sepolta.
Giovanni Cafiero: il trafficante legato al clan Cesarano
Infine, c’è Giovanni Cafiero, accusato di traffico di droga. Collegato secondo le indagini al clan Cesarano, Cafiero è considerato un attore importante nel sistema criminale che operava nel territorio. La sua figura non è direttamente legata all’omicidio, ma al contesto che avrebbe spinto a uccidere il sindaco: un traffico di droga di vaste proporzioni che Vassallo stava per denunciare.
Secondo la DDA di Salerno, la rete del narcotraffico nel Cilento era ben radicata e protetta da coperture istituzionali. Cafiero ne sarebbe stato uno degli ingranaggi principali.
Un processo storico
Il procedimento in corso non è solo un processo per omicidio: è una resa dei conti con un sistema che ha fallito nel proteggere un uomo dello Stato come Angelo Vassallo. La partecipazione dello Stato come parte civile, così come quella della Regione, della Fondazione Vassallo, dell’ANCI e di numerose associazioni, testimonia la portata simbolica e istituzionale del caso.
La prossima udienza è fissata per il 17 ottobre 2025, giorno in cui il GUP Giovanni Rossi deciderà se rinviare a giudizio gli imputati e quali parti civili ammettere al processo.
La speranza di giustizia, dopo 14 anni di attese, resta viva. E i riflettori su questi cinque nomi sono oggi più accesi che mai.










