Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi continua a muoversi in equilibrio instabile tra le sue simpatie politiche e il timore di scontentare l’opinione pubblica. L’ultimo episodio riguarda il patrocinio concesso – e poi ritirato – all’iniziativa “Falafel e democrazia – Il Mediterraneo si incontra a Napoli”, in programma il 14 settembre al Museo e Real Bosco di Capodimonte.
L’evento, promosso dalla Fondazione Rut e dalla Fondazione Piero Fassino, prevedeva tra i relatori l’ex premier israeliano Ehud Olmert, figura controversa per il suo ruolo nell’operazione “Piombo Fuso” del 2008-2009, che causò centinaia di vittime civili a Gaza. Accanto a lui, nomi di rilievo della politica e della cultura italiana come Maurizio De Giovanni, Stefania Craxi, Claudio Cerasa e Piero Fassino.
Manfredi inizialmente non aveva esitato a concedere il sigillo istituzionale del Comune a un incontro che, almeno nelle intenzioni, voleva essere un ponte tra culture e Mediterraneo. Un gesto in linea con l’atteggiamento del sindaco, da sempre considerato vicino a posizioni filoisraeliane e pronto a coltivare relazioni internazionali con Tel Aviv.
Ma, come spesso accade, è bastato il vento della protesta per far cambiare rotta a Palazzo San Giacomo. La mobilitazione di associazioni, movimenti e capigruppo di maggioranza ha evidenziato la contraddizione di un Comune che, da un lato, dice di difendere i diritti dei popoli, dall’altro avalla la presenza di un ex leader israeliano macchiato da responsabilità pesanti in Medio Oriente. Così, nel giro di poche ore, Manfredi ha fatto marcia indietro, revocando il patrocinio con la giustificazione di “evitare confusioni sulla posizione dell’Amministrazione comunale”.
Un dietrofront che ricorda da vicino altri casi recenti, come quello legato alla vicenda di Nives Monda, dove il sindaco, di fronte al rischio di perdere consensi e di inimicarsi una parte dell’opinione pubblica, ha preferito piegarsi piuttosto che difendere coerentemente le proprie scelte.
In sostanza, Manfredi sembra ripetere lo stesso schema: prima mostrare le proprie inclinazioni politiche, poi correre ai ripari quando l’opinione pubblica si ribella. Una strategia che, se da un lato gli consente di limitare i danni immediati, dall’altro mette in luce la mancanza di una linea chiara e coraggiosa su temi di rilievo internazionale come il conflitto israelo-palestinese.
La vicenda del patrocinio a “Falafel e democrazia” lascia quindi un dubbio irrisolto: Manfredi è davvero convinto delle sue posizioni o semplicemente orienta le proprie scelte in base al calcolo politico del momento?











