L’8 ottobre a Scampia la marcia “Napoli Città Anticamorra”. Ci sarà anche la famiglia di Lorenzo Spasiano, il 21enne ucciso a Miano il 23 giugno. Una presenza per trasformare il dolore in una richiesta pubblica di verità e giustizia
Ci sarà anche la famiglia di Lorenzo Spasiano alla marcia “Napoli Città Anticamorra”, promossa dal Comune di Napoli per giovedì 8 ottobre. Una presenza che assume un significato particolare perché arriva a poco più di tre mesi dall’omicidio del 21enne, ucciso con un colpo di pistola davanti alla sua abitazione di via Caprera, nel quartiere Miano.
La manifestazione, istituita nel 2024, partirà alle 10 da Largo della Cittadinanza Attiva, a Scampia, per raggiungere piazza Giovanni Paolo II. Il programma prevede un momento di riflessione e condivisione dedicato alla legalità, alla cittadinanza attiva, alla giustizia sociale e al contrasto della criminalità.
Per gli Spasiano, però, non sarà soltanto una manifestazione istituzionale, sarà anche l’occasione per tornare a chiedere verità e giustizia per Lorenzo.
Lorenzo, un ragazzo che lavorava e si allenava
Lorenzo Spasiano aveva 21 anni. Era incensurato, lavorava come operaio edile e aveva una forte passione per la boxe e il calcetto. Viveva con la famiglia a Miano e non aveva legami con la criminalità organizzata.
Nella notte tra il 22 e il 23 giugno la sua vita è stata spezzata a pochi metri da casa. Lorenzo stava rincasando quando avrebbe ricevuto un messaggio da una persona che lo invitava ad uscire. Il 21enne è stato raggiunto da uno sparo esploso da distanza ravvicinata. Il proiettile lo ha colpito al torace e ha raggiunto il cuore.
A trovare il ragazzo a terra fu la madre, accorsa dopo aver sentito gli spari e le urla. Lorenzo venne trasportato d’urgenza al Cardarelli, ma morì poco dopo il ricovero.
Un omicidio che ha sconvolto non soltanto la famiglia, ma un intero quartiere.
La pista della lite al calcetto
Fin dalle prime ore delle indagini, coordinate dalla Procura e dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, gli investigatori hanno preso in considerazione la possibile relazione tra l’omicidio e una lite avvenuta alcuni mesi prima durante una partita di calcetto, seppure quella pista non abbia portato a un esito concreto.
Secondo quanto emerso nelle indagini, a marzo Lorenzo avrebbe avuto uno scontro con un ragazzo minorenne. Alla lite avrebbero fatto seguito altri episodi di tensione e, secondo gli investigatori, possibili minacce attraverso le chat. Carabinieri e Procura hanno acquisito immagini degli impianti di videosorveglianza della zona e informazioni testimoniali per ricostruire quanto accaduto, ma a tre mesi di distanza da quello sparo che ha spento la vita di Lorenzo, le indagini brancolano ancora nel buio.
È proprio questo uno dei punti che rende ancora più forte la richiesta della famiglia: conoscere la verità su chi ha ucciso Lorenzo e perché.
«Vogliamo giustizia per Lorenzo»
All’indomani della tragedia, i fratelli di Lorenzo avevano lanciato un appello pubblico chiedendo giustizia e certezza della pena.
Francesco Spasiano aveva mostrato gli attrezzi da lavoro del fratello, raccontando la sua quotidianità da operaio e rivolgendosi soprattutto ai giovani: scendere in piazza, non soltanto per il calcio, ma per il futuro delle nuove generazioni.
Una richiesta che oggi trova un nuovo spazio nella marcia “Napoli Città Anticamorra”, perché il nome di Lorenzo confluisce in una giornata nata per riaffermare che la cultura criminale non può diventare una regola alternativa, che la violenza non può essere considerata una modalità ordinaria di risoluzione dei conflitti e che le comunità devono tornare ad avere un ruolo.
L’8 ottobre, Lorenzo camminerà con loro
La marcia di Scampia nasce per affermare legalità, antimafia sociale, giustizia e partecipazione democratica. La famiglia Spasiano vi porterà però una richiesta concreta: che l’omicidio di Lorenzo non venga archiviato dal tempo prima ancora di essere chiarito dalla giustizia.
Non sarà soltanto una famiglia che sfila per ricordare un figlio, un fratello, un ragazzo di 21 anni.
Sarà una famiglia che chiede che la parola anticamorra non resti uno slogan e che la ricerca della verità diventi parte della risposta della città, perché Lorenzo non è soltanto il nome di un ragazzo ucciso a Miano.
È una domanda ancora aperta e che rivendica una risposta: chi lo ha ucciso e perché?









