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Omicidio Lorenzo Spasiano: così il 21enne sarebbe stato attirato nella trappola mortale

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
26 Giugno, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Omicidio Lorenzo Spasiano: così il 21enne sarebbe stato attirato nella trappola mortale
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Una telefonata nel cuore della notte. Sul display del cellulare compare il nome di una persona conosciuta, qualcuno di cui Lorenzo Spasiano si fidava. L’invito è semplice: scendere per pochi minuti. Lui esce di casa senza immaginare che quella chiamata rappresenta l’ultimo tassello di un piano studiato nei dettagli.

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Pochi istanti dopo la mezzanotte il silenzio di via Caprera, nel quartiere Miano, viene spezzato da un unico colpo di pistola. Il proiettile raggiunge il ventunenne al petto. Prima di crollare sull’asfalto riesce soltanto a gridare, invocando la madre. Trasportato d’urgenza all’ospedale Cardarelli, morirà poco dopo.

A distanza di pochi giorni dal delitto, l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Enrica Parascandolo, sotto la supervisione del procuratore aggiunto Sergio Amato, si concentra sempre più sulla convinzione che Lorenzo non sia stato ucciso al termine di una lite improvvisa, ma attirato deliberatamente in una trappola da persone che conosceva.

La telefonata-esca e il cellulare scomparso

Uno degli elementi ritenuti più significativi dagli investigatori riguarda il telefono cellulare della vittima.

A renderlo noto sono stati gli stessi familiari di Lorenzo, che hanno spiegato come lo smartphone del ragazzo sia sparito subito dopo l’omicidio. Un particolare che, se confermato dalle indagini, potrebbe rappresentare un tassello decisivo.

L’ipotesi investigativa è che chi ha organizzato l’agguato abbia portato via il telefono per eliminare ogni traccia della chiamata ricevuta pochi minuti prima dell’esecuzione. L’obiettivo sarebbe stato quello di cancellare i contatti, impedire l’immediata individuazione dell’interlocutore e proteggere chi avrebbe attirato Lorenzo fuori dall’abitazione.

Gli investigatori stanno ricostruendo il traffico telefonico attraverso i tabulati e gli accertamenti tecnici sui dispositivi collegati alle celle telefoniche della zona. Non si esclude che la telefonata possa essere partita da una SIM intestata a un prestanome o da un’utenza utilizzata esclusivamente per preparare l’agguato.

Non un killer solitario, ma un gruppo organizzato

Proprio la sparizione del cellulare rafforza una convinzione investigativa: dietro il delitto non ci sarebbe un solo esecutore.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli ritengono plausibile che abbiano agito più persone, ciascuna con un ruolo preciso: chi ha convinto Lorenzo a uscire, chi ha materialmente esploso il colpo e chi si è occupato della fuga e dell’eliminazione delle prove.

Un’azione che, per modalità e tempistiche, appare tutt’altro che improvvisata.

Il mistero della fuga senza rumore

Anche le modalità con cui gli assassini hanno lasciato la scena del crimine sono al centro degli accertamenti.

Via Caprera è circondata da grandi palazzi popolari e, nonostante fosse una calda notte estiva con molte finestre aperte, nessuno avrebbe sentito il rumore di scooter o automobili in fuga.

Questo dettaglio induce gli investigatori a ritenere che il commando possa essersi mosso a piedi, sfruttando il dedalo di vicoli e cortili che caratterizza quella parte del quartiere Miano.

Una fuga silenziosa che farebbe pensare a persone perfettamente a conoscenza del territorio, in grado di scegliere il percorso più rapido senza attirare l’attenzione.

Il sedicenne finito sotto la lente degli investigatori

Tra le piste investigative emerge quella che porta a un ragazzo di appena sedici anni.

Gli inquirenti stanno verificando il suo possibile coinvolgimento, pur senza attribuirgli, allo stato, responsabilità accertate. Il giovane appartiene a una famiglia già nota alle forze dell’ordine: è figlio di una persona ritenuta vicina al narcotraffico e nipote di un killer storicamente legato al clan Lo Russo, i cosiddetti “Capitoni”, organizzazione che per anni ha esercitato un forte controllo criminale su Miano.

Per verificare i suoi movimenti, i Carabinieri stanno analizzando le immagini registrate da alcune telecamere di videosorveglianza installate all’esterno di un bar della zona.

Tutto sarebbe iniziato durante una partita di calcetto

Secondo la ricostruzione investigativa, il possibile movente affonderebbe le radici in un episodio apparentemente banale.

Il 30 marzo scorso, durante una partita di calcetto organizzata nel quartiere, Lorenzo avrebbe avuto un violento litigio proprio con il sedicenne finito sotto osservazione.

Dalle parole si sarebbe passati agli spintoni e alla colluttazione.

Un episodio che molti avevano liquidato come una semplice lite tra ragazzi ma che, con il passare dei mesi, avrebbe assunto contorni sempre più preoccupanti.

Sui social network circolerebbe anche un video girato durante quella partita, oggi acquisito dagli investigatori per ricostruire il clima di tensione che si respirava già allora.

L’aggressione e l’escalation

Dopo quella lite, secondo alcune testimonianze raccolte dagli investigatori, Lorenzo sarebbe stato vittima di una prima aggressione.

In quell’occasione sarebbe stato anche investito da un veicolo durante una spedizione punitiva, episodio che avrebbe ulteriormente alimentato il clima di intimidazione.

La tensione si sarebbe trasferita anche sui social, dove il giovane aveva iniziato a pubblicare contenuti dai toni sempre più duri, utilizzando frequentemente il termine “guerra”.

Messaggi che oggi vengono riletti dagli investigatori come possibili segnali di un conflitto ormai aperto.

Un ragazzo estraneo alla criminalità

Chi conosceva Lorenzo Spasiano continua però a descriverlo come un ragazzo completamente diverso dall’immagine che potrebbe emergere osservando soltanto gli ultimi mesi della sua vita.

Lavorava come carpentiere nei cantieri edili, praticava sport, aveva una fidanzata e conduceva una vita considerata normale.

Non risultano precedenti penali né collegamenti diretti con organizzazioni camorristiche.

Ed è proprio questo aspetto che rende il delitto ancora più complesso da interpretare.

Gli investigatori ritengono infatti che Lorenzo possa essere rimasto intrappolato in dinamiche di violenza nate all’interno di un quartiere dove la quotidianità di tanti giovani onesti convive con la presenza di famiglie legate alla criminalità organizzata.

La figura del “traditore”

Se la ricostruzione investigativa dovesse trovare conferma, il ruolo centrale nella vicenda non sarebbe soltanto quello del killer.

Determinante sarebbe stato soprattutto chi ha convinto Lorenzo a uscire di casa.

Nella storia della criminalità organizzata napoletana il cosiddetto “basista” rappresenta spesso l’elemento decisivo di un agguato: una persona ritenuta affidabile dalla vittima che, sfruttando un rapporto di conoscenza o amicizia, la conduce inconsapevolmente nel luogo dell’esecuzione.

È questo il profilo sul quale gli investigatori stanno concentrando gli sforzi maggiori.

Perché, prima ancora dell’assassino che ha premuto il grilletto, qualcuno avrebbe tradito la fiducia di Lorenzo Spasiano, consegnandolo alla morte con una semplice telefonata.

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