Il feretro della 45enne è arrivato nella chiesa Maria Regina. Il padre Franco ha baciato la bara, la madre Antonietta ha stretto a sé l’orsacchiotto dell’infanzia della figlia. Oggi i funerali, con il lutto cittadino
Una bara bianca. Un padre che si china e la bacia tra le lacrime, una madre che stringe al petto un piccolo orsacchiotto appartenuto alla figlia fin da bambina.
È iniziato così, questa mattina a Squinzano, l’ultimo saluto a Lorena Isceri, la 45enne originaria del Salento uccisa dall’ex compagno Federico Vella nell’ennesimo femminicidio che ha sconvolto l’Italia.
Il feretro è arrivato intorno alle 10 davanti alla chiesa Maria Regina, la parrocchia della famiglia Isceri, il luogo dove Lorena era stata battezzata. Ad attenderlo c’erano i genitori, Franco e Antonietta, i familiari e gli amici.
Per qualche ora, la chiesa è rimasta uno spazio di raccoglimento privato. La camera ardente è stata inizialmente chiusa alla stampa e alle persone presenti all’esterno, per consentire alla famiglia di vivere nel silenzio i primi momenti dell’ultimo addio.
Il dolore di una madre e di un padre
Sono stati quei due gesti, semplici e devastanti, a raccontare più di qualsiasi parola il dolore della famiglia.
Franco si è avvicinato alla bara e l’ha baciata. Antonietta ha stretto tra le braccia l’orsacchiotto bianco che apparteneva a Lorena da quando era bambina.
Un oggetto dell’infanzia diventato, oggi, uno dei pochi legami tangibili con una figlia che non c’è più.
Attorno, il silenzio dei parenti più stretti. Fuori dalla chiesa, la comunità di Squinzano pronta a stringersi intorno alla famiglia.
Squinzano si ferma per Lorena
I funerali sono in programma alle 17 nella chiesa Maria Regina, in via Risorgimento. Per consentire alla cittadinanza di partecipare, il Comune ha predisposto un maxi schermo sul piazzale della chiesa.
Gli amici hanno inoltre preparato due grandi gigantografie con il volto di Lorena, una all’esterno e una all’interno della chiesa.
Per la giornata di oggi è stato proclamato il lutto cittadino: le bandiere sul palazzo comunale sono esposte a mezz’asta e durante le esequie è prevista la sospensione delle attività commerciali.
La città ha scelto inoltre di mantenere vivo il ricordo di Lorena per tutto il mese di settembre: il Palazzo dell’Orologio e Villa Cleopazzo saranno illuminati di rosso nelle ore serali, mentre le scuole sono state invitate a promuovere momenti di riflessione sulla violenza contro le donne.
Due città unite nel ricordo
Lorena era nata a Squinzano 45 anni fa e tornava nel Salento per trascorrere periodi di vacanza. Prima di rientrare a Firenze, dove viveva e lavorava, aveva trascorso alcuni giorni in Puglia, anche a Casalabate.
Oggi sono due le città che la ricordano.
A Squinzano la comunità si raccoglie attorno alla sua famiglia per l’ultimo saluto. A Firenze, dove Lorena aveva costruito la sua vita, è stata organizzata l’iniziativa “Insieme per Lorena Isceri”, promossa dalla sindaca Sara Funaro.
E venerdì Squinzano tornerà a scendere in strada per una fiaccolata contro la violenza sulle donne, trasformando il dolore in un momento pubblico di memoria e denuncia.
La richiesta della famiglia: «Non dimenticatela»
La tragedia di Lorena ha riaperto anche il dibattito sulla violenza nelle relazioni e sulla necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e protezione.
Il padre Franco, nei giorni scorsi, aveva rivolto un appello alle istituzioni chiedendo un impegno concreto perché quanto accaduto alla figlia non si ripeta. La famiglia ha raccontato agli investigatori anche delle condotte sempre più pressanti dell’ex compagno, mentre Lorena aveva deciso di interrompere la relazione.
Oggi, davanti a quella bara bianca, Squinzano si stringe intorno a una famiglia privata della propria figlia.
E mentre Lorena viene accompagnata nel suo ultimo viaggio, resta una richiesta semplice e terribile: non dimenticatela.











