I primi riscontri dell’autopsia confermano il drammatico sospetto: Lorena Isceri era ancora viva quando Federico Vella l’ha scaraventata dal viadotto dell’A1, a Barberino del Mugello. La relazione medico-legale definitiva arriverà entro 90 giorni. Intanto gli investigatori cercano di ricostruire le ultime ore della 45enne e verificano l’ipotesi della premeditazione.
Lorena Isceri era viva quando è stata gettata nel vuoto.
È questo il dato più drammatico che emerge dagli ultimi accertamenti sul femminicidio della 45enne, uccisa il 3 settembre dall’ex compagno Federico Vella sul viadotto dell’A1, nel territorio di Barberino del Mugello.
I primi riscontri dell’esame esterno e della Tac eseguiti nell’ambito dell’autopsia indicano infatti che la donna non sarebbe morta prima della caduta, ma proprio in conseguenza delle lesioni riportate dopo essere stata scaraventata dal viadotto. A stabilirlo definitivamente sarà la relazione della medico legale Beatrice Defraia, nominata dalla Procura di Firenze, che dovrà essere consegnata entro 90 giorni.
Un particolare che rende ancora più atroce una vicenda già segnata da una lunga sequenza di violenza e paura.
La telefonata dal bagagliaio: «Mi ha rapita, vuole uccidermi»
La ricostruzione degli investigatori ha accertato che Lorena sarebbe stata aggredita nei pressi della sua abitazione e costretta a entrare nel bagagliaio dell’auto dell’ex compagno.
Durante il tragitto, però, la donna è riuscita a liberarsi parzialmente e a utilizzare il telefono, ha effettuato più chiamate: alla madre, a una persona di sua fiducia e infine al 112, è stata proprio quella telefonata a far scattare la macchina dei soccorsi.
Lorena avrebbe detto chiaramente di essere stata rapita e di temere per la propria vita: «Federico mi ha rapita, vuole uccidermi».
La telefonata con la centrale della Questura sarebbe durata circa venti minuti. Gli operatori hanno cercato di localizzare il cellulare e di individuare l’auto sulla quale la donna era stata sequestrata, ma quando le forze dell’ordine sono riuscite ad arrivare nella zona del viadotto, era ormai troppo tardi.
I lividi sul corpo e l’ipotesi dell’aggressione
Un altro elemento dovrà essere chiarito dagli accertamenti medico-legali.
Sul corpo di Lorena sono stati riscontrati diversi lividi. Gli investigatori devono stabilire se siano conseguenza della caduta oppure se alcuni di quei segni siano precedenti e possano dunque essere collegati all’aggressione, al sequestro e alla permanenza della donna nel bagagliaio.
È un passaggio importante anche per ricostruire con precisione cosa sia accaduto nei minuti precedenti alla morte, pPerché Lorena non è stata semplicemente condotta sul viadotto.
Secondo quanto emerso finora, sarebbe stata prima aggredita, sequestrata e rinchiusa nel bagagliaio dell’auto, poi trasportata per diversi chilometri e infine gettata nel vuoto.
Vella aveva preparato tutto?
È una delle domande alle quali gli investigatori stanno cercando di dare una risposta.
La Procura di Firenze, coordinata dal pm Antonio Natale, sta approfondendo infatti l’ipotesi che l’omicidio possa essere stato preparato in anticipo.
Al vaglio degli investigatori ci sarebbero anche alcuni movimenti di Vella nei giorni precedenti al delitto. L’uomo sarebbe stato notato nei pressi dell’abitazione di Lorena alcuni giorni prima dell’omicidio. Una circostanza che, se confermata, potrebbe assumere particolare rilievo nella ricostruzione della dinamica e dell’eventuale premeditazione.
Gli investigatori stanno inoltre esaminando telefoni e altri elementi utili a ricostruire i movimenti dell’uomo e le sue comunicazioni prima del femminicidio.
Il precedente incontro con lo psichiatra
Nel frattempo è emerso anche un altro particolare.
Pochi giorni prima del delitto, Federico Vella avrebbe incontrato lo psichiatra che lo aveva in cura.
Il professionista, ascoltato dal Gr Toscana, avrebbe riferito di averlo visto relativamente tranquillo e di non aver colto segnali che facessero presagire un gesto violento. «Sono rimasto sconvolto», avrebbe detto il medico, escludendo di aver considerato Vella una persona violenta.
Un elemento che oggi viene inevitabilmente letto alla luce di quanto accaduto, ma che dovrà essere valutato nel quadro complessivo delle indagini.
Dopo Lorena, il suicidio
Dopo aver gettato Lorena dal viadotto, Vella si è tolto la vita lanciandosi a sua volta nel vuoto.
Per circa quaranta minuti le forze dell’ordine avrebbero tentato di convincerlo a non compiere il gesto estremo, ma ogni tentativo è stato inutile.
Prima di morire, inoltre, l’uomo avrebbe inviato un messaggio alla madre di Lorena: «Tua figlia è morta».
Una frase che aggiunge un ulteriore elemento di brutalità a una tragedia consumata in pochi minuti.
Il dolore della famiglia
A Squinzano, nel Salento, dove Lorena aveva le sue radici, la comunità si prepara a darle l’ultimo saluto.
Il padre ha affidato il proprio dolore a un messaggio nel quale ha ricordato la figlia e puntato il dito contro l’uomo che le ha tolto la vita. Intanto, nella serata del 7 settembre, una manifestazione spontanea si è svolta a Casalabate davanti alla casa estiva della famiglia.
Restano ora gli interrogativi che soltanto gli accertamenti potranno chiarire, le risposte arriveranno dalle indagini e dalla relazione medico-legale definitiva.











